Pillole quotidiane

PASSAGGI E LA MAMMA ANSIOSA

Abbiamo appena festeggiato il passaggio dal vecchio al nuovo anno, forse sarà l’ultima volta che lo festeggio con tutti i figli: i due neoadolescenti stanno mostrando lealtà verso noi genitori, ma anche sentono il richiamo del mondo fuori, che si fa sempre più pressante…

Volevo raccontare come li vivo io, questi passaggi: non importa che sia psicologa, sono lo stesso (o forse appunto per questo) una mamma ansiosa.

Mamma ansiosa figlia di mamma ansiosa, e l’ansia si ferma alla generazione precedente la mia, penso: mia nonna non l’ho conosciuta, ma credo che la fede a quei tempi aiutasse molto bene a gestire l’ansia. Ora che abbiamo gli psicologi e i telefonini, forse siamo ancora in difficoltà?

Ecco un esempio su come il telefonino non aiuta (la mamma, pure psicologa) a gestire emotivamente il passaggio “dall’abbraccio della mamma al mondo”.

Durante le vacanze di Natale i due maschi fanno una vacanza (uno con gli scout, l’altro con l’oratorio). Hanno entrambi il telefonino. Concordiamo che mi manderanno degli sms, a cui posso eventualmente rispondere, ma non pretendere di avere una contro risposta.

Sono brava, mi dico: se dovessi lasciare a briglie sciolte la mia ansia, pretenderei delle telefonate e non semplici laconici sms. (Tenete conto che devo sempre gestire anche l’ansia della nonna, che a sua volta mi chiede via sms se i figli mi hanno inviato gli sms concordati).

A proposito della laconicità, Francesco rasenta il ridicolo: il suo primo sms arriva già due ore dopo che è partito, e io non so se essere felice o preoccupata. “Mi ritirano il cell”. Immediatamente arriva un secondo sms: “lo ritirano a tutti”. Eh certo, conosce bene la sua mamma: infatti mi era già partito il fotone “cosa avrà fatto per beccarsi subito questa punizione?”. E uno conclusivo: “ce lo ridanno stasera”.

Alla sera poi arriva l’ultimo sms della giornata: “ora è sera, mi hanno ridato il cell. Buonanotte”.

Come faceva mia mamma, che ai tempi della mia adolescenza non esisteva il cellulare, non lo so. Forse diceva rosari o si distraeva tirando la casa a lucido.

Io, in questi momenti di transizione dalla partenza dei figli al loro ritorno, vivo in apnea. Me ne accorgo dopo, quando ritornano.

Allora mi chiedo di che cosa è fatto questo passaggio, per noi mamme. E poi arrivo a pensare che è sempre un lasciar andare, uno spingere fuori, da quando nascono.

E tutti i teorici che ho studiato sono lì a sostenere che è per questo, che ci siamo: per rifornirli a sufficienza (di amore, risorse, strategie) perché vadano, e per essere lì quando ritornano. Magari ammaccati, o semplicemente raffreddati. (ad esempio è inutile dire al Franci di coprirsi, non gli interessa nulla che poi io debba curargli la bronchite, cosa che mi stressa tantissimo).

E più siamo brave in questo, più siamo una “base sicura”, più loro potranno inoltrarsi nel mondo: allora quando vanno io mi dico “devo essere tutto sommato bravina, se se ne vanno spensierati ed entusiasti, no?”.

Questa è una consolazione per gestire il vuoto. Il vuoto che non possiamo illuderci di rendere meno impegnativo grazie al cellulare.

La definizione “sindrome da nido vuoto” è di solito adottata in quella fase del ciclo di vita famigliare in cui i figli abbandonano la famiglia di origine per crearsene una loro, o comunque per seguire e realizzare il proprio progetto di vita.

Forse queste vacanze-senza-genitori sono piccole prove per prepararsi a quell’evento?

In una alternanza di vuoti e pieni, anche io mamma opero un passaggio, direi di consapevolezza: arrendersi alla realtà non riduce del tutto l’ansia, ma me la fa sopportare meglio.E così rispondo agli sms dei figli con l’unica cosa che mi sembra sensata: “ciao tesoro ti voglio bene”.

