Pillole quotidiane

QUANDO I GENITORI SI SEPARANO

Al giorno d’oggi sono sempre più numerose le famiglie in cui i rispettivi coniugi decidono di separarsi e molto spesso a farne le spese sono i figli. C’è da dire che ogni bambino ha un carattere a se e quindi con svariate differenze nell’affrontare la separazione dei genitori ma è inevitabile dire che una separazione porta sempre e comunque dei traumi psicologici al bambino che possono essere purtroppo anche duraturi nel tempo,questo dipende anche dall’età del bambino (più il bambino e piccolo più diventa difficile accettare e capire il cambiamento che sta avvenendo) e da come i genitori riescono ad affrontare la situazione.

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DIRITTI DEI NONNI ALLA LUCE DELLA L. 219/2012

I nonni vantano un diritto di visita nei confronti dei nipoti? Quali sono le tutele giudiziarie accordate ai nonni? I nipoti hanno un diritto a mantenere un rapporto stabile con i nonni?

Con l’introduzione della L. 219/2012, anche i figli naturali, tali quelli generati al di fuori del matrimonio, hanno formalmente sia nonni che zii. Si tratta di una svolta epocale nell’ambito del diritto di famiglia, in quanto in precedenza, i figli naturali non erano legati da alcun vincolo di parentela con i propri nonni.

La consacrazione di tale principio, è avvenuta con l’art 1 della suddetta legge, che sostituisce l’art 74 c.c., stabilendo che “la parentela è il vincolo che si stabilisce tra persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui sia avvenuta al di fuori di esso”.

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Via la plastica dalle mense scolastiche di Zagarolo

Anche le mense di scolastiche di Zagarolo si liberano delle stoviglie in plastica e, con l’arrivo delle  posate metalliche e dei piatti in ceramica, una boccata di aria fresca sembra essere entrata nei locali della mensa. Malgrado ciò, tra gli applausi e l’entusiasmo dei più, non sono mancate le lamentale di chi evidentemente non ha chiaro quali siano i pericoli che si nascondono dietro l’ormai radicata e diffusa abitudine di utilizzare contenitori e stoviglie in plastica.

L’uso della plastica è talmente diffuso che rimane a volte difficile pensare a soluzioni e prodotti diversi per assolvere alle sempre

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Tornare a casa dopo il parto…consigli pratici per non crollare

Il tuo bambino è arrivato, è andato tutto bene (o quasi) ed eccoti di nuovo a casa.
Hai preparato tutto nei minimi dettagli: decorare la cameretta è stato difficile (e dispendioso) ma tutto sommato sei contenta del risultato, hai una riserva di pannolini per un anno e parenti e amici hanno iniziato a regalarti vestitini da zero mesi a 3 anni, magari durante un divertente Baby Shower Party.
Ma nella vita di tutti i giorni non tutto funziona come dovrebbe, e capita che molte di voi si sentano un pò sole e scombussolate subito dopo la nascita di un bambino, soprattutto nelle prime ore e nei primi giorni.

Che ritmo adottare?
Il ritmo migliore è quello del tuo bambino. Approfitta dei momenti di calma, ad esempio quando dorme, per stenderti un po’: sopravvivrai meglio ai numerosi risvegli notturni e ad eviterai di essere sfinita a fine giornata. Ricorda che prevenire è meglio di curare.

Invece di insistere per allattare il tuo bambino ad ore fisse, dagli da mangiare quando ha fame, vedrai che si saprà regolare da solo. Se invece pensi che allattare tuo figlio in orari stabiliti sia assolutamente necessario, cerca di essere almeno un minimo elastica. Se sfori di 15 minuti non succederà nulla!

Non esagerare
Non dare la caccia ad ogni singolo granello di polvere, il tuo bambino ha bisogno di entrare in contatto con qualche microbo per costituirsi le proprie difese naturali. La tua salute fisica e quella mentale sono molto più importanti delle pulizie e dei piatti da lavare, metti in ordine le tue priorità: non occorre stirare le tutine del tuo bambino e se in casa qualcosa è fuori posto, pazienza !

