Pillole quotidiane

FIGLI DEI SEPARATI: DIRITTO O ‘’DOVERE’’ DI VISITA?

 

Il papà o la mamma non va a prendere il minore nei giorni stabiliti in sentenza.

Quali conseguenze?

 

La legge 10 dicembre 2012, n.219, ha sancito il principio della unicità dello stato di filiazione e ha delegato il legislatore a unificare le disposizioni relative ai diritti e doveri dei genitori nei confronti dei figli nati nel matrimonio e dei figli nati fuori dal matrimonio, delineando la nozione di ‘’responsabilità genitoriale quale aspetto dell’esercizio della potestà genitoriale’’.

Il D.Lgs. 28 dicembre 2013, n.154, introducendo una disciplina della responsabilità genitoriale e dei diritti e dei doveri del figlio, ha stabilito dei nuovi principi di riferimento in materia di diritto di famiglia.

In primo luogo, il termine ‘’potestà genitoriale’’ è stato sostituito con quello di ‘’responsabilità genitoriale’’. Termine già da tempo in uso nelle Convenzioni internazionali e nelle decisioni giurisprudenziali che il legislatore ha introdotto nell’ordinamento non solo quale modifica terminologica, ma anche per ricondurre il rapporto genitore-figlio ad un complesso di doveri della cui osservanza il genitore risponde. Il termine utilizzato in precedenza di‘’potestà’’, infatti, si presentava ormai inadeguato, poiché presupponeva un potere del genitore sulla prole, tenuta all’obbedienza, al silenzio, al rispetto. Più correttamente la normativa internazionale relativa ai rapporti tra genitori e figli fa riferimento alla responsabilità genitoriale, in particolare all’art 2 , n. 7 Regolamento CE, che disciplina la competenza al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale. Il termine comprende, in particolare il diritto di affidamento e il diritto di visita.

Il legislatore italiano, invece, non ha fornito una definizione di ‘’responsabilità genitoriale’’, anche se, dalla lettura della Relazione illustrativa, emerge che con la locuzione ‘’responsabilità genitoriale’’ si indica una situazione giuridica complessa idonea a riassumere i doveri, gli obblighi e i diritti derivanti per il genitore della filiazione che viene a sostituire il tradizionale concetto di potestà. Anche qui il riferimento non è più solo dal punto di vista dei genitori, ma al superiore interesse dei minori. Nell’art 316 c.c. di nuova formulazione, il riferimento alla potestà genitoriale è stato sostituito da quello alla responsabilità genitoriale: così, il genitore che ha riconosciuto il figlio, esercita la responsabilità genitoriale su di lui e se il riconoscimento del figlio, nato fuori dal matrimonio, è fatto dai genitori, l’esercizio della responsabilità genitoriale spetta ad entrambi. La regola dell’esercizio condiviso della responsabilità genitoriale assume portata generale e, come si è visto, si estende anche al caso in cui i genitori non siano mai stati uniti in matrimonio né abbiano mai convissuto.

Ma veniamo ora alla fattispecie concreta che più ci interessa.

Nell’ambito dei provvedimenti con cui il giudice pronuncia la separazione o il divorzio tra i coniugi, vengono di solito disciplinate anche le modalità di visita dei figli da parte del genitore presso cui non sono stati collocati. Capita spesso, però, che nella realtà il genitore non affidatario non eserciti il proprio diritto di visita, lasciando così i figli privi di una figura di riferimento. Più in particolare, nella vita quotidiana, troviamo padri/madri disattenti alla cura e ai bisogni della prole, presi dal vortice degli impegni lavorativi ed economici. Esistono, infatti, molteplici situazioni famigliari dove il papà o la mamma, per i motivi più vari (lavoro, sport, egoismo, nuovo amore) non adempiono ai loro ‘’ diritti-doveri’’ di visita nei giorni stabiliti in sentenza. Infatti, l’esercizio del diritto di visita del genitore non affidatario non è solo una facoltà ma anche un dovere, da inquadrare nella ‘’ solidarietà degli oneri verso i figli degli ex coniugi’’.Il mancato esercizio può comportare la decadenza dalla potestà parentale ai sensi dell’art. 330 c.c. o addirittura ai sensi dell’art. 570 c.p., pertanto, l’esercizio del diritto di visita del non affidatario non è solo una facoltà ma anche un dovere, da inquadrare tra i componenti della famiglia e nella solidarietà che deve legarli al gruppo, oltre a costituire un ‘’obbligo’’ verso l’altro genitore. Tutto ciò non significa che si dia luogo ad un obbligo incoercibile, sia perché nessun rimedio giudiziario previsto per il caso di non attuazione ( ovvero, il genitore non affidatario non può rivolgersi al giudice), sia perchè appare percorribile ai sensi dell’art. 612 c.p.c. (esecuzione forzata dagli obblighi di fare). Affinchè sussista responsabilità del genitore non affidatario, assenteista, nei confronti del figlio, è necessario che questi abbia subito un danno consistente per esempio nella lesione della sua serenità personale, o in un pregiudizio allo sviluppo della sua personalità, verificando che tale comportamento abbia inciso in maniera negativa sul corretto sviluppo della personalità del figlio.

