Pillole quotidiane

Per le vacanze di Pasqua riapre Cinecittà World

cinecitta world 1 Con l’apertura ufficiale di giovedì 24 marzo inizia la nuova stagione di Cinecittà World, il Parco del Cinema di Roma. Diverse le novità che vengono annunciate per rendere l’esperienza dei visitatori unica ed indimenticabile. A partire dal cartellone degli spettacoli, completamente rinnovato, che offrirà al pubblico show divertenti, inediti e coinvolgenti, che avranno come filo conduttore, oltre al cinema, l’illusione e la magia.

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La leggenda di Jack O’Lantern

Un fabbro irlandese di nome Jack, ubriacone e taccagno, incontrò, la notte di Halloween, il Diavolo in un pub. Stava per cadere nelle sue mani, quando riuscì ad imbrogliarlo facendogli credere che gli avrebbe venduto la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Il Diavolo, così, si trasformò in una monetina da sei pence per pagare l’oste e Jack fu abbastanza veloce da riuscire ad intascarsela. Poiché, poi, possedeva anche una croce d’argento, il Diavolo non riuscì più a tornare alla sua forma originaria. Jack, allora, stipulò un nuovo patto col Diavolo, e cioè che lo avrebbe lasciato andare purché questi, per almeno 10 anni, non tornasse a reclamare la sua anima. Il Diavolo accettò.

Dieci anni dopo, Jack e il Diavolo si incontrarono di nuovo e Jack, sempre con uno stratagemma, riuscì a sottrarsi al potere del principe delle tenebre e a fargli promettere che non lo avrebbe cercato mai più.
Il Diavolo, che si trovava in una situazione difficile, non poté far altro che accettare.

Quando Jack morì, a causa della sua vita dissoluta, non fu ammesso al Regno dei Cieli e fu costretto a bussare alle Porte dell’Inferno; il Diavolo, però, che aveva promesso che non lo avrebbe cercato, lo rispedì indietro tirandogli addosso un tizzone ardente. Jack se ne servì per ritrovare la strada giusta e, affinché non si spegnesse col vento, lo mise sotto una rapa che stava mangiando.

Da allora Jack vaga con il suo lumino in attesa del giorno del Giudizio (da qui il nome JACK O’ LANTERN, Jack e la sua Lanterna) ed è il simbolo delle anime dannate ed errabonde.

Quando gli Irlandesi, in seguito alla carestia del 1845, abbandonarono il loro paese e si diressero in America, portarono con sé questa leggenda e, poiché le rape non sono in America così diffuse come in Irlanda, le sostituirono con le più comuni zucche.

Da allora, la zucca intagliata con la faccia del vecchio fabbro e il lumino all’interno, è forse il simbolo più famoso di Halloween.

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Dolci di autunno : Torta al melograno

Questo è un dolce buono ed originale, come noto questo frutto e’ simbolo di prosperità è successo, inoltre è ricco di vitamina A e B.
La torta al melograno è semplice e potete farla a vostro piacimento ,a forma di ciambella o di torta vera e propria, scegliete voi quale preferite!!!
E utilizzate i Chicchi di questo frutto come decorazione.

Ingredienti:
150 gr di zucchero
200 gr farina
100 gr farina di farro
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
75 ml olio di semi
2 vasetti di yogurt bianco
2 melograno
2 uova

 

In una ciotola montate le uova e lo zucchero ,
con la frusta sono ad ottenere un composto spumoso , unite l’olio e mescolate bene il tutto.
Aggiungete lo yogurt e il sale,poi incorporate le 2 farine con il lievito.
Mescolate bene e se occorre aggiungete un po’di latte .

Prendete il melograno,sgranateli tutti e due,prendetevi Chicchi di uno e frullateli nel mixer,filtrate il succo e versatelo nel composto.

Aggiungete una manciata di chicchi interi e mescolate bene.

Prendete una teglia,imburratela e infarinatela, versate il composto in modo da coprire tutta la superficie in maniera uniforme e cuocete a 180 gradi per 30 minuti.