Nei primi tempi le parole d’ordine sono praticità e semplicità: non vergognarti di fare le cose seduta o distesa, se puoi. Secondo la giornalista Catherine Sandner “si deve instaurare una vera e propria legge del minimo sforzo”. Occuparsi di un neonato è già un lavoro a tempo pieno, non c’è bisogno di aggiungervi altre mansioni inutili. Dimentica lo stereotipo della moglie e madre perfetta (che anche nel resto della tua vita dovresti accantonare!) per concentrarti su come ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Non restare sola
bamibino appena nato
Una volta a casa, la maggior parte delle neo-mamme soffre di solitudine, che è infattila prima causa di depressione post-partum. Cerca in tutti i modi di non restare da sola con il tuo bambino tutto il giorno e non esitare a delegare le incombenze di tutti i giorni a chi ti circonda (partner, famiglia, amici…). È inutile giocare a Wonder-Woman, non puoi fare tutto tu e non è corretto che sia solo tu a pensare alle incombenze quotidiane! Sappi inoltre che esistono numerose associazioni e siti internet in cui le neomamme possono incontrarsi per scambiare le proprie impressioni sulla prova che stanno affrontando.

Ascolta il tuo istinto
Durante la gravidanza hai divorato decine di libri sui neonati ma ciò nonostante a volte non sai come reagire? In questi casi, dimentica tutto quel che hai letto e ascolta cosa ti dice il tuo istinto materno.

Scegli pure due o tre persone a cui confidare le tue paure e le tue angosce, ma non cercare di ascoltare a tutti i consigli di tutti, non farebbero che aumentare i tuoi dubbi. Abbi fiducia nelle tue capacità e sii indulgente con te stessa: le madri perfette non esistono, a tutte capita di fare qualche errore!

Non solo il tuo bambino
L’arrivo di un bimbo monopolizza l’attenzione e sconvolge tutte le abitudini di una famiglia, ma non per questo devi trascurare chi ti sta attorno!

Per evitare che il tuo uomo si senta trascurato e abbia l’impressione che ormai per te conta solo il vostro bambino, cerca di riservarti dei momenti di intimità sola con lui.
Pensa anche ai tuoi amici, che non sono là esclusivamente per aiutarti! Non parlare solo di tuo figlio ma cerca di trovare anche altri argomenti di conversazione, soprattutto se i tuoi amici non hanno (ancora) avuto dei bambini.

Ma soprattutto non dimenticare di ritagliarti un po’ di tempo per te! Cerca di conservare le abitudini che avevi “prima”: andare dal parrucchiere o comprare un vestito nuovo sono alcuni dei piccoli piaceri che ti permettono di ricordare che sei una donna, non solo una madre.

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igli adolescenti: il cervello non li sente

“Metti in ordine la tua stanza”. “Stanotte sei rientrato troppo tardi”.“Non hai studiato abbastanza”. Cari genitori, potete anche smetterla di sgolarvi. Un gruppo di neuroscienziati delle università di Pittsburgh, Berkeley e Harvard, diretto da Kyung Hwa Lee, ha appena scoperto che il cervello degli adolescenti ha un’attività cerebrale meno intensa della norma quando ascolta i rimproveri dei genitori. Almeno nelle aree coinvolte nella regolazione delle emozioni (la corteccia prefrontale, per esempio) e nella comprensione del punto di vista degli altri (la giunzione dei lobi parietali e temporali). Come a dire: i vostri figli vi ascoltano pure, ma non riescono a capirvi.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience. I ricercatori hanno selezionato un gruppo di 32 adolescenti e preadolescenti sani – età media 14 anni, 22 ragazze e 10 ragazzi – e hanno fatto loro ascoltare registrazioni della voce della propria madre che li rimproverava, monitorando nel frattempo la loro attività cerebrale. Gli scienziati si sono concentrati su tre reti neurali: le aree deputate, secondo studi precedentemente, all’elaborazione di emozioni negative, alla loro regolazione e alla comprensione della prospettiva dell’interlocutore.

