Pillole quotidiane

Resilienza: parola d’ordine per essere forti

Sfogliando un testo di psicologia,mi sono imbattuta nel termine ‘resilienza’ e,devo confessarlo,ho dovuto arrestare la mia lettura e focalizzare la mia attenzione sul termine,come sono solita fare dinanzi a vocaboli di cui non mi è chiaro il significato.

Dopo una rapida ricerca su Wikipedia,ho scoperto che si tratta di un termine prestato alla psicologia dalla metallurgia: indica, nella tecnologia metallurgica, la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità. Così anche in campo psicologico: la persona resiliente è l’opposto di una facilmente vulnerabile. Etimologicamente “resilienza” viene fatta derivare dal latino “resalio”, iterativo di “salio”. Qualcuno propone un collegamento suggestivo tra il significato originario di “resalio”, che connotava anche il gesto di risalire sull’imbarcazione capovolta dalla forza del mare, e l’attuale utilizzo in campo psicologico: entrambi i termini indicano l’atteggiamento di andare avanti senza arrendersi, nonostante le difficoltà.
È, in breve, la capacità di reagire alle difficoltà e alle sfide della vita, trasformandole in opportunità e andando avanti nonostante le delusioni e le frustrazioni. Si tratta di una risorsa indispensabile, insieme all’autostima, per crescere affrontando la vita a testa alta.

Una persona dotata di resilienza è una persona più felice.
Proseguendo nella ricerca,ho trovato poi su un’altra pagina che affrontava questo tema,alcuni consigli per insegnare la resilienza ai nostri figli…li elenco qui sotto,qualora anche voi vi foste incuriositi:

1. Dai a tuo figlio la possibilità di provare a fare nuove cose, anche se ti sembra che siano troppo difficili per lui, dall’arrampicarsi al parco giochi all’aprire un barattolo.

2. Incoraggialo a rendersi utile agli altri e a “servirli”, per esempio dando ad altri bambini la precedenza quando c’è del cibo da condividere.

3. Fai in modo che tuo figlio impari ad aspettare con pazienza il suo turno, al ristorante o alle giostre per esempio, senza avere nulla con cui intrattenersi (tablet, videogiochi, cibo…)

4. Fai capire a tuo figlio che è molto meglio prendere buone decisioni che avranno effetto a lungo termine, anche se non sono le più semplici; per esempio mangiare cibo sano, anche se si impiega più tempo a prepararlo.

5. Non dare a tuo figlio qualsiasi cosa lui desideri – giocattolo, cibo, vestiti – soltanto perché “ce l’hanno tutti”.

6. Insegna a tuo figlio che le cose materiali sono soltanto “cose” e che non soddisfano il nostro desiderio di felicità. Incoraggialo, per esempio, a regalare periodicamente alcune delle sue cose ad associazioni benefiche.

7. Dagli modo di aiutare i bambini più piccoli di lui e di intrattenerli, per esempio sfogliando con loro un libro e mostrandogli le figure.

8. Insegna a tuo figlio ad affrontare le difficoltà e gli ostacoli, non a evitarli. Ripetigli ad esempio frasi come “Passerà anche questa” o “Le sfide ti rendono più forte”.

9. Fai in modo che tuo figlio mantenga un atteggiamento positivo verso i suoi impegni e i compiti scolastici, trovando un modo divertente di affrontarli.

10. Insegna a tuo figlio ad aspettare il pasto principale, senza mangiare snack in continuazione.

11. Raccomanda a tuo figlio di essere paziente quando il fratellino lo disturba nei suoi giochi, dimostrandogli che le relazioni sono più importanti delle cose.

12. Aiutalo a esercitare l‘autocontrollo riguardo all’uso degli strumenti elettronici, dimostrandogli che anche tu ne limiti l’uso a determinati momenti.

13. Permetti a tuo figlio di affrontare le diverse condizioni climatiche vestendosi in modo adeguato, invece di fuggirle.

14. Resisti alla tentazione di accorrere subito in aiuto di tuo figlio quando ha difficoltà nel fare qualcosa, per esempio vestirsi o mangiare. Lascialo provare da solo.

15. Insegna a tuo figlio a non interrompere gli altri quando parlano e a rispettare il proprio turno.

16. Offri a tuo figlio molte occasioni per condividere le sue cose e il suo cibo con gli altri, insegnandogli a essere generoso.

17. Fai vivere a tuo figlio nuove esperienze che lo facciano uscire dalla sua “zona di comfort”, per esempio giocare con bambini che parlano un’altra lingua o assaggiare nuovi piatti.

18. Non cedere quando hai fissato un limite importante, riguardo per esempio alla quantità di tempo da trascorrere davanti alla tv, al tablet o a quanti biscotti mangiare.