Verificate la cottura della torta con uno stuzzicadenti,se è asciutto la torta e’pronta.

Spargete infine i chicchi rimasti intorno la torta come decorazione e servite.

Buon appetito !!!!

 

 

(a cura di Erika Sciommeri )

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Successo de “Lo Zico” al Palio di Sant’Agapito 2015

Corsa coi sacchi, gara con la conca, tiro alla fune, (mini)giostra della scifa  e tiro con l’arco sono i giochi del “palietto” in cui, ieri pomeriggio sfidando il maltempo, si sono sfidati i bambini delle quattro Porte di Palestrina nella giornata di apertura del Palio di Sant’Agapito. Il cosiddetto palio de “Lo Zico” è stato introdotto

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A PALESTRINA TORNA LO STORICO PALIO DI S.AGAPITO

Inizia domenica, con l’attesa novità del Palio de Lo Zico (una versione del palio riservata ai bambini), e prosegue fino a mercoledì 19 agosto l’edizione 2015 del Palio di Sant’Agapito, la manifestazione che – in occasione delle celebrazioni del Santo Patrono – riporta in città ambientazioni e clima della Preneste di un tempo. Distribuiti nell’arco di tre giorni (con proclamazione del vincitore nella giornata del 19 anziché del 18), tornano i giochi (palla, tiro alla fune, corsa con la conca, gara del fuso, tiro con l’arco e l’avvincente giostra della scifa) che vedranno le Quattro Porte della città contendersi il Palio (ovvero lo stendardo con

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L’acqua,patrimonio inestimabile ma purtroppo non inesauribile.

In occasione della Giornata mondiale dell’Acqua, Pilloledizucchero presenta una nuova pagina dedicata all’ambiente che andra’ ad arricchire le proposte che offre ai suoi lettori.
Notizie,approfondimenti,consigli,eventi per un mondo più sostenibile, a misura di bambino e dell’adulto siamo domani.

A cura di Tina Fratticci
Esperta di educazione ambientale.

Qualità della Vita e Sviluppo Sostenibile

Il numero degli esseri umani che vivono sulla Terra è in continua crescita.
Ormai siamo oltre 6 miliardi di persone, cioè quattro volte di più di un secolo fa.
Con il costante aumento della popolazione mondiale è aumentata di molto anche la capacità dell’uomo di alterare e distruggere ambienti naturali e specie viventi a causa delle sue sempre maggiori necessità (ottenere nuovi spazi abitabili, materie prime abbondanti,ecc).
In questo contesto, sempre più si sente parlare di qualità della vita.
Ma di che cosa si tratta esattamente?
Il concetto di qualità della vita si riferisce al benessere di una collettività. A questo benessere contribuiscono elementi diversi come la ricchezza della popolazione, la qualità dell’ambiente dove essa vive, la disponibilità di servizi pubblici, la quantità di tempo libero durante la settimana e molti altri ancora.
Qualità della vita, in pratica, significa poter vivere e lavorare in un mondo in cui, soddisfatti i bisogni e i diritti primari, le risorse vengano utilizzate con intelligenza e lungimiranza, nel rispetto dell’ambiente e della società.
Proprio ieri ricorreva la Giornata Mondiale dell’Acqua, promossa dalle Nazioni Unite, papa Francesco ha detto all’Angelus che «l’acqua è l’elemento più essenziale per la vita, e dalla nostra capacità di custodirlo e di condividerlo dipende il futuro dell’umanità». «Incoraggio pertanto la Comunità internazionale a vigilare affinchè le acque del pianeta siano adeguatamente protette e nessuno sia escluso o discriminato nell’uso di questo bene, che è un bene comune per eccellenza», ha aggiunto. «Con san Francesco d’Assisi diciamo: ‘Laudato sì, mì Signore, per sora aqua, / la quale è molto utile et humile et pretiosa et castà (Cantico di frate Sole)».
L’acqua è un tesoro che non deve essere sperperato
Come sai, l’acqua è un bene prezioso,
del quale non si può fare a meno.
Per attingerla e farla arrivare nelle case sono necessarie opere costose e delicate: prima di uscire dal rubinetto, deve essere pompata, controllata e canalizzata.