Confrontando l’attività misurata durante l’ascolto dei rimproveri con quella relativa all’ascolto di frasi neutre (la madre che leggeva la lista della spesa, per esempio), gli scienziati hanno notato che i cervelli degli adolescenti mostravano più attività nelle aree associate alle emozioni negative (nessuna sorpresa), ma un’attività ridotta nelle regioni coinvolte con il controllo emozionale e con l’empatia. Il che, sempre secondo i ricercatori, suggerirebbe che “in risposta ai rimproveri materni, i giovani spengono la capacità di elaborazione delle emozioni e potenzialmente non pensano allo stato mentale dei propri genitori”.

Non sono conclusioni particolarmente inattese. Tuttavia, lo studio, come ricorda su Wired.com Christian Jarrett, neuroscienziato cognitivo e autore del libro Grandi miti del cervello, ha diverse limitazioni. Gli autori del lavoro, per esempio, danno per scontato il significato dei pattern di attività neurale osservati, basandosi sui risultati di ricerche precedenti – il cosiddetto errore di inferenza inversa. Inoltre, agli adolescenti che si sottoponevano all’esame non erano state fornite istruzioni specifiche, né è chiaro con quanta attenzione abbiano ascoltato le registrazioni. E negli studi di imaging cerebrale, maggiore è la quantità di istruzioni data ai partecipanti e maggiore è il controllo sull’esperimento. Dunque, a ripensarci bene, potete anche continuare a sgolarvi. Cambierà poco.

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Genitore iperprotettivo? Non è sempre positivo

Essere genitori è da sempre un compito arduo per chiunque. Ognuno affronta la nascita, l’educazione e lo sviluppo di un figlio in modo diverso. C’è chi si lascia condizionare dalla sua infanzia, chi crede di dover fare completamente l’opposto di quello che hanno fatto i suoi genitori e chi invece preferisce documentarsi attraverso libri più o meno autorevoli. L’unico elemento comune tra tutti i genitori è la paura che ai figli succeda qualcosa.

Secondo Frank Furedi, sociologo dell’Università del Kent, in Gran Bretagna, nei paesi occidentali si è iperprotettivi nei confronti dei propri figli. Per questo comportamento il professore ha coniato l’espressione “genitorialità paranoica”. Infatti per paura che il bambino possa subire un trauma a livello fisico o psicologico, si cerca di fargli evitare qualsiasi attività minimamente rischiosa, incorrendo il più delle volte nell’effetto esattamente contrario. Un bambino al quale viene proibito di muoversi liberamente e di provare sulla sua pelle nuove esperienze, ha, con il crescere minori abilità motorie e risulterà più impacciato. Se a livello fisico l’essere iperprotettivi sviluppa questo tipo di problemi, non è da meno a livello psicologico, infatti se ad un bambino si fa credere che il mondo sia un posto pericoloso, nel quale da solo non è in grado di cavarsela, svilupperà nel corso della crescita grosse difficoltà nell’affrontare gli ostacoli che la vita gli porrà davanti.

In conclusione il Dottor Furedi consiglia di esporre i propri figli ad un rischio “moderato”, nel quale siano loro a comprendere come poterlo affrontare e superare, per prepararli meglio alla vita.

di Giacomo Terranova

Fonte: http://www.italnews.info/2014/08/16/genitori-iperprotettivi-non-sempre-e-positivo

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Urlare ai figli non serve…e allora,come fare?