19. Quando tuo figlio ha bisogno di trovare qualcosa, lascia che lo cerchi.

20. Insegna a tuo figlio il prima possibile a prendersi cura dei suoi abiti, dividendoli, mettendoli a posto, lavandoli a mano e stendendoli.

21. Incoraggia tuo figlio a fare del suo meglio a scuola, anche quando questo richiede qualche sacrificio.

22. Esigi che tuo figlio si prenda le sue responsabilità e svolga i suoi doveri, come rifare il letto, fare il bagno, dar da mangiare agli animali domestici, lavarsi i denti.

23. Insegnagli ad essere grato per ciò che ha e a trarre il meglio da ogni situazione.

24. Lascia che tuo figlio viva in pieno i propri sentimenti, anche quando sono dolorosi o difficili da sopportare, ripetendogli anche frasi come “Ogni sfida mi rende più forte”, “Dopo la tempesta arriva sempre il sereno”. Non sminuire mai le sue emozioni, ma aiutalo a riconoscerle e affrontarle.

25. Fai in modo che tuo figlio possa apprezzare maggiormente la sua vita incoraggiandolo a fare volontariato per associazioni benefiche, in cui possa rendersi conto che esistono persone che non hanno il suo stesso stile di vita.

Naturalmente, ogni bambino è unico e avrà bisogno di diversi strumenti, in tempi diversi, per imparare ad affrontare in modo efficace la vita e le sue sfide. Trovare un equilibrio tra il proteggerlo e il renderlo autonomo è un dovere di tutti i genitori, e un diritto per ogni bambino.

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Divorzio breve: ecco le ultime novità

La legge istitutiva del divorzio in Italia, la n. 898, risale al 1970. Tuttavia appare incontestabile la circostanza che vede da allora una profonda mutazione della società e, dunque, della nozione tradizionale di famiglia.
Orbene, è compito di un Legislatore attento alle esigenze della collettività odierna di “accompagnare” simili dinamiche.

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QUANDO I GENITORI SI SEPARANO

Al giorno d’oggi sono sempre più numerose le famiglie in cui i rispettivi coniugi decidono di separarsi e molto spesso a farne le spese sono i figli. C’è da dire che ogni bambino ha un carattere a se e quindi con svariate differenze nell’affrontare la separazione dei genitori ma è inevitabile dire che una separazione porta sempre e comunque dei traumi psicologici al bambino che possono essere purtroppo anche duraturi nel tempo,questo dipende anche dall’età del bambino (più il bambino e piccolo più diventa difficile accettare e capire il cambiamento che sta avvenendo) e da come i genitori riescono ad affrontare la situazione.

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DIRITTI DEI NONNI ALLA LUCE DELLA L. 219/2012

I nonni vantano un diritto di visita nei confronti dei nipoti? Quali sono le tutele giudiziarie accordate ai nonni? I nipoti hanno un diritto a mantenere un rapporto stabile con i nonni?

Con l’introduzione della L. 219/2012, anche i figli naturali, tali quelli generati al di fuori del matrimonio, hanno formalmente sia nonni che zii. Si tratta di una svolta epocale nell’ambito del diritto di famiglia, in quanto in precedenza, i figli naturali non erano legati da alcun vincolo di parentela con i propri nonni.

La consacrazione di tale principio, è avvenuta con l’art 1 della suddetta legge, che sostituisce l’art 74 c.c., stabilendo che “la parentela è il vincolo che si stabilisce tra persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui sia avvenuta al di fuori di esso”.

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Troppe coccole ed elogi per far crescere meglio vostro figlio? E’ un metodo sbagliato.

«Voi non siete speciali. Vi hanno viziati, coccolati, idolatrati. Ma diversamente da quanto suggeriscono il trofeo che avete vinto a calcio o la vostra splendida pagella, non lo siete. Anche se ci fosse un diplomato su un milione, sareste comunque settemila sulla terra: se tutti siete speciali, non lo è nessuno». Il discorso del professore d’inglese David McCullough ai diplomati del suo liceo di Boston finì su YouTube appena concluso, il 7 giugno 2012. La sera stessa era stato visualizzato 2 milioni di volte e condiviso su centinaia di migliaia di bacheche Facebook. E in pochi mesi è diventato un libro, uscito ora anche in Italia: Ragazzi, non siete speciali! E altre verità che non sappiamo più dire ai nostri figli. «Ricevetti tonnellate di email, la gente mi fermava per strada, le tv mi invitavano. La mia era una critica da insegnante: negli ultimi anni i miei allievi, spronati da genitori che per la loro formazione investono molto, hanno sempre più difficoltà a valutare i propri talenti, pensano che un master darà loro lavoro e diventano narcisisti, incapaci di gestire l’insuccesso. Ma nessuno si è offeso. Anzi, ho capito che il messaggio ‘‘non siete speciali’‘ generava in tutti un certo sollievo».