Elena Rovagnati

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Drin, sveglia…si torna a scuola!

Gli adulti, che soffrono di stress da rientro e faticano a reintegrarsi nei ritmi frenetici della vita di tutti i giorni, rappresentano una media alta . Ma attenzione, molto spesso soprattutto i più piccoli, accusano il ritorno ai ritmi e alle routine. Per i bambini è un momento molto delicato va considerato il fatto che per loro il periodo di pausa rispetto agli adulti è molto più lungo, ed hanno necessità di un tempo sufficiente per riprendere le abitudini e rendere meno stressante il ritorno a scuola. Il ritorno alla vita quotidiana, la fine delle vacanze  non sono mai un momento facile: i ritmi frenetici, gli impegni calendarizzati, gli orari fissi, il sonno, le abitudini alimentari, molto tempo in ambienti chiusi, lo stare fermi, la concentrazione, la lontananza da parenti, nonni e meno tempo con mamma e papà, sono alcune delle cause di situazioni di ansia e stress. Sono questi i motivi per cui è fondamentale affrontare il ritorno con tempi lenti, prima di tuffarsi a capofitto in tutte le attività, responsabilità, doveri….

Riflettere sul comportamento, sulle sensazioni di noi genitori alle prese con il rientro al lavoro, a quanto si ha bisogno di tempo per il reintegro, ci aiuta ad immaginare la fatica che possono fare i nostri figli che devono rientrare in un ambiente normativo, dove l’impegno richiesto è massimo. Facciamo caso anche alle parole che utilizziamo quando noi genitori rientriamo al lavoro: se connotiamo negativamente la fine delle nostre ferie e la ripresa del lavoro, passiamo inevitabilmente l’idea che impegnarsi nel lavoro (e, per i bambini, nella scuola) sia faticoso e poco interessante. Dobbiamo invece cercare di infondere loro energia e voglia di fare.

In funzione di ciò è fondamentale la gradualità: è importante non strafare, non attivare da subito programmi troppo pressanti e soprattutto non perdere la piacevolezza tipica del tempo libero.

Occorre parlare delle proprie emozioni da adulti, condividendole e lasciando spazio per ascoltare le aspettative, l’entusiasmo o il timore, che i bambini esprimeranno nei confronti del ritorno a scuola, è bene condividere i loro pensieri e le loro emozioni, cogliendo l’opportunità di dialogo, ad esempio preparando il materiale insieme, pensare ad i vestiti da mettere, al racconto da fare ai compagni ed alle insegnati così da dare continuità.

I sintomi che il disagio, soprattutto nei bambini, può causare possono riguardano difficoltà nel dormire, incubi e disturbi comportamentali di vario genere. I più piccoli possono diventare irrequieti, e chiedere continuamente attenzione da parte dei genitori. Questi problemi possono durare anche per un po’ dopo l’inizio della scuola, ma, nel caso proseguano, è preferibile parlarne con gli insegnanti e consultare un esperto.

Quindi diamo spazio al dialogo, ritagliando del tempo per stare con i propri figli, anche una volta tornati alla vita frenetica di tutti i giorni. È basilare parlare, chiacchierare con i propri bambini, spiegare loro che i nuovi ritmi di lavoro riguardano tutti, e tutta la famiglia deve abituarsi alla ritrovata quotidianità. Vanno ribadite le regole, perché i bambini imparino a rispettare i nuovi orari e le ritrovate abitudini. Rientrati dal lavoro, i genitori possono trovare il tempo per una breve passeggiata, un gioco da tavolo, per raccontare la propria giornata soffermarsi insieme così da far sentire la presenza, la disponibilità, l’esserci anche nel tram tram di tutti i giorni.

La mancata voglia di andare scuola può essere in alcuni casi legata al bullismo o ad altre difficoltà scolastiche, come i disagi nell’apprendimento, malessere, che non permettono al ragazzo di raggiungere i traguardi desiderati. E’ bene quindi capire di cosa si tratta per cercare le reali cause di un cambiamento nel comportamento del ragazzo.

E’ anche per questo che i genitori devono tentare di mantenere un rapporto di comunicazione aperto, anche se non sempre è facile. I ragazzi che hanno problemi di ansia scolastica possono manifestare sintomi fisici e psicosomatici come: mal di testa, nausea, dolori muscolari. Possono sembrare una scusa, ma in realtà si verificano a causa dello stress.