Le riserve d’acqua non sono infinite e vanno tutelate anche per le generazioni future, come ci insegnano le regole dello sviluppo sostenibile. Perciò nessuno deve sprecarla o inquinarla.
Acqua da Bere. Scegli quella del Rubinetto! Hai mai provato a pensare a quante volte hai gettato le bottiglie di plastica vuote? acqua, bibite, succhi di frutta… Una gran montagna di rifiuti! L’acqua che scende dal tuo rubinetto è controllata meticolosamente ed è buona da bere, ogni giorno! Scegliendo di bere l’acqua del tuo rubinetto, eviterai di gettare una gran quantità di bottiglie di plastica, circa 25 kg in un anno! Inoltre una famiglia che sceglie di bere acqua potrà risparmiare ogni anno circa 300 Euro contribuendo, inoltre, alla diminuzione dell’inquinamento provocato dal trasporto delle confezioni per chilometri e chilometri, aspetto che incide negativamente sulla qualità dell’aria che respiriamo

È stato calcolato che chi abita in città, in media, consuma all’incirca 350 litri d’acqua al giorno per bere, lavarsi, cucinare, tenere puliti i vestiti e la casa, ecc.
La parte più consistente viene impiegata per gli sciacquoni del bagno, le macchine pulitrici, il giardinaggio o persa per scarsa attenzione.
Di questa grande quantità d’acqua, quanta viene realmente utilizzata e quanta, invece, viene persa per incuria?

I 350 litri al giorno di cui stiamo parlando sono tanti, forse troppi. Sicuramente ci sono degli sprechi che ciascuno di noi, nella vita quotidiana, può evitare, mettendo in pratica qualche minimo accorgimento, utile a garantire anche la sicurezza della propria casa.

Vediamo cosa si può fare per risolvere questo problema

1Accertare sempre di aver chiuso bene i rubinetti. Un rubinetto che gocciola può perdere fino a 10 litri d’acqua al giorno. Se a perdere è lo sciacquone del water si può arrivare addirittura a 100 litri sprecati! Per questo motivo, è bene sempre controllare l’efficienza di scarichi e guarnizioni e sostituire queste ultime periodicamente. Solo così eviteremo perdite e dispersioni, che non possiamo controllare quando non ci siamo.

2Quando si va in vacanza o si sta fuori per qualche giorno, è buona norma chiudere il rubinetto principale dell’acqua.

3Accertare di non avere perdite invisibili: basta chiudere tutti i rubinetti e controllare che il contatore non giri a vuoto.

4Durante l’inverno controllare i contatori esterni: il freddo li può danneggiare.

5Lavando l’automobile si consumano fino a 200 litri d’acqua se si usa la pompa. Al suo posto, usiamo un secchio! Risparmieremo fino a 130 litri a ogni lavaggio.

6Far funzionare la lavatrice e la lavapiatti a pieno carico significa effettuare meno lavaggi e risparmiare, in un anno, fino a 10.000 litri d’acqua.

7Frutta e verdura si possono lavare anche tenendole a mollo, anziché sotto l’acqua corrente. Inoltre, l’acqua del recipiente possiamo usarla per bagnare le piante del terrazzo o del giardino.

8Evitiamo di lasciar scorrere l’acqua del rubinetto quando ci laviamo i denti e diciamo a papà di fare lo stesso quando si rade la barba! Per un risciacquo della bocca bastano pochi sorsi. Eviteremo di sprecare inutilmente fino a 2.500 litri all’anno.

9L’applicazione ai rubinetti del “frangigetto” (che miscela l’aria con l’acqua che esce dal rubinetto) può far risparmiare fino a 6.000 litri all’anno.

10Quando bagniamo il giardino con la pompa, facciamolo nelle ore serali: ne beneficeranno le piante e i consumi. Infatti, quando tramonta il sole, l’acqua evapora più lentamente e non viene sprecata.

