Pillole quotidiane

All’Olimpico Italia Scozia per una festa di sport e di civiltà.

Sabato 27 l’Italia di rugby scenderà’ in campo allo stadio Olimpico per incontrare la nazionale scozzese e scongiurare il tanto conteso cucchiaio di legno.

“La Scozia è una grande squadra, che al Mondiale non è arrivata sin dove avrebbe meritato. Il quarto di finale contro l’Australia ha cambiato nettamente il bilancio della loro Rugby World Cup. Ma se guardiamo alle prime due uscite del 6 Nazioni contro Inghilterra e Galles hanno giocato due grandi partite, avrebbero potuto vincerle entrambe. Per noi sarà una partita molto difficile, non possiamo permetterci il lusso di pensare che non lo sia. Personalmente trovo che la Scozia sia una delle squadre più difficili da affrontare, è quella che mi ha fatto la migliore impressione in questi ultimi mesi” le parole di Brunel sul sito Federugby.

 

Ricordiamo che in occasione di tale manifestazione, i possessori dei biglietti per la partita potranno accedere gratuitamente in numerosi musei di Roma.

I musei che aderiscono all’iniziativa sono Galleria Spada, Museo dell’Alto Medioevo, Museo Nazionale d’Arte Orientale, Museo Nazionale degli Strumenti musicali, Museo Nazionale del Palazzo Venezia, Museo Nazionale Castel Sant’Angelo, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico ‘Luigi Pigorinì, Glaleria Nazionale d’Arte antica in Palazzo Barberini, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini. All’iniziativa aderiscono inoltre i Musei comunali Capitolini, Fori Imperiali-Mercato di Traiano, Ara Pacis, Galleria Nazionale Arte Moderna, Marco, Centrale Montematrini, Museo di Roma in Trastevere, Musei di Villa Torlonia, Museo Civico di Zoologia.

Il nostro sito ha seguito l’iniziativa grazie alla collaborazione con l’Associazione Rugby senza confini.

 

 

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ALL’ AUDITORIUM COMUNALE ‘GIULANCO’ L’ASS. ‘MARIONETTE SENZA FILI’ OSPITA IL GRUPPO DI IMPROVVISAZIONE “IMPROPERI” CON “IMPROVVISA CHI ?”

Continua la stagione teatrale al Teatro Auditorium Comunale “Giulanco” di San Cesareo, gestito con successo dall’associazione teatrale “Marionette senza fili” guidata da Claudio Tagliacozzo. Il 26, 27 e 28 febbraio (venerdì e sabato ore 21.00 e domenica alle ore 18) sarà in scena il gruppo di improvvisazione teatrale “Improperi” con lo spettacolo “Improvvisa chi?”.

Assistere ad uno spettacolo nell’istante stesso in cui questo viene concepito: è questa la magia dell’improvvisazione teatrale. La sensibilità, l’estro e la fantasia di otto attori, che agiscono come una mente unica, porta alla realizzazione di uno spettacolo unico e irripetibile, proprio perchè creato qui ed ora, mai scritto e mai riproducibile. Ma l’atto della creazione sarebbe egoista se non accogliesse anche lo spettatore, che diventa insieme agli attori regista dello spettacolo, decidendo le sorti dei personaggi in scena. E’ questo il motore misterioso che dà vita ad uno spettacolo di improvvisazione teatrale, che nasce su un palco vuoto, senza scenografia, con degli attori che salgono sul palco e cercano, insieme al pubblico, i personaggi di cui vestirsi. Il gruppo di improvvisazione teatrale “Improperi” vi presenta il format “Improvvisa Chi?”, una versione formato Commedia del classico gioco da tavola “Indovina Chi?”. C’è una città, ci sono tanti personaggi e c’è un luogo. Quale? Lo decide il pubblico, gli attori si immergono in quel luogo e diventano personaggi. E come dei reagenti chimici in una soluzione, subito nascono amori, odi, simpatie, affinità, sospetti, rancori, desideri. Qualcuno si odierà al punto di uccidere. Ma chi? Neanche questo si sa, ma possiamo raccogliere qualche indicazione: amici del pubblico, dateci un indizio; l’assassino porta gli occhiali? E la vittima, ha per caso un cappello? Pian piano il cerchio si restringe, e tutto si fa più chiaro. Stiamo scrivendo insieme una storia. Beh, se poi vi è piaciuto, potete tornare. La storia di domani sarà completamente diversa!