Il compito dei genitori è di infondere entusiasmo per far sentire la voglia di tornare a scuola, dai compagni, dalle insegnati. Il ritorno a scuola non deve essere, un momento fonte di stress per bambini e ragazzi dopo la fine delle vacanze. Bisogna stimolare nei figli la voglia di tornare con la giusta passione, affrontando e superando paure e preoccupazioni.

Cerchiamo di tener presente qualche piccolo accorgimento da utilizzare:

-Non lamentiamoci(noi adulti) dell’inizio della scuola, esternando preoccupazioni, paure, “prevedendo” che il bambino avrà o ci darà problemi. Queste fanno parte di quelle “profezie che si auto avverano”. I bambini (e i ragazzi) ci ascoltano, risentono dei nostri malumori e li fanno propri. La scuola vista da noi con serenità diventa un posto sicuro in cui può anche essere piacevole andare.
-Diamo valore ed importanza ai riti. Prepariamo la cartella insieme, stiliamo una lista di ciò che abbiamo già e di ciò che va ricomprato, organizziamo con lo stesso entusiasmo della partenza per le vacanze!

-Ripristinare un corretto ciclo “sonno-veglia”, quindi, già nei giorni precedenti la ripresa scolastica, mettere a letto i bambini mezz’ ora prima, svegliandoli, allo stesso modo, mezz’ ora prima.

-Una regola d’oro: mai rinunciare alla prima colazione!

Per cominciare con il piede giusto tutti gli impegni quotidiani è fondamentale che venga consumata: la colazione dovrebbe garantire infatti circa il 20% delle calorie totali della giornata ed è l’unico momento in cui spesso i bambini consumano prodotti preziosi come il latte o lo yogurt, da affiancare a una merendina, biscotti o frutta, per assicurare il giusto apporto calorico in vista delle ore successive, dopo il digiuno notturno.

-Riprendere una corretta alimentazione: colazione abbondante, merenda di metà mattina leggera, di modo che il bambino possa, una volta sedutosi a tavola per il pranzo, mangiare con appetito. Non tralasciamo l’importanza di una dieta sana. Un bambino che mangia tanta frutta e verdura, varia spesso gli alimenti, non esagera con merendine e zuccheri (indicazioni basilari) sarà meno stanco, più energico e reattivo, per cui più sereno nel riprendere il proprio lavoro. Evitate poi pasti troppo abbondanti, che impongono una digestione laboriosa, la quale richiama più sangue verso l’apparato digerente e riduce quello che affluisce al cervello, inducendo quindi sonnolenza. Meglio concedersi nel corso della giornata qualche spuntino a base di prodotti facilmente digeribili e assimilabili, come un frutto, una merendina, crackers o biscotti, per mantenere attenzione e concentrazione anche nelle ultime ore della mattinata e stabilire le giuste pause fisiologiche nelle ore di studio. E questo…. in realtà vale per tutti, grandi e piccini

-Ricordare gli orari ed i tempi scolastici e di lavoro, scandire insieme ad i figli la giornata

-Adottare un atteggiamento che infonda entusiasmo nell’affrontare la ripresa scolastica: sottolineare ad esempio la gioia nel ritrovare i compagni, nel riprendere attività ludiche e piacevoli…

-Incoraggiare i bambini verso l’ autonomia, sia nel vestirsi che nel nutrirsi…

-Dedicarsi agli aspetti della socializzazione con amici e compagni

Per ridurre lo stress e l’ansia, è giusto organizzarsi la sera prima (anche durante l’anno), preparando, insieme al bambino, lo zaino e gli abiti; per il rientro è importante anche svegliarsi prima per non rischiare di fare tutto frettolosamente arrivando a scuola in tempo per salutare i compagni, riprendere confidenza con la situazione e l’ambiente.

-Meno cartoni in tv al rientro a casa e più sport, giochi…musica

E non da ultimo identificare genitori e figli buoni propositi per il periodo scolastico/lavorativo, individuando momenti di condivisione e magari pensare alla riuscita dei buoni propositi come stimolo per programmare altri periodi di vacanza piacevoli e pieni di esperienze importanti.