11Utilizziamo sempre detersivi biodegradabili.

Alla prossima puntata…..

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A S.Benedetto la rondine e sotto il tetto!

Ieri,venerdì 20 marzo, non è solo stato il giorno dell’eclissi solare ma anche il giorno dell’equinozio di primavera e tanti sono i proverbi legati ad esso e, in generale, al mese di marzo, ricchissimo di sorprese in quanto sarà caratterizzato non solo dall’inizio della primavera astronomica, ma anche dall’ “eclissi solare del secolo” e dall’arrivo dell’ora legale. Un proverbio molto noto, riferito proprio all’equinozio di primavera, dice: “Marzo marzotto/il giorno è lungo come la notte”; mentre un altro recita: “Quando cantano le botte/ il giorno è lungo come la notte” dove le “botte”, in forma dialettale, sono i rospi che, uscendo all’aperto per l’accoppiamento, più che cantare gracchiano. Sempre il rospo è il protagonista di un altro proverbio: “Quando canta il botto/ l’inverno è morto”, ossia l’inverno è finito, anche se marzo, dal punto di vita meteorologico, è davvero imprevedibile. Un detto popolare molto conosciuto, riguardante San Benedetto dice: “San Benedetto la coperta giù dal letto” oppure “San Benedetto, la rondine sotto il tetto” e se qualcuno obietta di non aver visto ancora una rondine volare, la saggezza dei proverbi popolari, pensando davvero a tutto, controbatte con: “Una rondine non fa primavera”.
Il giorno dell’equinozio di primavera il contadino poteva cambiar padrone, com’era nell’uso contrattuale: “Quando canta il ghirligò( tordo), chi ha cattivo padrone mutar lo può” , in contrapposizione al detto: “Quando canta il fringuello/ buono o cattivo si tenga quello”. Il fringuello canta in autunno, periodo durante il quale non si poteva cambiare padrone. La letteratura popolare è piena di proverbi, provenienti da tutte le regioni d’Italia, riguardanti il mese di marzo. Eccone alcuni più famosi: “Marzo pazzerello guarda il sole e prendi l’ombrello”, “Al primo tuon di marzo escon fuori tutte le serpi”. Dovendo i ritmi lavorativi nei campi, dipendere dalle condizioni metereologiche: “Quando marzo va secco, il gran fa cesto e il lin capecchio”; “Di marzo ogni villan va scalzo” o “Di marzo, chi non ha scarpe vada scalzo e chi le ha, le porti un altro po’ più in là”.
Ed ancora: “Se marzo non marzeggia, giugno non festeggia” (oppure aprile mal pensa), “Se febbraio non febbreggia, marzo campeggia” ; “Marzu, acqua e suli, carricari fa li muli”. Si diceva, inoltre: “Chi nel marzo non pota la sua vigna, perde la vendemmia”; “La nebbia di marzo non fa male ma quella di aprile toglie il pane e il vino” e “La luna marzolina fa nascere l’insalatina”. Ma i proverbi riguardanti il mese di marzo sono davvero infiniti: “Marzo ventoso, frutteto maestoso”, “Marzo molle, gran per le zolle”; “Le api sagge in marzo dormono ancora”; “Marzo o buono o rio, il bue all’erba e il cane all’ombra”; “Vento di marzo non termina presto”, “Marzo non ha un dì come l’altro” per cui “Chi ha un buon ciocchetto lo serbi a marzetto”. Vi è poi un divertente proverbio che racchiude tutti i mesi dell’anno: “Gennaio zappatore, febbraio potatore, marzo amoroso, aprile carciofaio, maggio ciliegiaio, giugno fruttaio, luglio agrestaio, agosto pescaio, settembre ficaio, ottobre mostaio, novembre vinaio, dicembre favaio”.
La magica data dell’equinozio primaverile si lega, in qualche modo, alla storia del Cristianesimo: fu il Concilio di Nicea del 325 d.C. a stabilire che la Pasqua sarebbe caduta, secondo il calendario lunare, nella prima domenica successiva alla prima luna piena che segue l’equinozio di primavera. Le fonti agiografiche di San Benedetto, fondatore del primo ordine cattolico nella storia del Cristianesimo, fanno sapere che il Santo Patrono d’Europa spirò il 21 marzo, quando la prima rondine tornava al suo nido a Montecassino, nido dell’ordine Benedettino. Eppure, nonostante il proverbio dica “San Benedetto, la rondine sotto il tetto”; nel giorno dell’equinozio di primavera di rondini non se ne vedono ancora volare nei nostri cieli, pertanto dobbiamo attendere i primi di aprile per sentire garrire i primi balestrucci nel cielo primaverile.
Resta un dubbio da chiarire: come mai vi è uno scarto di circa 10 giorni tra l’equinozio di primavera e l’arrivo delle prime rondini? Per capirci qualcosa in più, occorre tornare al 1582, quando papa Gregorio XIII decise di introdurre il calendario gregoriano. In una sola notte, il pontefice tolse 10 giorni dal calendario, passando dal 5 di ottobre al 15 dello stesso mese… decisione resa necessaria in quanto il precedente calendario giuliano, che andava accumulando un giorno di ritardo ogni 128 anni, al tempo di Gregorio XIII era già 10 giorni indietro sul corso solare. L’intervento di Gregorio XIII rimise le cose a posto ma il vecchio proverbio in rima baciata continuò ad esere tramandato oralmente di generazione in generazione.