Già, sollievo. Perché «per i ragazzi di oggi essere speciali è una condanna», spiega lo scrittore Francesco Pacifico. «Non c’è scelta: i loro padri l’avevano, tra un percorso sicuro ma poco eccitante e carriere ambiziose ma più precarie. Loro no: anche per fare l’insegnante oggi servono dieci anni di tribolazioni. Così ci si butta, finanziati da genitori ansiosi, su ambizioni spesso fuori misura: regista, diplomatico, fisico nucleare». Al tema Pacifico ha dedicato un romanzo, Class – vite infelici di romani mantenuti a New York. Che inizia così: «La realizzazione personale di un giovane borghese non vale il denaro che costa». E racconta le storie (infelici, appunto) di un giovane regista e della moglie, le cui carriere creative sono finanziate da famiglie non miliardarie fino a tardissima età.
«Credendo di aiutarli, i genitori li caricano di aspettative. E ritardano domande fondamentali: ‘‘ho talento o no? Quello per cui sto studiando mi piace o no?’‘». Non a caso, il manuale Ragazzi, non siete speciali! è dedicato «agli adolescenti, ma soprattutto a mamma e papà. È da loro che nascono moltissime delle ambizioni sbagliate dei ragazzi, e delle loro frustrazioni», spiega McCullough.

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Cyberbullismo,un nuovo pericolo per i nostri adolescenti

E già… avevamo proprio bisogno di un nuovo problema!
Nuovo… ne siamo certi? Cos’ha di nuovo questo fenomeno?

Proviamo a spendere qualche riga per osservarlo e sviscerarlo un po’. Soprattutto per capire se siamo davanti ad un problema nuovo. Forse i nostri ragazzi vivono in una dimensione nuova, quella virtuale, per noi “adottiva”. E chissà che non sia proprio questa dimensione nuova ad obbligarci a vedere ciò che prima rimaneva confinato nella vita tra pari?

Il cyberbullismo è una forma di vessazione, persecuzione, intimidazione da parte di una o più persone (che d’ora in poi chiamerò “ragazzi” solo per confinare il discorso) nei confronti di un coetaneo o una coetanea (anche qui mi metto un limite: userò il maschile non per discriminare o privilegiare ma solamente per rendere più fluida la lettura).

Il cyberbullismo non è un episodio isolato; al contrario è un comportamento reiterato, che si ripete nel tempo e nella modalità, quasi fino a diventare “scontato”, atteso, incorreggibile (rimando al post Cos’è il bullismo)

Il cyberbullismo non è un gesto casuale, occasionale; al contrario si connota come un atteggiamento ed un comportamento e si manifesta attraverso azioni ben misurate ed attuate in momenti molto strategici, vale a dire nei momenti in cui l’atto vessatorio (prepotenza, violenza, umiliazione…) può risultare più incisivo per chi lo subisce e provocare maggior sofferenza.

Nel cyberbullismo, dobbiamo tener conto che si parla soprattutto di sofferenza psicologica poiché come nel bullismo, la forma vessatoria va a colpire la dimensione psico – sociale della vittima: la isola e la rende fragile nella sua capacità di costruire un’immagine positiva di se’, di volersi bene, di intessere/conservare una relazione adeguata con il gruppo dei pari.

L’isolamento della vittima è contemporaneamente l’effetto principale del bullismo e la spia per eccellenza per noi adulti; quella che ci deve preoccupare davvero, che deve far accendere i nostri sensori e metterci subito in moto perché qualcosa non sta funzionando per il verso giusto.

Cosa succede?

Perché mio figlio non esce con i coetanei?

Perché non telefona a nessuno?

Perché studia così tanto?

Perché ha interrotto l’attività sportiva?

Tutto quanto fin qui scritto non si discosta minimamente dal più antico e consolidato bullismo.

Il cyberbullismo è un problema nuovo?

Io credo di no. Di nuovo c’è il mezzo su cui corre.

Ma è un mezzo che non possiamo né fermare né negare. Al contrario dobbiamo essere pronti all’idea che ci è già sfuggito di mano, perché è nato con i nostri figli e noi possiamo solo vederlo crescere e camminare altrove, rispetto alle nostre logiche ed ai nostri progetti. Allora la chiave non sta nel tentare goffamente di gestire o controllare il mezzo.

Occorre da parte nostra tornare e porci ad un livello prioritario in tutti i sensi: livello che va considerato prima, a priori, e livello che sta al primo posto, è più importante: riguarda la relazione fra noi ed i nostri ragazzi. Forse questo nuovo mezzo può diventare esso stesso un canale di comunicazione, di confronto e di ri-contrattazione.

Che uso ne faccio io adulto? Quanta importanza gli dò? So pormi dei limiti, dei confini? Su quale motivazione li fondo? C’è altro che mi attrae, per il quale spendo il mio tempo, che mi entusiasma…? Sono capace di tollerare la noia? Dobbiamo aver chiare che orientiamo la vita dei nostri figli nello stesso modo in cui orientiamo la nostra.