Il gruppo di improvvisazione teatrale “Improperi” nasce formandosi nelle principali scuole di improvvisazione di Roma. Lo spettacolo “Improvvisa Chi?” è stato rappresentato con successo nella stagione 2014/2015 riscuotendo un notevole apprezzamento del pubblico.

Un’occasione unica per assistere ad uno spettacolo originale, di cui spettatori e attori fanno parte allo stesso modo, in cui non si riconosce quasi la sottile linea che distingue palco e realtà, palcoscenico e platea. Un esperimento di successo per chi ama le sorprese, il non sapere cosa accadrà, il non avere una trama in cui solo hic et nunc, il qui e ora, hanno valore. Vi aspettiamo!

CAST:

Alessandra Antonelli

Daniele Calisi

Arcangela Campana

Andrea Fumasoni

Francesco De Vincenzi

Carmen Docimo

Roberto D’Orazio

Marilita Lamanna

Paolo Mulas

Luca Rizzuti

Alessia Sellitri

Giulia Scarpino

Roberta Varriale

PREZZI BIGLIETTI:

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Riflessioni di una mamma in corsa

Parto da un dato meramente esperienziale per condividere una mia personale preoccupazione sulla piega che sta prendendo la scuola italiana e più in generale il mondo adulto nell’approccio all’ infanzia.

Mi risulta che in classe di mia figlia ci siano ben quattro bambini certificati come portatori di BES (bisogni educativi speciali) e quindi supportati per alcune ore a settimana da un insegnante di sostegno. Tra questi casi nessuno sembra essere grave.

Per un quinto bambino è stato fortemente sollecitato e mi risulta iniziato, un percorso di certificazione di una presunta disgrafia, problema che non prevede l’ intervento di un insegnante di sostegno ma la definizione di un piano individuale semplificato di apprendimento.

E siamo solo in terza…

I bambini, per ora sono 23, sarebbero 24 se in prima non ne fosse stata fermata una, straniera.

Di fronte a questo quadro , nessuno sembra sconvolgersi, ma a me sembra un’ enormità e il solo fatto che una cosa del genere sia possibile, senza che nessuno a nessun livello si faccia delle domande ed effettui delle verifiche, significa che, come cantava Tricarico qualche anno fa, “la situazione non è buona”.

 

Ad oggi, l’ insegnante di sostegno è la risposta unica e spesso inadeguata ad una pluralità di bisogni, che nella stragrande maggioranza dei casi di speciale non ha proprio niente. Aggiungo per completezza che ad oggi è quasi l’unica risposta che il legislatore mette a disposizione.

 

A quanto mi risulta ( e prego qualche addetto ai lavori di smentirmi) per ottenere un insegnante di sostegno, si deve passare attraverso la certificazione di una disabilità effettuata dal reparto di neuropsichiatria infantile di un ospedale pubblico.

 

Ad esempio, i problemi di integrazione dei bambini stranieri nelle scuole sono prevalentemente problemi di tipo linguistico e culturale che gli insegnanti di sostegno assegnati ad un’ alta percentuale di loro non hanno alcuna competenza per affrontare.

Il risultato è che per dare a questi bambini un aiuto qualsivoglia, che non risponde ai loro normali bisogni, la disabilità della scuola viene attribuita all’ alunno, cioè ad un bambino di pochi anni che si trova addosso del tutto incolpevole, un marchio di diversità declinata in termini di inferiorità.

 

Esulando da questioni di lingua o di nazionalità , sta passando il messaggio pericoloso che il sostegno ( previa certificazione di disabilità) sia lo strumento per affrontare situazione di disagio sociale (leggi povertà) o familiare che magari si ripercuotono nell’ andamento scolastico.

Ancora una volta le mancanze degli adulti ( siano essi i genitori o il corpo sociale ) vengono attribuite ai bambini.

 

 

Dovremmo domandarci , infine, quanti dei tantissimi disturbi dell’apprendimento che vengono diagnosticati oggi siano figli delle eccessive ansie di noi genitori e dalla preoccupazione degli insegnanti di non terminare i programmi ( e non è un caso secondo me in classe di mia figlia in determinate materie il programma sia concluso sempre PRIMA del termine dell’anno scolastico) e di vedere le proprie classi fallire il famigerato e temutissimo test INVALSI, oltre ovviamente alla facilità con cui alcuni reparti distribuiscono diagnosi.