Ma, capita spesso, anche che quest’ultimo faccia fatica a vedere i bambini in quanto l’altro genitore adotta un atteggiamento ostruzionistico, adducendo scuse e giustificazioni ogni qual volta debbono avvenire gli incontri. Tali situazioni si caratterizzano per una serie di comportamenti, che in diritto vengano definiti come: sabotaggio delle frequentazioni con i figli, in quanto, nella maggior parte delle situazioni conflittuali, si utilizzano scuse comuni, ad esempio (il bambino dorme o non si sente bene) per non consegnare il figlio all’altro genitore o si mette quest’ultimo in circostanze dove lo spogliano dal ruolo genitoriale; ed in altri casi, addirittura viene operato un allontanamento fisico del minore, giustificato dal trasferimento del genitore affidatario in un’altra località. Il proliferarsi di queste situazioni ha condotto ad una serie di pronunce della Corte di Cassazione, che ha ritenuto che queste condotte rientrino nel reato di “ mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Giudice’’, qualora il genitore tenuto all’osservanza degli obblighi imposti dal Tribunale in materia di affidamento dei minori le ignori senza portare una valida motivazione.

Una simile tutela è prevista in sede civile, dove l’art. 709 ter, comma 2 c.p.c., stabilisce che, in ipotesi di gravi inadempienze o di atti che denneggino il minore ed ostacolino lo svolgimento del diritto di visita, il Giudice, su richiesta dell’interessato (padre o madre che sia), possa disporre la modifica dei provvedimenti in vigore, l’ammonizione del genitore inadempiente, quindi, alla sospensione e nei casi più estremi alla decadenza dalla potestà genitoriale, la condanna di costui al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, ed anche il risarcimento dei danni arrecati con la propria condotta.

Certo è che in queste situazioni dovrebbe essere sempre e comunque tenuto in primo piano il benessere dei minori ed il loro diritto ad uno sviluppo psico-fisico sereno ed equilibrato.

Infatti, non va dimenticato, però, che la conseguenza di tutto questo è di solito un provvedimento di sospensione delle frequentazioni genitore-figlio, che di solito finisce sempre col portare ad un umiliante svalutazione della figura genitoriale, ed inoltre, per i casi di decadenza dalla responsabilità genitoriale è opportuno ricordare che la pronuncia sulla decadenza è conseguente alla violazione dei doveri sulla responsabilità genitoriale, o all’abuso dei poteri con grave pregiudizio del figlio, e che alla pronuncia sulla decadenza può conseguire l’allontanamento del minore, l’adozione di provvedimenti opportuni per il suo interesse, ed in ogni caso la reintegra del genitore dichiarato decaduto, ove siano cessate le ragioni per cui era stata pronunciata art. 332 c.c.

Vorrei concludere con una mia personale riflessione: spesso, per la propria separazione o divorzio si cerca l’avvocato migliore per vincere la causa. Ma, in questo caso, possiamo parlare di vittoria, pensando ai nostri bambini? E’ davvero una causa solo nostra?

Avv. Fabio Orlandi, Dott.ssa Amalia Roberto

(Esperto in diritto di famiglia) (Collaboratrice)

STUDIO LEGALE ASSOCIATO OFP STUDIO LEGALE ASSOCIATO OFP

Read more

Pariteticità di trattamento dei figli nati fuori dal matrimonio a quelli nati in costanza di matrimonio. Casi limite di affidamento “esclusivo.”