Dott.ssa Marzia Pantanella

 

 




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Lettera a Babbo Natale

Caro Babbo Natale…
Scrivere lettere a Babbo Natale è una tradizione natalizia che ricorre fin dalla notte dei tempi, e in queste scritture, rappresentazioni, più o meno comprensibili, i bimbi chiedono, sperano e sognano di ricevere almeno un dono per la notte di Natale. Ogni anno inviano le loro letterine attraverso caselle postali, oppure le consegnano a mano direttamente a Babbo Natale nei grandi centri commerciali e recentemente, i più tecnologici, le inviano tramite e-mail, credendo di poterle farle arrivare prima a destinazione. In passato, invece, le lettere si bruciavano nel camino… Riflettiamo sul perché i moderni Babbi Natale aspettano i piccoli nei centri commerciali…
La tradizione unisce i popoli ne rappresenta l’identità, è continuità, il legame con il passato è la storia, le radici, pertanto va conservata nei valori più puri pur riconoscendo i piccoli cambiamenti che il trascorrere del tempo porta pari passo con i cambiamenti della società.
Anche in Italia stessa per non andare troppo in là ci sono tradizioni diverse in merito alla lettera, una tra tante, in Veneto viene spedita a e per Santa Lucia ma la valenza rimane la stessa. L’atmosfera del Natale, attraverso i suoni, le luci e l’aria magica dei giorni di festa, scatena la fantasia dei bambini e la loro voglia di sognare.
L’adulto, il genitore ha la funzione di preservare questa magia promotrice di emozioni e sentimenti che vanno sostenuti, incoraggiati e perché no recuperare la nostra parte di bambino a cui brillavano gli occhi mentre lasciava , scrivendo la letterina, una traccia di sé delle sue aspettative, dei sui desideri, attraverso i propri figli, gli occhi dei bambini, il loro entusiasmo! Per farlo è utile rinnovare le tradizioni legate al Natale che spesso permettono anche agli adulti di fare un tuffo nel loro essere stati bambini.
Il signore, il nonno, con la barba bianca e vestito di rosso è un personaggio di grande interesse nell’immaginario infantile ha un fascino particolare, legato alla dolcezza, alla premura , alla bontà, tutti valori positivi. Anche se per alcuni soprattutto i più piccoli fa paura, ma la paura in questo caso è legata allo sconosciuto ed a volte all’aspetto giudicante che gli adulti gli danno in accezione negativa, come a volte si fa con le forze dell’ordine. L’adulto è, rimane un filtro per il bambino.
Si può dire che la fama di Babbo Natale sia mondiale, infatti oltre che nella tradizione natalizia della civiltà occidentale, Babbo Natale è presente e riveste particolare importanza in America latina, in Giappone e in alcune parti dell’Asia orientale. Tutte le varianti del Babbo Natale moderno hanno origine da San Nicola di Mira, un ecclesiastico proveniente da Myra, antica città dell’odierna Turchia. Per permettere ai bambini che non potevano uscire di casa a causa del freddo di conoscere la figura di Gesù, San Nicola esortava i parroci della sua diocesi a recarsi direttamente nelle case dei bambini portando loro un regalo. I parroci così raggiungevano i bambini con delle slitte trainate da cani indossando pesanti soprabiti rossi per ripararsi dal freddo e portando con loro un sacco pieno di regali. Questa leggenda, che ruota intorno alla figura di San Nicola, ha dato origine al nome e al mito di Santa Claus.
I bambini sono curiosi e per questo ci riempiono di domande dove andrà a finire la letterina, in quale paese…chi la leggerà, come fa Babbo Natale a leggerle tutte…
E’ importante aiutare i nostri figli a scrivere la letterina a Babbo Natale mostrandogli anche un esempio chiedendo loro di raccontare tutti i desideri spontaneamente, le emozioni riprendendo anche la possibilità di esprimere i propri sentimenti, le emozioni, legittimandoli ad essere sinceri, a pensare anche agli altri, non solo ai giocattoli, all’aspetto materiale. Per chi ci dirà…:<<ma io non so scrivere>> si darà la possibilità di disegnare, rappresentare, ritagliare ed incollare volti per esprimere le emozioni e foto dei giochi o altro…