Se mio figlio a dieci anni ha uno smartphone è perché io glielo permetto. Gli permetterei di uscire solo in giro per la città?

Se mio figlio a dieci anni ha un profilo facebook io lo so e vuol dire che glielo permetto: gli permetterei di trascorrere la serata da solo in un luogo in cui può incontrare sconosciuti di tutte le età?
La dimensione virtuale ci può aiutare a porci domande e cercare le risposte adeguate. Non possiamo far finta di non vedere o non sapere.
E non possiamo scaricare le nostre responsabilità sullo strumento I nostri ragazzi, la tecnologia e anche l’uso che ne facciamo noi stessi, ci hanno aperto gli occhi sulla necessità di aiutarli a fare chiarezza e luce sulle loro passioni e sulle persone che hanno intorno.

Ci hanno obbligati ad aiutarli a dare un senso alle loro relazioni: quello che dice Tizio è importante solo se Tizio è importante per me. E se Tizio è importante per me, quello che pensa me lo dirà in faccia, non sui social network. Possiamo aiutare i nostri figli a distinguere, a soppesare, a cogliere la differenza e scegliere da cosa e da chi lasciarsi toccare. Io credo che questa sia la prima fondamentale protezione che possiamo offrire di fronte a bullismo e cyberbullismo.

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Bullismo: l’isolamento è la paralisi dell’anima

di Alessandra Notari

Alla luce degli ultimi accadimenti di cronaca, è doveroso rendere più comprensibile il pericoloso e subdolo fenomeno del bullismo, che va sempre più diffondendosi tra i giovanissimi. Il bullismo è una vera e propria azione mirata e continuativa di oppressione psicologia e/o fisica da parte di un soggetto, identificato come “superiore”, che solitamente agisce in luoghi isolati, esercitata sistematicamente nei confronti di un soggetto “più debole”, quasi sempre lo stesso.
Intervistiamo lo psicologo-psicoterapeuta Giuliano Alocci, specialista in psicologia di comunità e processi formativi, il quale si occupa di prevenzione e trattamento di problematiche psicologiche con minori ed adulti.

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Padre e Figlia. Leggi 15 riflessioni utili a capirla.

“Sarà tosta per te quando diventeranno adolescenti”. “Ciccio, sei circondato dalle donne”. “Che cos’hai fatto di male per meritartelo?”.

Facendo da papà a quattro figlie (abbiamo anche un figlio maschio), sento roba del genere quasi ogni giorno. E francamente sono io a compatire la gente che la pensa così.

Avere delle figlie è una delle gioie più grandi che io possa immaginare. In casa abbiamo un modo di dire: “Oggi ti voglio più bene di ieri”. Crescere delle ragazze è un privilegio, non un peso.

Non è che tutto mi sia chiaro, ma ci sono quindici cose che ho certamente imparato durante questi ultimi undici anni, crescendo le mie ragazze.

1.Vuole essere amata. Più di quanto desideri la roba che le puoi comprare, o le cose che le puoi insegnare, vuole essere amata da te. Nessun altri sulla terra potrà mai assumere il tuo ruolo di papà. Tua figlia ti deluderà, farà dei grandi errori, e forse, per qualche ragione, finirà perfino col voltarti le spalle, ma non lasciare mai che dubiti del tuo amore per lei. Guardala negli occhi e dille che le vuoi bene. Spesso.

2. Influenzerai la sua futura scelta di un partner. Sì, è un pensiero spaventoso, ma il genere di uomo che sei avrà un impatto diretto sulla persona che un giorno deciderà di sposare. Per anni e anni, la nostra terza figlia mi ha pregato di sposarla una volta che fosse diventata adulta. Le ho dovuto spiegare che ero già sposato con la sua fantastica madre. Se fai bene il tuo lavoro, vorrà sposare qualcuno come te, un giorno.

3. Ascolta la sua musica. Quando le mie ragazze sono in auto con me, ci puoi incrociare mentre ci mettiamo a cantare ascoltando su Pandora la musica di Taylor Swift, One Direction, Cody Simpson, Kidz Bop Radio, Katy Perry, insomma avete capito. Non proprio il genere di canali radio che ascolterei per conto mio (con una sola eccezione – adoro Taylor Swift), ma se entusiasma loro, entusiasma anche me.

4. Lei osserva come tratti sua madre. Di tutta questa lista, se devi salvare un solo punto, fai che sia questo. Una delle cose migliori che potete fare per vostra figlia è amare e rispettare sua madre. È facile essere concentrati sui propri figli. Passare da una delle loro attività all’altra. Ma lotta per il tuo matrimonio, e fanne una priorità. Le stagioni della vita in cui perdo di vista il mio rapporto con Brooke (mia moglie) sono le stesse in cui i nostri figli hanno più problemi. Non penso che sia una coincidenza. Ama tua moglie, prenditi il tempo per uscire con lei, portarla in viaggio, e mostrare ai tuoi figli che è prioritaria rispetto a loro.