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La leggenda di San Valentino

San Valentino viene ricordato come il protettore degli innamorati. A lui sono legate molte leggende che raccontano delle sue gesta. Ecco di seguito quelle più famose

La leggenda di San Valentino
Leggenda dell’Amore Sublime
Questa leggenda narra di un giovane centurione romano di nome Sabino che, passeggiando per una piazza di Terni, vide una bella ragazza di nome Serapia e se ne innamorò follemente.
Sabino chiese ai genitori di Serapia di poterla sposare ma ricevette un secco rifiuto: Sabino era pagano mentre la famiglia di Serapia era di religione cristiana. Per superare questo ostacolo, la bella Serapia suggerì al suo amato di andare dal loro Vescovo Valentino per avvicinarsi alla religione della sua famiglia e
ricevere il battesimo, cosa che lui fece in nome del suo amore.
Purtroppo, proprio mentre si preparavano i festeggiamenti per il battesimo di Sabino ( e per le prossime nozze), Serapia si ammalò di tisi. Valentino fu chiamato al capezzale della ragazza oramai moribonda. Sabino supplicò Valentino affinché non fosse separato dalla sua amata: la vita senza di lei sarebbe stata solo una lunga sofferenza. Valentino battezzò il giovane, ed unì i due in matrimonio e mentre levò le mani in alto per la benedizione, un sonno beatificante avvolse quei due cuori per l’eternità.

Leggenda di san valentino: l’amore sublime

Leggenda della Rosa della RiconciliazioneLeggenda di San Valentino: la rosa della riconciliazione
Un giorno San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani fidanzati che stavano litigando. Decise di andare loro incontro con in mano una magnifica rosa. Regalò la rosa ai due fidanzati e li pregò di riconciliarsi stringendo insieme il gambo della rosa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore.
Qualche tempo dopo la giovane coppia tornò da lui per invocare la benedizione del loro matrimonio.
La storia si diffuse e gli abitanti iniziarono ad andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese.
Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno del 273 San Valentino morì.

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Frappe e castagnole,divertiamoci in cucina

Quale migliore occasione del Carnevale per dilettarsi un po’ in cucina da soli o con l’aiuto dei propri figli? Ecco un elenco di alcune ricette semplici e gustose…
CASTAGNOLE
Le castagnole sono dei tipici dolci di carnevale dalla forma tondeggiante (che ricorda appunto le castagne, pur non prevedendo questo ingrediente 🙂 ). Le castagnole sono dolcetti fritti e passati poi nello zucchero un incrocio tra graffe e struffoli. 🙂
Le castagnole andrebbero mangiate bollenti, ma se non avete questa possibilità, anche fredde sono buonissime.
Se preferite potete farcire le castagnole con crema o nutella, oppure tuffarle nel cioccolato fuso invece che nello zucchero. 😉

cottura: 10 min
preparazione: 30 min
per 40 castagnole
INGREDIENTI

200 g di farina
40 g di burro
2 uova
40 g di zucchero
8 g di lievito per dolci
10 ml di anice
buccia di limone
olio di semi per friggere
zucchero semolato

PREPARAZIONE

In una terrina mettete farina e lievito setacciati e mettete al centro il resto degli ingredienti.