La legge 219 del 2012 ha introdotto novità significative in tema di trattamento dei figli nati dentro o fuori dal matrimonio.
Con questa legge è stata superata definitivamente la distinzione tra i c.d. figli naturali ( nati al di fuori del matrimonio) e i c.d. figli legittimi ( nati in costanza di matrimonio).
Tale equiparazione giuridica emerge chiaramente dal nuovo testo dell’art. 315 del Codice Civile, il quale stabilisce: “tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico.”
L’intento del legislatore è stato, evidentemente, quello di introdurre una normativa generale applicabile ai rapporti tra genitori e figli, indipendentemente dalla sussistenza o meno di un vincolo matrimoniale tra i genitori.
Ma cosa dice la nuova normativa in tema di affidamento dei figli? E ancora, ci sono delle differenze nell’affidamento qualora si rompa il matrimonio o semplicemente si sciolga un c.d. coppia di fatto?
Preliminarmente affrontiamo il secondo interrogativo, e in questo caso, la risposta dovrà essere sicuramente negativa. Lo stesso art. 337 bis c.c. stabilisce che la nuova normativa si applica in caso: “di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio e nei procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio.” Dalla testo normativo possiamo affermare quindi, che la nuova legge si applica a tutti i casi di affido, indipendentemente dalla contrazione o meno del vincolo matrimoniale.
Una volta chiarito l’ambito di applicazione della nuova normativa, è necessario analizzare in concreto cosa prevede la nuova normativa in tema di affidamento per rispondere al primo interrogativo.
La norma di riferimento è l’art. 337; questa norma in concreto stabilisce che la regola generale deve necessariamente essere quella dell’affidamento condiviso (secondo le rilevazioni ISTAT l’affido condiviso è percorso nel 90,3% dei casi), e solo in casi del tutto eccezionali il giudice può optare per l’affidamento esclusivo, e qualora decida per l’affidamento esclusivo dovrà necessariamente motivare questo provvedimento.
La base sulla quale il giudice fonda la propria decisione è quindi l’interesse del minore, non sono legittime altre valutazione. Ciò significa che il giudice, caso per caso, verificherà se l’affidamento condiviso possa o meno arrecare pregiudizio al minore, e solo in tal caso deciderà per “l’esclusivo”.
Quali sono le facoltà e i poteri dei genitori nel caso di affidamento condiviso?
Con la legge attuale i genitori hanno pari dignità, ciò significa che essi devono partecipare in condizioni di parità alla crescita del figlio in tutti i suoi aspetti, tenendo da conto ovviamente, come prevede la stessa Costituzione, le inclinazioni personali del figlio stesso.
Tuttavia, la necessità di garantire pari dignità hai genitori nella crescita del figlio non deve configgere con la necessità di garantire al minore un ambiente stabile nel quale crescere e sviluppare la propria personalità; e qui entra in gioco il tema del “collocamento” del minore.
Per “collocamento” si intende il luogo nel quale il minore risiede prevalentemente che può essere o il luogo di residenza della madre o il luogo di residenza del padre, tuttavia rispetto al passato, sono molto più ampie le possibilità per il genitore presso il quale il figlio non è collocato di passare del tempo con questo.
La decisone su quale sarà il genitore “collocatario” è usualmente presa dai genitori di comune accordo, tuttavia nel caso di disaccordo sarà lo stesso giudice a stabilirlo, previa audizione del minore nel caso di figli di età maggiore ai 12 anni.
Cosa succede invece nelle ipotesi di affidamento esclusivo? Quando può essere richiesto? E quali sono i poteri del genitore non affidatario?
Come più volte precisato, l’affidamento esclusivo è una ipotesi eccezionale che il giudice concede, solo nel caso in cui vi siano determinati presupposti i quali tuttavia non sono stati previsti esplicitamente dal legislatore che si limita semplicemente a prevedere che l’affido esclusivo deve essere disposto quando l’affidamento all’altro genitore “è contrario all’interesse del minore.” Anche in assenza di norme specifiche che regolino la materia, la giurisprudenza ha tuttavia individuato alcune ipotesi in cui non è possibile disporre l’affidamento condiviso; innanzitutto nei casi estremi di violenza sui figli o in caso di violenza sul coniuge (o sul compagno nelle coppie di fatto), ma anche se vi sono forti carenze di un genitore sul piano affettivo. Ad esempio è motivo di affidamento esclusivo il fatto che un genitore non provveda alla cura e all’educazione del figlio minore o non versi volontariamente l’assegno di mantenimento.
Nel caso in cui il giudice decida per l’affidamento esclusivo l’esercizio della responsabilità genitoriale sarà di esclusiva competenza del genitore affidatario, ciò significherà che le decisioni relative alla vita del figlio verranno prese esclusivamente dal genitore affidatario.
Tuttavia, le decisioni di maggior interesse sono generalmente prese di comune accordo tra i genitori.
Il genitore cui i figli non sono affidati ha comunque il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli per il loro interesse.
Chiarita la normativa vigente è opportuno soffermarsi anche su chi sia il giudice competente a decidere in materia di affido dei figli.
Con la nuova legge tutte le controversie riguardanti l’affidamento e il mantenimento dei minori, anche quelle relative a figli di genitori non coniugati, sono di competenza del giudice ordinario.
Inoltre, nel caso di matrimonio è ovvio che la coppia si rivolga al tribunale per decidere sulle questioni inerenti l’affido dei figli e i rapporti patrimoniali, dato che queste questioni saranno decise contestualmente alla separazione personale.
Nel caso invece di coppie di fatto è possibile che i genitori optino per un accordo convenzionale tra loro. Tuttavia è sempre consigliabile che tali accordi vengano stipulati con l’assistenza di legali qualificati, e che vengano sottoposti anche alla ratifica del Tribunale così che acquistino efficacia.