Urlare ai figli non serve, anzi può peggiorare i loro comportamenti. Daniele Novara nel suo libro “Urlare non serve” spiega come affrontare in modo efficace i conflitti con i figli e non farsi travolgere da emozioni negative

Urlare (o peggio, ricorrere a punizioni fisiche) non solo non serve a educare un bambino, ma anzi peggiora i comportamenti scorretti dei figli. Lo sostiene Daniele Novara nel suo libro “Urlare non serve a nulla” (Bur).

A dimostrarlo è anche uno studio pubblicato nel maggio 2014 su “Child Development” da due ricercatori americani, Ming Te Wang e Sarah Kenny: le urla anziché migliorare il comportamento dei ragazzi lo peggiorano e inducono stati depressivi e antisociali.

“Il bambino a cui abbiamo urlato, che abbiamo sgridato, strattonato, l’adolescente sminuito, umiliato, acquisisce un senso di sé svalutato. Svilupperà un’autostima molto bassa. Che lo farà stare male e che comprometterà il rapporto che i genitori vorrebbero avere con lui” dice Daniele Novara.

I genitori di oggi non hanno un progetto educativo chiaro, l’accudimento dei figli prevale sulla loro educazione

Ma perché i genitori urlano tanto? Secondo Novara, il problema sta nella mancanza di un progetto educativo chiaro. Il genitore di oggi non è più, per fortuna, quella figura autoritaria del passato, e che si faceva obbedire perché fondava il suo rapporto con i figli sulla paura.

Questo modello è giustamente stato quasi del tutto abbandonato. Il problema è ora capire cosa non funziona nel modello educativo che l’ha sostituito.

Madri e padri sono diventati più morbidi e teneri, non fanno mancare nulla ai loro figli. Fin qui niente di male. Ma la loro accondiscendenza verso il figlio, la disponibilità al limite del servizievole, si trasforma in pretesa: “Faccio così tanto per il mio bambino, perché lui non lo capisce?”. E quando i figli non si conformano a queste aspettative, il genitore troppo morbido ed emotivo, a volte non ce la fa più, si sente frustrato e finisce per perdere il controllo: la rabbia monta e si reagisce urlando o peggio ricorrendo alle mani.

Alla base di questo comportamento sbagliato c’è un eccesso di accudimento, un eccesso di protezione, di coinvolgimento che viene fatto erroneamente coincidere con l’educazione dei figli, ma che in realtà manda in confusione i bambini che non capiscono più i ruoli reciproci. Inoltre crea nei genitori, troppo emotivi e coinvolti, sentimenti di rancore quando i figli si ostinano a disobbedire.

Per educare servono regole chiare e precise
“Occorre invece pensare a un modello di educazione dove l’aspetto organizzativo prevalga su quello emotivo, che costruisca una prospettiva efficace e precisa per mantenersi alla giusta distanza dai propri figli, offrire loro la sicurezza di cui hanno bisogno ma garantire allo stesso tempo tutta l’autonomia possibile” dice Novara.

L’educazione è un fatto organizzativo. Non si può lasciare l’educazione al caso. I genitori che non stabiliscono regole chiare sono in balia dello spontaneismo.

Quindi innanzitutto servono regole. E non comandi, precisa l’autore. Il comando è: “Stai seduto!”, mentre la regola educativa è: “A tavola si mangia seduti” . “La regola deve essere qualcosa di impersonale e oggettivo. Occorre evitare i comandi e stabilire regole oggettive: come si mangia a tavola; l’orario in cui si va a dormire; il tempo per fare i compiti; l’ora di rientro alla sera.

Come devono essere le regole per funzionare
“Stabilire regole significa prendere decisioni organizzative che non hanno a che fare con questioni esistenziali, sono procedure stabilite in famiglia per vivere meglio”.

Ecco le 5 caratteristiche delle regole educative.
1 La coesione: le regole vanno stabilite da entrambi i genitori. Quando questo non avviene si crea confusione nei figli, inoltre se una regola non è sostenuta da entrambi i genitori non risulterà efficace a lungo.