Impastate il tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo e morbido. Fate riposare l’impasto delle castagnole per mezz’ora in frigo.

Fate dei salsicciotti e tagliate dei pezzetti di impasto.

Passandole tra le mani come per fare delle polpette, date la tipica forma tondeggiante alle castagnole.

Friggete le castagnole in abbondante olio ben caldo, tuffandone poche alla volta per evitare che facciano troppa schiuma.

Asciugate l’olio in eccesso e passate le castagnole nello zucchero.

FRAPPE
Le frappe sono il dolce più caratteristico del Carnevale. Avrete sicuramente assaggiato quelle di pasticceria ma provate a farle voi in casa e sentirete la differenza nel gusto delicato della pasta e il leggero aroma del limone. Accanto alle frappe ovviamente vanno preparate le castagnole, altrimenti che Carnevale è?

Ingredienti
200 g farina40 g burro o strutto2 uova1 cucchiaio abbondante di zucchero1 limone olio di arachide zucchero a velo sale
Tempo Preparazione:
25 MinutiTempo Cottura:
3 MinutiTempo Riposo:
30 MinutiDifficolta’:
FacileCosto:
Basso
Le frappe sono il dolce più caratteristico del Carnevale. Avrete sicuramente assaggiato quelle di pasticceria ma provate a farle voi in casa e sentirete la differenza nel gusto delicato della pasta e il leggero aroma del limone. Accanto alle frappe ovviamente vanno preparate le castagnole, altrimenti che Carnevale è?

Preparazione

Impastare rapidamente su di una spianatora la farina, le uova, il burro, lo zucchero, una presa di sale e la scorza grattugiata del limone.

Impastare fino ad ottenere un impasto liscio, omogeneo e non appicicoso e dategli la forma di una palla.

Lasciar riposare la pasta per 30 minuti coperta da pellicola in un luogo fresco.

Riprendere l’impasto e tirarlo col mattarello fino ad ottenere una sfoglia sottile di circa 3/4mm. Tagliarla a striscioline di circa 4/5 cm di larghezza con l’aiuto di una rotella dentellata.

Prima di cuocerle, cercate di arrotolarle a treccia o su se stesse per evitare che in cottura si gonfino troppo. Portare a temperatura abbondante olio di arachide in un tegame e friggere le frappe per alcuni minuti fino a quando diventeranno belle dorate. Scolarle su carta assorbente e spolverarle con zucchero a velo.

Chi preferisce evitare la frittura può cuocere le frappe al forno adagiandole su una teglia ricoperta di carta da forno precedentemente bagnata e strizzata. Cuocere a 200°C per circa 10 minuti o comunque fino a che la superficie risulti colorita.

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La leggenda di Re Carnevale

Re Carnevale, sovrano forte e potente, governava un vasto regno con saggezza e somma giustizia. Le porte del suo palazzo erano sempre aperte e chiunque poteva entrare nelle cucine della reggia, fornite di cibi prelibati, e saziarsi a volontà. Ma i sudditi,invece di rallegrarsi di avere un sovrano così generoso, approfittarono del suo buon cuore e a poco a poco si presero tanta confidenza, da costringere il povero re a non uscire più dal suo palazzo per non essere fatto oggetto di beffe ed insulti. Egli allora,si ritirò in cucina e lì rimase nascosto,mangiando e bevendo in continuazione. Ma un brutto giorno,era sabato, dopo essersi abbuffato più del solito,cominciò a sentirsi male.

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