Avv. Fabio Orlandi, esperto in diritto di famiglia
Dott. Michele Mura

Read more

Spese straordinarie per i figli: quali sono e come si distinguono dalle ordinarie.

Spese Spese straordinarie per i figli: quali sono e come si distinguono dalle spese ordinarie?

Stabilire cosa rientri nelle spese ordinarie per il sostentamento della prole e cosa nelle spese straordinarie è ad oggi una delle questioni più discusse tra i genitori separati.
Il codice civile si limita, infatti, ad indicare la misura e le modalità con cui ciascuno dei genitori deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli, senza operare alcuna distinzione in merito all’ordinarietà e straordinarietà delle spese necessarie al loro sostentamento.

Nel silenzio del Legislatore, dunque, la portata e il contenuto di dette spese sono necessariamente frutto di un’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale.
Orbene, in caso di contrasti tra i genitori, è il Giudice che deve individuare, nella maniera più analitica e dettagliata possibile, quali spese vadano considerate nell’una o nell’altra categoria.

La giurisprudenza è unanime nel ritenere che alle spese ordinarie, destinate a soddisfare i bisogni e le normali esigenze di vita quotidiana della prole, il genitore non affidatario vi contribuisce attraverso la corresponsione periodica di un assegno di mantenimento.

Tale inglobamento non vale, invece, per le cosiddette spese straordinarie, riconducibili a esigenze diversificate, ma generalmente attinenti alla sfera scolastica, sportivo- ricreativa e medico-sanitaria dei figli che non rientrano nelle ordinarie esigenze dei medesimi.

Dette spese, in quanto esborsi occasionali e/o imprevedibili rispetto alle normali consuetudini di vita della prole, avuto riguardo al livello sociale del nucleo familiare, non sono quantificabili né determinabili in anticipo rispetto al momento della determinazione giudiziale dell’assegno di mantenimento e, pertanto, non possono ritenersi mai ricomprese in modo forfettario all’interno della somma corrisposta con il predetto assegno.

Le spese straordinarie, dunque, sono individuate nelle spese che per la loro rilevanza e per la loro imprevedibilità non fanno parte dall’ordinario regime di vita dei figli. Esse sono dovute a un’esigenza della prole cui bisogna far fronte, esigenza che può essere frutto della necessità o della libera determinazione dei genitori che, tenendo semprestraordinarie per i figli: quali sono e come si distinguono dalle spese ordinarie?

Stabilire cosa rientri nelle spese ordinarie per il sostentamento della prole e cosa nelle spese straordinarie è ad oggi una delle questioni più discusse tra i genitori separati.
Il codice civile si limita, infatti, ad indicare la misura e le modalità con cui ciascuno dei genitori deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli, senza operare alcuna distinzione in merito all’ordinarietà e straordinarietà delle spese necessarie al loro sostentamento.