5. Non scomparire man mano che cresce. La nostra figlia più grande ha quasi undici anni, per cui non stiamo ancora attraversando i temuti anni dell’adolescenza, ma io dico: non mi tirerò indietro. I papà che hanno fatto più strada di me tendono a rimpiangere il fatto di non essere stati maggiormente coinvolti sentimentalmente con le loro figlie adolescenti. Sarà imbarazzante per tutti, ma mi ci tufferò. Mestruazioni, fidanzati, ascelle da radere, Snapchat, qualunque cosa sia. Le mie ragazze non noteranno alcuna differenza nel mio impegno quando avranno quindici anni rispetto a quando ne avevano cinque. Non scomparire quando i loro sentimenti e i loro corpi iniziano a cambiare.

6. Insegnale come fare i push-up. Nessuno mi scambierebbe per Billy Blanks, ma in famiglia la salute e il benessere li prendiamo sul serio. Le mie ragazze non sono delle mammolette. Sanno come fare dei veri push-up. Fanno sport come si deve. Ritengono che “tiri come una ragazza” sia un complimento, non un insulto. Ci si mettono. E più delle loro doti fisiche, le stiamo crescendo mentalmente resistenti. Come la mamma. In un mondo in cui la femminilità si associa fin troppo spesso ad abiti da principessina e fiabe, le mie ragazze sono belle toste.

7. Crea i tuoi ricordi. Un amico una volta mi ha detto che il mio lavoro è quello di Mastro dei Ricordi di casa. È un po’ morboso, ma su questa terra mi restano fra i 50 e i 60 anni al massimo. E non è tanto tempo, per cui mi impegnerò a documentare quanti più ricordi possibile in compagnie delle mie ragazze. Celebriamo momenti importanti come il viaggio per i dieci anni, ma prendiamo sul serio anche le piccole cose. Le serate di famiglia al cinema il venerdì sera. Le grandi colazioni del sabato mattina. Le passeggiate dopo la chiesa. Non necessariamente qualcosa di costoso o impegnativo, ma con un senso. Riempi il diario emotivo di tua figlia di suoi ricordi in compagnia del padre.

8. Insegnale che non tutto la riguarda. Qualcosa di stupefacente accade quando finalmente capiamo che l’universo non gira intorno a noi. Non ne stiamo modellando uno perfetto per le nostre ragazze, ma stiamo cercando di mostrare loro che la vita migliore è quella in cui ci doniamo. Per servire gli altri. Per arrivare ultimi. Per non avere sempre ragione.

9. Fatti vedere nei suoi momenti importanti. Come papà di figlie piccole, molti di noi si ritrovano contemporaneamente impegnati nelle proprie rispettive carriere. Ragion per cui non è possibile farlo ogni volta, ma fai almeno lo sforzo di esserci. Anche se non è il tuo momento preferito. Odio quella pubblicità del padre che si guarda la partita sul cellulare durante il saggio di danza della figlia. Amo seguire una partita di football quanto chiunque altro, ma batti le mani per il saggio di tua figlia tanto quanto lo faresti sul divano guardando lo sport.

10. La vicinanza non è presenza. Lo dimentico spesso, ne sono colpevole. Il fatto di esserci non significa che tu sia veramente lì. Soprattutto in un’epoca di costanti flussi d’informazione e intrattenimento. Spegni il tuo cellulare quando torni a casa dal lavoro. O almeno lascialo in un’altra stanza. A tua figlia non potrebbe importare di meno del tuo feed di Twitter, delle tue mail, del fantacalcio, o dei tuoi messaggi di gruppo. Ciò che le importa è trascorrere il tempo con te. Giocare con te. Stare con te.

11. Pettinala e dalle lo smalto. È Brooke a farlo il 99 per cento delle volte, ma alle mie ragazze ricordo sempre che papà è in grado di fare una coda di cavallo che levati. E posso dar loro lo smalto come solo un campione sa fare. Diamine, a volte loro hanno dato lo smalto alle mie. Mostrale che un uomo sa essere gentile.

12. Esci con lei. Vorrei poter dire che lo faccio regolarmente, ma anche solo ogni qualche mese è meglio che mai. Uscire con tua figlia è d’importanza critica per mostrarle come un uomo dovrebbe trattare una donna. Chiamatemi vecchio stile, ma quando esco con le mie ragazze apro loro le porte, pago il conto, le guardo negli occhi e le faccio sentire preziose. Che non vuol dire spendere tanti soldi. Un giro dell’isolato. Una breve pedalata. Una capatina dal gelataio. Niente di necessariamente lussuoso, ma ancora, dev’essere carico di senso.