2 La chiarezza: una regola deve essere chiara e semplice, ben comprensibile al bambino e impersonale. Ad es è corretto dire: “E’ l’ora di andare a dormire” e non: “Sbrigati, vai a dormire”. Oppure a tavola è chiaro dire: “A tavola si sta seduti e si resta a tavola finché tutti hanno finito!” piuttosto che: “Stai fermo e seduto! Giocare con il cibo è da maleducati!”.

3 La regola deve essere realistica e adeguata. Cioè il bambino deve essere in grado di attuarla e deve essere adeguata all’età. Ad esempio non è realistico aspettarsi che un bambino di 5 anni possa passare più di un tot di tempo seduto fermo in un ristorante.

4 La sostenibilità: ovvero evitare prescrizioni impossibili come: “Vai pure a giocare ma non sporcarti”, “Corri ma non sudare”… Le regole insostenibili sono deleterie perché creano sfiducia nel sistema organizzativo stesso.

5 La ragionevolezza: cioè dietro ogni regola ci deve essere una motivazione educativa e pedagogica. A ogni regola bisogna chiedersi se è utile nella crescita del proprio bambino.

Che cosa bisogna fare se un bambino non rispetta una regola?
Il genitore di oggi morbido e non autoritario va in crisi davanti a un bambino che non fa quello che deve. Non sa come agire, vorrebbe convincere il piccolo senza obbligarlo ma poi alla fine urla e si arrabbia.

Una strada alternativa alle punizioni improvvisate è quella della sanzione educativa.

E’ una sanzione che parte dal presupposto che il bambino non abbia capito, ha bisogno cioè di imparare meglio quello che non gli è chiaro. Il genitore deve offrire al figlio suggerimenti, nella forma del colloquio, su come superare un problema.

Ad esempio, se un bimbo di 6 anni alla mattina non si vuole vestire e continua a giocare, la mamma anziché urlare e vestirlo di forza strattonandolo, deve chiedersi: “Avrà capito il problema?”, “Come posso aiutarlo?”. In questo caso si può provare a risolvere il problema preparando i vestiti alla sera e lasciandoli sulla sedia, in modo da permettere al bambino di essere autonomo e vestirsi da solo.

Il ruolo del padre: educare il figlio al rischio e al coraggio

Secondo Novara, un ruolo fondamentale nell’educazione e nella crescita sana dei figli è il ruolo del padre che oggi si è sostanzialmente eclissato.

“I padri oggi faticano a trovare un nuovo posizionamento che rifiuti l’impostazione del padre padrone ma che al tempo stesso non si appiattisca sul ruolo materno”.

Spesso i nuovi padri sono “papà peluche”, emotivi, troppo attenti a cogliere le espressioni di bisogno del figlio. In un certo senso fanno concorrenza alle madri.

Ma i bambini non hanno bisogno di due figure materne, intese come figure protettive. Se il ruolo della madre è quello dell’accudimento, il ruolo del padre deve essere quello di spingere i figli fuori dal guscio, deve educare al coraggio di correre dei rischi, ad affrontare difficoltà e pericoli.

Il paterno deve trasmettere il messaggio che il bambino, la bambina ce la faranno.

“Il padre che consente al figlio di fare da solo mette le basi perché il figlio, una volta cresciuto, se la sappia cavare nella vita”.

Leggi anche: Montessori, 10 principi per educare i bambini alla libertà

Un’idea per gestire le emozioni: il cestino della rabbia
Per gestire l’emotività infantile e consentire ai genitori di affrontare meglio i conflitti con i propri figli, Novara suggerisce di costruire il cestino della rabbia. Basta uno scatolone o un cilindro di latta da far personalizzare al piccolo. Ogni volta che il bambino avrà un momento di rabbia potrà fare un disegno o anche solo appallottolare un foglio e gettarlo nel cestino. Col tempo il cestino diventerà un rituale, utile per controllare le emozioni negativa dei piccoli.