Purtroppo alcuni genitori utilizzano le letterine a Babbo Natale, per correggere determinati comportamenti che ritengono errati, babbo natale come censore, per i propri figli e per spronarli a mantenere un comportamento corretto nella vita. L’ideale sarebbe far comprendere ai bambini che l’amore e l’armonia, la serenità sono i regali più importanti che dovrebbero desiderare a Natale. Certamente i bambini vivono in un mondo fantastico, assolutamente da proteggere, ma allo stesso tempo bisogna rispettare anche i loro desideri più materiali per cui qualche dono giocattoli, libri, vestiti (purché in numero esiguo) non farà male a nessuno. In fondo, il Natale è un momento da vivere in allegria e serenità insieme!
Stiamo attenti alle trappole del consumismo, i mass media iniziano a settembre a bombardare di pubblicità allettanti ad alto contenuto influenzante i canali Tv soprattutto dedicato ai bambini. Tutto per accattivare l’attenzione dei nostri figli, tanti colori, musiche, animazione che stimolano la curiosità il desiderio. I bambini sono spinti a chiedere più o meno regali, questo piuttosto che quello ed è proprio ora che dobbiamo intervenire, è in questo che entra in gioco l’aspetto educativo rispetto al riconoscimento dei valori, delle priorità. Noi genitori per primi siamo chiamati a dare l’esempio. Anche noi genitori possiamo scrivere la letterina
Ora cosa fare se i bambini fanno capricci legati alla voglia assoluta di vedere di persona il tanto sognato Babbo Natale, ricordate loro che quello vero vive a Rovaniemi, nella Lapponia finlandese, proprio nel punto dove la strada principale del nord attraversa il fatato circolo polare artico. Per la precisione, abita nel suo meraviglioso villaggio, circondato da elfi e da renne. La renna più famosa è la nona: Rudolph quella dal naso rosso.
Poi, per farli stare buoni, rammentate loro che i piccoli aiutanti di Babbo Natale sono instancabili e onnipresenti! Che il vero Babbo Natale si può ritrovare nei sogni…per cui è importante dormire e riposare sereni.
Ad onor del vero va ricordato che c’è una corrente di pensiero che vede la questione di Babbo Natale e tutto quanto legato a questo, anche la letterina, come un qualcosa di negativo legato alla bugia… per cui attua nei confronti dei figli comportamenti diversi che inseriti in un contesto sociale allargato potrebbero creare confusione, disguidi, litigi. Fondamentale è mantenere i propri principi saldi, dare fondamenta a ciò che si dice ed educare al rispetto delle idee degli altri, al confronto così come per le altre diversità che siano culturali, religiose, fisiche…
A mio parere il Natale è e rimane una festa magica, all’insegna della fantasia, al di là dei contenuti religiosi che contiene, diventa un momento di condivisione, di apertura, di scambio, di attenzioni che se ben spiegato, motivato rimane per i bambini un momento di magia.
Lasciamo ai bambini il tempo della spensieratezza e la possibilità di credere che oltre tutto c’è… un omone, tanti aiutanti ai quali poter scrivere, rappresentare i nostri desideri, che siano portatori di gioia.
Lasciamoli pur scrivere, aiutiamoli a farlo ed in tutto questo possiamo anche riconoscere un momento didattico importante… scriviamo, ideiamo, ci sforziamo a cercare, tagliamo, disegnamo…ci si attiva per scrivere l’indirizzo, per imbucare si comprende il significato della spedizione e come si fa… Pensate che meraviglia!!!