13. Il suo cuore è più bello del suo aspetto. Sai, papà? Dire a tua figlia che ciò che le farà fare strada nella vita è quel che ha dentro, e ripeterglielo milioni di volte, è il tuo lavoro. In casa parliamo di cuore, ma può essere la sua forza d’animo, la sua autostima, la sua essenza. Crescere delle ragazze in questo mondo incentrato sulla sensualità non è facile, ma non dovranno accontentarsi della convinzione che essere carine significhi infilarsi in una taglia 0, oppure mettere in mostra ogni centimetro della loro pelle quando entrano in una stanza.

14. Non fare una piega. Kenny Chesney aveva ragione (https://www.youtube.com/watch?v=4f0p5KqdU9U). Ti chiama papà. Goditi il ruolo — passa in fretta.

15. Mi potrai mai perdonare?. Dimentico i punti dall’1 al 14 più di quanto non mi piacerebbe ammettere. Faccio del mio meglio. E anche tu. Ma quando sbaglio, quando ferisco i suoi sentimenti, e quando i miei intenti risultano migliori delle mie azioni, sto imparando a chiederle perdono. Non delle semplici scuse, ma una sincera richiesta di perdono. Un papà modello è colui che scende al suo livello e ammette che non ha sempre tutto sotto controllo. E lei ti perdonerà per questo.

Papà, il vostro ruolo è prezioso. Amate le vostre figlie al meglio

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Dieci errori comuni che oggi commettono i genitori

In questo articolo dell’Huffington Post Italia , Kari Kubiszyn Kampakis, autrice e giornalista, scrive dei più comuni errori commessi da noi genitori

Ho steso una lista dei dieci errori più comuni, compiuti più frequentemente dai genitori di oggi — me inclusa. Non intendo puntare il dito, solo accrescere la consapevolezza. Ciò che fa parte della nostra cultura non è necessariamente nel migliore interesse dei nostri figli.

Errore Numero 10: La venerazione dei figli.

Molti di noi vivono all’interno di comunità che ruotano intorno al bambino. Cresciamo i nostri ragazzi all’interno di nuclei familiari bambino-centrici. Ai nostri figli, naturalmente, piace, perché le nostre vite ruotano intorno a loro. E nella maggioranza dei casi anche noi non dispiace, perché la loro felicità è la nostra. Ci appassiona fare le cose per loro, spendere per loro, e inondarli d’amore e di attenzioni.

Ma credo sia importante tenere a mente che i nostri figli sono fatti per essere amati, non venerati. E quando li mettiamo al centro dell’universo non facciamo altro che creare un falso idolo, snaturando qualcosa di buono. Piuttosto che mettere i ragazzi al centro delle nostre case, dovremmo sforzarci di metterci Dio. I nostri figli si sentiranno comunque amati, solo in un modo migliore, in un modo che mette l’altruismo davanti all’egoismo.

Errore Numero 9: La teoria del bambino perfetto.

Lo sento spesso dai professionisti a contatto coi bambini (assistenti, insegnanti, etc.): i genitori di oggi non vogliono sentire niente di negativo nei confronti dei loro ragazzi. Quando si sollevano dei dubbi o delle preoccupazioni, per quanto espressi con amore, la reazione istintiva è spesso quella di aggredire chi te lo fa notare.

La verità può far male, ma quando prestiamo ascolto con la mente e il cuore aperti, non possiamo che trarne beneficio. Potremo intervenire con largo anticipo, prima che una qualsiasi situazione sfugga di mano. Affrontare un bambino problematico è decisamente più facile di quanto non lo sia ricomporre un adulto caduto a pezzi.

Come ha osservato uno psichiatra di “Children’s of Alabama” quando l’ho intervistata sul tema della depressione adolescenziale, giocare d’anticipo è essenziale perché può alterare la traiettoria della vita di un bambino. È per questo, dice, che trova appassionante la psichiatria infantile e adolescenziale — perché i ragazzi sono resilienti, ed è molto più facile intervenire con successo quando sono giovani, invece che anni dopo, quando i problemi si sono protratti tanto da entrare a far parte della loro identità.

Errore Numero 8: La vita per conto dei figli.

I figli ci danno grandi soddisfazioni. E quando hanno successo, la cosa ci rende più felici che se fossimo stati noi a ottenerlo.

Ma quando siamo troppo coinvolti nelle loro vite, diventa difficile capire dove iniziamo noi e dove loro finiscono. E quando i figli diventano un nostro prolungamento, possiamo finire col vederli come la nostra seconda chance. D’un tratto, allora, tutto gira intorno a loro, più che intorno a noi. Ed ecco che la loro felicità inizia a confondersi con la nostra.

Errore Numero 7: L’aspirazione del migliore amico.