Nel silenzio del Legislatore, dunque, la portata e il contenuto di dette spese sono necessariamente frutto di un’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale.
Orbene, in caso di contrasti tra i genitori, è il Giudice che deve individuare, nella maniera più analitica e dettagliata possibile, quali spese vadano considerate nell’una o nell’altra categoria.

La giurisprudenza è unanime nel ritenere che alle spese ordinarie, destinate a soddisfare i bisogni e le normali esigenze di vita quotidiana della prole, il genitore non affidatario vi contribuisce attraverso la corresponsione periodica di un assegno di mantenimento.

Tale inglobamento non vale, invece, per le cosiddette spese straordinarie, riconducibili a esigenze diversificate, ma generalmente attinenti alla sfera scolastica, sportivo- ricreativa e medico-sanitaria dei figli che non rientrano nelle ordinarie esigenze dei medesimi.

Dette spese, in quanto esborsi occasionali e/o imprevedibili rispetto alle normali consuetudini di vita della prole, avuto riguardo al livello sociale del nucleo familiare, non sono quantificabili né determinabili in anticipo rispetto al momento della determinazione giudiziale dell’assegno di mantenimento e, pertanto, non possono ritenersi mai ricomprese in modo forfettario all’interno della somma corrisposta con il predetto assegno.

Le spese straordinarie, dunque, sono individuate nelle spese che per la loro rilevanza e per la loro imprevedibilità non fanno parte dall’ordinario regime di vita dei figli. Esse sono dovute a un’esigenza della prole cui bisogna far fronte, esigenza che può essere frutto della necessità o della libera determinazione dei genitori che, tenendo sempre

conto del proprio tenore di vita, decidono di sostenere una determinata spesa per venire incontro ai desideri del figlio.
Ciò posto, la legge prevede che le decisioni di maggior interesse per i figli debbono essere assunte di comune accordo tra i genitori.

In particolare, nell’ipotesi di affidamento esclusivo, la Cassazione ha precisato che il genitore non affidatario deve intervenire e concorrere solo nelle scelte straordinarie di maggior interesse, di talché in relazione alle decisioni sulle spese di carattere straordinario che non coincidono con quelle di maggiore interesse, il suo intervento non è necessario.

Al contrario, in caso di affidamento condiviso è necessario che il genitore affidatario si accordi preventivamente con l’altro genitore. Quindi, ad eccezione delle spese mediche indifferibili ed urgenti che possono essere sostenute in assenza di un comune accordo dando comunque titolo a conseguire il rimborso della metà, per le altre spese straordinarie il coniuge che ne richieda il rimborso ha l’onere di provare la preventiva consultazione dell’altro coniuge.

Ebbene, al fine di dare soluzione uniforme ai conflitti fra coniugi, alcuni Tribunali, in collaborazione con i Consigli dell’Ordine, associazioni ed esperti, hanno redatto dei protocolli d’intesa utili a fornire delle linee giuda nella qualificazione delle spese ordinarie e straordinarie.

Tali protocolli, pur se non esaustivi, riportano una sostanziale omogeneità nella tipizzazione delle singole voci di spesa relativa alla prole, distinguibili fondamentalmente in tre categorie.
Le spese cosiddette scolastico-educative vengono per lo più ricondotte nella categoria delle spese ordinarie relative all’istruzione e, dunque, tutte quegli esborsi relativi all’acquisto di libri scolastici, materiale di cancelleria, abbigliamento per lo svolgimento dell’attività fisica a scuola, quota di iscrizione a gite scolastiche e mensa scolastica. Al contrario, sono generalmente ritenute spese straordinarie quelle per i viaggi studio all’estero e le ripetizioni scolastiche.