 

a cura di Marzia Pantanella

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STILE EDUCATIVO-COERENZA EDUCATIVA L’EDUCAZIONE DEI FIGLI, UNO DEI POSSIBILI TEMI DI CONFLITTO TRA GENITORI

Molti genitori spesso si ritrovano a mandare messaggi educativi diversi, discordanti, ai propri figli e questa incoerenza diventa causa di insicurezza, disorientamento, frustrazione quindi ricerca di stabilità da parte del bambino. L’altra faccia della medaglia invece porta il bambino ad adattarsi alla situazione traendone il “meglio” per sé, cioè l’ottenere ciò che vuole chiedendo volta per volta all’uno o all’altro genitore in funzione delle risposte avute nel tempo, attivando quindi la tecnica della triangolazione. I nostri figli fanno molto in fretta a comprendere come poter ottenere i Sì, mostrare il loro potere nel disporre dei genitori, delle loro debolezze e soprattutto della poca comunicazione che spesso si ritrova in famiglia per mancanza di tempo o meglio per un non funzionale utilizzo del tempo, poco che possa essere, a disposizione. Tutto ciò crea tensioni in casa, tra genitori, tra genitori e figli quindi si accende un conflitto e si perde l’armonia funzionale alla crescita.
Cosa succede nel bambino quali possono essere le domande che si pone di seguito ne riporto alcune: a chi do’ ascolto; chi ha ragione; mi alleo con il genitore che mi propone cose più convenienti che mi piacciono di più, più divertenti …
Il punto centrale è la mancanza di accordo tra gli adulti che si ripercuote nelle risposte date ai figli, i “dato per scontato” creano incomprensioni, i non detti generano confusione, l’insieme produce la non coerenza.
Non disperiamo, comunicare gli stessi messaggi educativi è possibile, l’accordo si riesce a raggiungere anche se esistono molte situazioni nella quotidianità dove trovare una linea comune diventa difficoltoso.
Ci sono alcuni accorgimenti che potrebbero rendere il tutto più semplice:
1)evitare di discutere , litigare in presenza dei bambini o anche in condizione che loro possano sentire;
2)dirsi tra genitori quale tipo di educazione si è ricevuta nelle rispettive famiglie di origine. Questo perché siamo ciò che ci è stato insegnato, per cui conoscere il come si è stati cresciuti dà la possibilità di confrontarsi , conoscersi, di parlare e di individuare punti di disaccordo, accordo per arrivare ad una linea educativa che soddisfi entrambi i genitori aventi come obiettivo la serenità dei propri figli e la loro crescita armoniosa.
E’ importante mediare tra i due tipi di educazione arrivando appunto ad una linea comune, diversa da quella di partenza, d’origine perché calibrata sulla famiglia attuale, suoi figli che si hanno di fronte che non siamo noi tantomeno possono diventarlo.
3)Stabilire comportamenti coerenti anche con le insegnanti.
4)Comunicare ai nonni quale è la linea educativa,quali sono le regole fondamentali sulle quali non transigere assolutamente e dove i nonni possono svolgere la loro effettiva funzione di “trasgressione”, complicità …
La coerenza educativa è un fatto che interessa in primis i genitori ma con loro dovrebbero impegnarsi tutti gli agenti educanti che ruotano intorno al bambino, nonni, zii, insegnanti. Si tratta di un argomento che coinvolge tutta la comunità educante soprattutto nei valori fondamentali che prescindono dalle credenze personali, come rispetto, libertà, uguaglianza.
5)Possibilità di fronte ad un disagio dei genitori di mediare in maniera proficua di cercare e trovare aiuto in un percorso pedagogico di sostegno alla genitorialità che possa veicolare le strategie per e con mamma e papà in funzione dei figli.
La coerenza educativa si dimostra con le parole , ma anche con gesti e fatti, dando l’esempio, il comportamento non verbale deve necessariamente confermare cosa il nostro linguaggio dice.
Insomma è importante imparare a dosare regole e libertà, dipendenza ed autonomia, saper dare i limiti… in tutto questo è necessaria la coerenza educativa il saper educare, il dire e sostenere i No.
Proprio i No che spesso risultano diventare un problema, un disagio importante nella famiglia, per i genitori e per i figli stessi perché creano piccoli conflitti, sensi di colpa, pianti, tristezza, comportamenti di sfida, provocatori da parte del bambino che a fine giornata dopo otto ore di lavoro, la lavatrice… i compiti possono portare ad una soglia di sfinimento tale da pronunciare la frase fatidica ”fai come vuoi, fai come ti pare, non ne posso più”, il Bambino felice “esegue” il genitore risponde arrabbiandosi, perché lo hai fatto comunque?…punizione. Nuovamente riecheggia la parola COERENZA. La coerenza educativa sta nel mantenere ciò che si dice in riferimento a regole, limiti, condizioni e nel mantener fede ai NO pronunciati. Importante rimanere fermi.
Abbiamo dato qualche piccolo consiglio sul cosa fare ora illustriamo quali sono le situazioni che possono essere disfunzionali causando nel bambino una visione piuttosto confusa del mondo, che ostacolano la coerenza educativa ed uno sviluppo armonioso dei figli:
a)Linea educativa iperansiosa: si riscontra in quei genitori che si preoccupano eccessivamente per l’incolumità fisica dei propri figli. I bambini potrebbero sviluppare insicurezza, timidezza, paura allontanandosi da ciò che è nuovo
b)Linea educativa iperprotettiva: si cerca di evitare al bambino ogni minima frustrazione, per evitargli sofferenza. In questo modo viene ostacolata nel bambino la possibilità di imparare a tollerare le sconfitte, gli insuccessi , i NO. Si potrebbero avere bambini ansiosi, egocentrici, chiusi nel loro mondo ovattato incapaci di adattarsi alla vita fuori dalla famiglia;
c)Linea educativa iper critica: si ingigantiscono gli errori, le mancanze. Adulto come censore, controllore sul negativo che non mette in risalto gli aspetti positivi…tanti rimproveri. Effetti bassa autostima, per evitare di sbagliare si smette di agire.
d)Linea educativa perfezionista: tutto deve essere al 100%, al top. Il valore di un bambino dipende dai suoi successi questa visione vale anche per i genitori stessi. I genitori comunicano che il bimbo merita di essere amato solo se eccelle. Effetti ansia, ansia da prestazione.
e)Linea umorale: ci si comporta in base al proprio stato d’animo, all’umore senza logicità nelle risposte. Effetti insicurezza, aggressività.
Entra in gioco a questo punto lo stile educativo e questo può essere differente tra i due genitori purché ci sia coerenza educativa. Lo stile educativo dipende dal carattere, dalle peculiarità personali, da ciò che è stato ricevuto durante la crescita dai rispettivi genitori ed è per questo che può essere modificato, aggiustato.