Una volta ho chiesto a un prete d’individuare l’errore più grave che vede nei genitori. Ci ha pensato su un attimo e mi ha risposto: “I genitori che non fanno i genitori. Quelli che non vogliono sporcarsi le mani”.

Come tutti, desidero che le mie figlie mi vogliano bene. Voglio che mi lodino e che mi apprezzino. Ma se faccio bene il mio lavoro, ci saranno volte in cui si arrabbieranno, e in cui non piacerò loro affatto. Alzeranno gli occhi al cielo, sbufferanno e si lamenteranno, e diranno che avrebbero preferito nascere in un’altra famiglia.

Cercare di essere il migliore amico di tuo figlio può solo finire per renderti più permissivo, spingendoti verso scelte dettate dalla disperazione, cioè dal timore di perderne l’approvazione. Quello non è amore; è un nostro bisogno.

Errore Numero 6: La competizione fra genitori.

Ogni genitore ha un lato competitivo. Per destare questo mostro basta che un altro genitore dia al proprio figlio un vantaggio a scapito del nostro.

Alle medie e al liceo di storie come questa ne sento parecchie, aneddoti d’amicizie infrante e tradimenti, dove una famiglia raggira l’altra. La mia impressione è che alla radice di tutto ci sia la paura. Temiamo che i nostri figli rimangano indietro. Abbiamo paura che, a meno che non ci si getti a capofitto nella pazzia, e non si faccia di tutto per aiutarli ad eccellere fin dall’inizio, resteranno mediocri per il resto delle loro vite.

Credo che i bambini abbiamo bisogno di lavorare duramente, e di capire che i tuoi sogni non vengono serviti su un piatto d’argento; che per ottenerli devi sudare e lottare. Ma quando trasmettiamo un messaggio del genere “vinci a ogni costo”, autorizzandoli a calpestare gli altri per passare avanti, perdiamo di vista la questione della personalità. Che potrà non sembrare importante nel corso dell’adolescenza, ma che negli adulti è tutto.

Errore Numero 5: Perdersi il bello dell’infanzia.

L’altro giorno ho trovato l’adesivo di una merendina alla fragola sul lavandino della cucina, che mi ha ricordato quando fortunata sia a condividere la casa con le piccole.

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FOTO: Errore Numero 5: perdersi il bello dell’infanzia.

Un giorno non ci saranno più adesivi nel mio lavandino. Non ci saranno Barbie nella vasca da bagno, bambolotti sul letto o Mary Poppins nel lettore Dvd. Sulle finestre non ci saranno impronte appiccicose, e la mia casa sarà silenziosa, perché le mie figlie se ne staranno fuori in compagnia delle amiche, invece che nel nido con me.

Crescere dei bambini piccoli può essere un lavoro duro e monotono. A volte ti sfinisce tanto — fisicamente ed emotivamente — che ti piacerebbe fossero già cresciute, per renderti la vita più facile. Poi c’è quella curiosità di sapere come saranno quando saranno cresciuti. Quali passioni avranno? Diventerà chiaro quali siano le loro doti date da Dio? Da genitori ce lo auguriamo, perché capire su quali punti di forza insistere ci permette di orientarli nella giusta direzione.

Ma proiettandoci nel futuro, chiedendoci se quel talento per l’arte renderà tuo figlio un Picasso, o se la sua voce melodica la renderà una Taylor Swift, potremmo dimenticarci di godere dello splendore che abbiamo davanti a noi: i bebè nelle tutine footie, le favole della buonanotte, il solletico sul pancino e quelle risatine di gioia. Potremmo dimenticare di lasciare che i nostri figli siano piccoli, e di goderci quell’unica infanzia che viene loro offerta.

Le pressioni sui ragazzi iniziano fin troppo presto. Se davvero vogliamo che abbiano un vantaggio competitivo, dovremo proteggerli da queste pressioni. Dovremo lasciare che si divertano, e che crescano al loro ritmo, così che possano 1) esplorare i propri interessi senza timore di fallire e 2) così che non si brucino.

L’infanzia è il momento del gioco libero e della scoperta. Quando mettiamo fretta ai bambini, li derubiamo di un’età dell’innocenza alla quale non torneranno mai più.

Errore Numero 4: I figli che vuoi contro i figli che hai.

Da genitori abbiamo dei sogni per i nostri figli. Iniziano già quando siamo incinte, prima ancora di conoscere il genere del nascituro. Dentro di noi coltiviamo la segreta speranza che siano uguali a noi, solo più intelligenti e più dotati. Vogliamo essere i loro mentori, mettendo a frutto le nostre esperienze.

Ma l’ironia dell’esser genitori è che i nostri figli ribaltano tutti gli stampi. Ci arrivano sempre con inclinazioni impreviste. E il nostro mestiere è quello di capirne il verso giusto e prepararli in quella direzione. Imporre loro i nostri sogni non funzionerà. Solo quando li vedremo per ciò che sono potremo avere un impatto potente sulle loro vite.