Le spese per attività ludiche-sportive-ricreative quali vacanze, sport, corsi extrascolastici, musicali e all’estero, per l’acquisto di pc, motorino o auto, per il conseguimento della patente di guida, e per il pagamento di eventuali contravvenzioni,

vengono inquadrate dalla giurisprudenza di merito quali spese straordinarie dovute in quanto necessarie, sia per l’autonomia che per l’arricchimento istruttivo del figlio, ma che devono essere preventivamente concordate con l’altro coniuge.
L’altra categoria di esborsi particolarmente rilevante è quella concernete le esigenze sanitarie della prole le quali, a seconda della loro natura, vengono a volte ricomprese nelle spese ordinarie ed altre volte qualificate come spese straordinarie. A titolo esemplificativo rientrano tra le prime le cosiddette “cure ordinarie“, come le visite pediatriche, l’acquisto di medicinali da banco o comunque di uso frequente, le visite di controllo. Analogamente sono da considerarsi spese ordinarie quanto erogato al fine di garantire cura ed assistenza al proprio figlio disabile, essendo destinate, invero, a soddisfare i bisogni quotidiani del ragazzo in relazione alla specificità della sua situazione. Diversamente vengono qualificate come straordinarie le spese concernenti un improvviso intervento chirurgico, visite specialistiche, trattamenti psicoterapeutici, cicli di fisioterapia necessari in seguito ad un incidente stradale od altro ed, infine, quanto erogato per acquistare un paio di occhiali da vista al minore o l’apparecchio ortodontico.

Tuttavia, ad oggi, nonostante gli sforzi interpretativi della dottrina e della giurisprudenza, la qualificazione e la quantificazione delle spese straordinarie è spesso motivo di conflitto tra i coniugi e pertanto si sente fortemente la necessità di un’efficace regolamentazione in materia da parte del Legislatore.

Orbene, nell’attesa di un tale intervento normativo, un ruolo decisivo è ricoperto dagli avvocati e dai Giudici i quali, nelle rispettive funzioni, si ritrovano a “collaborare” al fine di creare un omogeneo orientamento in tal senso, e dai genitori che sono sempre più portati a predisporre responsabilmente un progetto educativo per i figli, che comprenda le scelte educative e quelle di maggior interesse, anche attraverso la quantificazione di esborsi economici, nel preminente interesse dei figli.

Avv. Fabio Orlandi Patrocinante in Cassazione
Dott.ssa Daniela Caniglia

Read more

Divorzio breve: ecco le ultime novità

La legge istitutiva del divorzio in Italia, la n. 898, risale al 1970. Tuttavia appare incontestabile la circostanza che vede da allora una profonda mutazione della società e, dunque, della nozione tradizionale di famiglia.
Orbene, è compito di un Legislatore attento alle esigenze della collettività odierna di “accompagnare” simili dinamiche.

Read more

DIRITTI DEI NONNI ALLA LUCE DELLA L. 219/2012

I nonni vantano un diritto di visita nei confronti dei nipoti? Quali sono le tutele giudiziarie accordate ai nonni? I nipoti hanno un diritto a mantenere un rapporto stabile con i nonni?

Con l’introduzione della L. 219/2012, anche i figli naturali, tali quelli generati al di fuori del matrimonio, hanno formalmente sia nonni che zii. Si tratta di una svolta epocale nell’ambito del diritto di famiglia, in quanto in precedenza, i figli naturali non erano legati da alcun vincolo di parentela con i propri nonni.

La consacrazione di tale principio, è avvenuta con l’art 1 della suddetta legge, che sostituisce l’art 74 c.c., stabilendo che “la parentela è il vincolo che si stabilisce tra persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui sia avvenuta al di fuori di esso”.

Read more

Consulenza legale sul diritto di famiglia

A partire da questa edizione, la nostra rivista collaborerà con lo Studio Legale Orlandi Falzone Perillo Associati di Roma, con sede in Corso Vittorio Emanuele II, n. 326, nella persona del socio fondatore Avv. Fabio Orlandi, specializzato in diritto di famiglia e della Dott.ssa Elisa Patrizi.

Ogni quindici giorni, per mezzo della rubrica “l’esperto risponde”, verranno trattati da parte dello Studio Legale Orlandi Falzone Perillo Associati, questioni inerenti il diritto di famiglia, sulla base delle recenti sentenze della Cassazione, nonché delle questioni di cronaca che impongano un approfondimento specifico sui temi familiari.

I lettori che volessero trovare specifiche risposte alle proprie questioni, possono in maniera del tutto gratuita  e riservata, richiedere una consulenza all’indirizzo f.orlandi@ofpassociati.it. Le risposte verranno pubblicate sul portale Pilloledizucchero.it.

Read more