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INTERNET E MINORI

-Insegnate ai vostri ragazzi di non rivelare in rete la loro identità:spiegate loro che è fondamentale per la sicurezza loro e di tutta la famiglia non fornire dati personali (nome,cognome,età,indirizzo,orari,nome dei genitori,scuola frequentata,numero di telefono);fatelo anche se apparentemente vostro figlio non sembra attratto dalla navigazione in Internet o non possiede strumenti di connessione.

-Controllateli affiancandoli nella navigazione,consigliando loro quali potrebbero essere i siti da consultare e quelli,invece,da evitare.

-Collocate sempre il pc in una stanza centrale della casa che resti a portata del vostro sguardo, anche di una fugace occhiata(cucina,salone,ecc);evitate invece le loro camerette.

-Impostate la modalità”cronologia”che vi permette di verificare,anche dopo qualche giorno,l’elenco dei siti visitati.

-Controllate il contenuto dell’hard disk del computer periodicamente.

-Spiegate con decisione ai vostri figli di non accettare mai di incontrarsi di persona,magari di nascosto, con chi hanno incontrato in rete:spiegate con fermezza e molta semplicità che il monitor di un computer può costituire per criminali o persone male intenzionate un modo accattivante per nascondersi.

-Leggete con i vostri bambini le e-mail ed insegnate loro a non aprire quelle di cui non conoscono il mittente:virus che possono alterare il funzionamento del pc sono ormai diffusissimi;a tal proposito,tenete sempre a portata di mano un buon anti-virus che protegga il vostro computer e chi lo utilizza.

Riguardo alle e-mail,insegnate ai bambini a non rispondere a quelle con messaggi equivoci e volgari, imponendo di utilizzare in rete sempre un linguaggio educato ed appropriato.

-Spiegate loro che puo essere pericoloso compilare moduli on-line e di consultarvi sempre qualora si trovassero a doverlo fare.

-Usate software “filtri” con un elenco di siti predefiniti da evitare,di cui conserverete solo voi la parola chiave.

-Condividete con loro i momenti in cui si trovano a dover creare profili legati ad un nickname per programmi di chat.

-Non lasciate troppe ore i bambini e i ragazzi davanti al pc e da soli in rete ma stabilite insieme a loro il tempo da trascorrere on-line.La migliore garanzia per i minori e proprio quella di non lasciarli da soli in un ambiente popolato da adulti come la Rete.

-Garantitevi una preparazione informatica quantomeno analoga a quella dei vostri figli per rispondere alle loro domande e predisporre le dovute misure di sicurezza.

Recenti studi hanno stilato dei comportamenti-allarme tipici degli adolescenti dei giorni nostri;non sempre alla causa di questi turbamenti c’è la presenza di molestie o di abuso.

Ecco alcuni dei casi in cui prestare attenzione:

– se vi accorgete che vostro figlio trascorre molto tempo a mandare o ricevere sms,anche in tarda serata, restando di continuo connesso ad Internet.

-se si allontana o si apparta ogni volta che riceve un messaggio o deve effettuare una chiamata o connettersi.

-se motra ansia ogni volta che ci si avvicina al suo schermo ,

-se consuma velocemente il suo credito telefonico.

-se mostra preoccupazione quando squilla il telefonino o mentre e connesso senza darne una valida spiegazione.

-Quando modifica i ritmi sonno-veglia(dorme troppo,troppo poco o ha incubi),il rendmento scolastico o le abitudini alimentari.

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Sicurezza in Rete: nasce l’Osservatorio Internet@minori

A Firenze presentato un rapporto sull’utilizzo della tecnologia da parte dei minori: quasi la metà dei bimbi di terza elementare ha un cellulare e può tenerlo in camera. Un bambino su quattro naviga su internet tutti i giorni. Allo  scopo di vigilare sul rapporto tra nuovi media e minorenni nasce un Osservatorio, aperto al contributo di studiosi e operatori del settore 

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