Errore Numero 3: Dimenticare che i nostri fatti contano più delle nostre parole.

A volte quando le mie ragazze mi fanno una domanda, poi aggiungono: “Cerca di esser breve”. Il fatto è che mi conoscono bene, perché cerco sempre di infilarci una lezione di vita. Cerco di trasmettere saggezza, dimenticando come l’esempio conti più delle parole.

Il modo in cui affronto il rifiuto e l’avversità… in cui tratto amici ed estranei… che io mi lamenti o esalti il padre… queste cose le notano. E il modo in cui mi comporto dà loro il permesso di fare lo stesso.

Se voglio che i miei figli siano meravigliosi, dovrò puntare ad esserlo anch’io. Dovrò essere la persona che spero diventeranno.

Errore Numero 2: Il giudizio sui genitori degli altri — e sui loro figli.

Per quanto possiamo non condividere il modo degli altri di esser genitore, non sta a noi giudicare. Nessuno al mondo è “del tutto buono” o “del tutto cattivo”; siamo tutti un miscuglio di entrambi, una comunità di peccatori in lotta ciascuno coi propri demoni.

Personalmente più è duro il periodo che attraverso, più sono tollerante nei confronti degli altri genitori. Quando mia figlia mi mette duramente alla prova, sarò più indulgente nei confronti di genitori che si trovano nella stessa barca. Quando la vita mi travolge, perdono gli errori degli altri, e lascio perdere.

Non puoi mai sapere che cosa stia passando l’altro, o quando sarai tu ad aver bisogno d’indulgenza. E anche se non possiamo controllare i giudizi che esprimiamo dentro di noi, possiamo contenerli cercando di comprendere la persona, invece di saltare a conclusioni.

Errore Numero 1: Sottovalutare la PERSONALITA’.

Se c’è una cosa che spero di non sbagliare con le mie piccole è il loro NOCCIOLO. La personalità, la fibra morale, la bussola interiore… sono queste le cose che pongono le basi di un futuro sano e felice. Importano più di qualsiasi voto o premio.

Nessuno è in grado di imporre una personalità ai proprio figli, e a 10 o 15 anni non importa più di tanto. I bambini cercano gratificazioni a breve termine, sta a noi come genitori vedere più lontano. Sappiamo che ciò che avrà importanza a 25, 30 e 40 anni non sarà quanto in là riusciranno a tirare il pallone, o se saranno cheerleader, ma il modo in cui tratteranno gli altri, e ciò che penseranno di loro stessi. Se vogliamo che la loro personalità si formi, la loro fiducia in se stessi, la loro forza e resilienza, allora dobbiamo lasciare che affrontino le avversità e assaggino l’orgoglio di chi, superandole, ne esce più forte di prima.

È duro veder fallire i propri figli, ma a volte dobbiamo farlo. A volte dobbiamo chiederci se intervenire sia nel loro interesse. Ci sono un milione di modi per amare un figlio, ma pur cercando di renderli felici, cerchiamo di restare coscienti del fatto che a volte il dolore a breve-termine è un guadagno a lungo-termine.

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Un antidoto contro il bullismo? Leggi!

Leggere ci rende migliori. Ora ce lo conferma anche uno studio, pubblicato su Science, condotto da Emanuele Castano, della New School for Social Research di New York, secondo cui la letteratura aumenta la nostra capacità di empatia e relazione con gli altri. La capacità di entrare in sintonia con il prossimo non è un’attitudine innata, ma si può sviluppare fin dalla giovane età allenandola con la lettura. «L’empatia deve essere promossa anche e soprattutto nei bambini, dove questa capacità si va formando – ci spiega Castano -. Per farlo esistono ottimi libri, ma anche metodi di lettura coinvolgenti. Una non profit californiana, con cui collaboriamo per valutare i risultati del loro approccio, usa ad esempio volontari che nelle scuole leggono a piccoli gruppi di bimbi dai 6 agli 8 anni, stimolandoli con domande mirate». Aggiunge Rosa Mininno, psicoterapeuta ed esperta di biblioterapia: «La lettura è fondamentale nei giovanissimi proprio per gli effetti sulle capacità di relazione. A molti ragazzi manca la capacità di comprendere che cosa prova l’altro in una situazione difficile, pensiamo ai casi di bullismo o stalking. Migliorare l’empatia significa anche prevenire questi comportamenti, oltre che favorire il dialogo interiore dei giovani. La lettura, contrariamente a quanto molti pensano, non è affatto un’attività solitaria e passiva. Un buon libro ci sprona al confronto e può essere condiviso, mentre piazzarsi di fronte al computer per intrecciare relazioni virtuali favorisce molto di più l’isolamento dei ragazzi».

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