Tra gli stili mi viene da ricordarne tre in funzione della conoscenza, del riconoscimento e dell’eventuale modifica:
stile passivo permissivo: i genitori non si preoccupano abbastanza per i figli, non supervisionano attività e/o comportamenti, non vengono “inseriti” freni razionali, tutto viene accettato passivamente. Il bambino si sente insicuro, la sua insicurezza è generalizzata soprattutto verso le norme esistenti fuori dal nucleo familiare, si potrebbe sviluppare una scarsa o assente coscienza sociale se non problemi comportamentali a diversi livelli.
stile autorevole democratico: stimola nel bambino il rispetto delle norme adeguando il tutto all’età. Si stimola il rispetto all’autorità ed alle regole e parallelamente si lascia il giusto spazio di autonomia al bambino affinché individui le sue potenzialità e si affidi alle sue forze. C’è la giusta dose, equilibrio tra autorevolezza e permissività. In questo modo nei bambini si promuovono: inventiva , indipendenza, sicurezza, adattamento sociale, vincoli affettivi, intraprendenza.
stile autoritario: regole, desideri, volere dei genitori sono prestabiliti, insindacabili, senza mai aver bisogno di spiegazioni, confronto, motivazioni. Il non obbedire ha come conseguenza punizioni. Genitore come dirigente, comandante. Gli effetti di questo comportamento genitoriale inibisce l’iniziativa,la creatività, crea dipendenza eccessiva ed una forte insicurezza il tutto amplificato dalla paura della punizione.
Fondamentale rimane il fatto che i figli sono sensibili alla coerenza dei loro educatori adulti, diversamente si sentono confusi e disorientati, quindi diviene importante applicare uno stile educativo nel rispetto del bambino in maniera coerente. Tutto questo avrà nel bambino l’effetto di produrre fiducia, autostima, riconoscimento delle regole, dei limiti, autonomia.

Letture consigliate :
Il Piccolo Principe, Antoine de Saint Exupéry (qualsiasi editore);
Né asino, né re, Osvaldo Poli, Ed. S. Paolo.

a cura della dott.ssa Marzia Panzanella

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