 

A fronte di certi eccessi, l’ unico vantaggio certo si ha per gli adulti, anche in termini di posti lavoro in ambito scolastico e socio-sanitario ( una mia amica insegnante di scuola superiore ha utilizzato recentemente il termine di indotto, riferito alle figure che ruotano intorno a queste situazioni ).

 

 

Concludo con alcune precisazioni.

Non penso che il corpo insegnante e l’ insieme delle figure professionali che in ambito sanitario sono coinvolte nel processo di diagnosi siano costituiti da una massa di individui cinici che lucrano consapevolmente sulle spalle dei più deboli.

 

Non penso nemmeno che sia sbagliato fornire supporti mirati a situazioni di difficoltà o che non esitano casi limite in cui il sostegno alla disabilità è assolutamente necessario e realmente inclusivo. Peraltro per dare un po’ di sostegno a tutti, si finisce per non poter dare a chi ne ha davvero bisogno tutte le ore che gli spetterebbero.

 

Penso che stiamo esagerando ,che ne siamo tutti in qualche modo consapevoli ma che fingiamo di non vedere perché tanto un aiuto qualsiasi è meglio di niente.

 

Penso che stiamo pericolosamente sottovalutando i danni potenziali che questi “aiuti” possono apportare ai bambini.

 

Penso che per mettere i bambini al centro della scuola dobbiamo iniziare a porre l’accento anche sui limiti di noi adulti e smettere di sottolineare ossessivamente solo quelli dei bambini, smettere, insomma, di medicalizzare l’ infanzia.
Iole Granato

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IL MALATO IMMAGINARIO Teatro S. Carlo Lwanga 20 e 21 febbraio 2016

Gent.mi Amici del Teatro San Carlo Lwanga,
SABATO 20 FEBBRAIO ORE 20,45
e
DOMENICA 21 FEBBRAIO ORE 17
presso il nostro Teatro in via Adolfo Ravà, 31
per la 5° rassegna TUTTI A TEATRO

andrà in scena
IL MALATO IMMAGINARIO
di Moliere, adattamento in romanesco di Roberto Polini
con la Compagnia LI BUATTARI
Regia di Mario Chiartosini (si allega la locandina)

Si tratta della trasposizione in dialetto romanesco di una delle più conosciute commedie di Moliere. Uno spettaclo divertentissimo adatto ad ogni tipo d pubblico.
Ingresso E. 7,00-Ridotto (bambini fino ai 10 anni) E. 5,00

Si consiglia la prenotazione al n. 065191261

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Gioco al ritratto con Pablo Picasso!

Laboratorio creativo incentrato sul grande genio del Novecento per bambini dai 3 anni in su. Proviamo a disegnare il nostro volto come lo disegnerebbe Picasso… Giochiamo con nasi, occhi, bocche e orecchie a spasso per il foglio! Impareremo come “comporre” ma anche come “scomporre” un ritratto. E tu chi disegnerai? Te stesso, mamma, papà o un amico?

7 €
Fascia di età: 6 anni – 10+ anni
Altre indicazioni
Prenotazione obbligatoria
Attività al coperto
Accesso disabili
Orario da rispettare
Proposto da: GiocArtèLAB
Contatti
3393344301

Vicolo dell’Acquedotto Felice, 120, 00178 Roma, Italia
GiocArtè Lab
Sabato 20 Febbraio 2016
16:00 – 17:00

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I FIGLI E LA SEPARAZIONE

La disgregazione del nucleo familiare sembra costituire per un figlio un evento disturbante. Presupponendo infatti che, per uno sviluppo armonico della propria personalità ogni figlio, soprattutto se è piccolo, abbia bisogno della presenza di entrambe le figure genitoriali, gli risulterà difficile, se ha vissuto con entrambi, vivere l’esperienza della separazione e, ancor prima, il conflitto familiare.

Logicamente non si può considerare tale evento come un processo di automatismo e ritenere, quindi, i figli delle coppie separate, potenziali soggetti a rischio.
Per il bambino, specie se molto piccolo, risulta sempre difficile distinguere le relazioni che intercorrono tra lui e i genitori e le relazioni intercorrenti tra i genitori stessi: se si modificano queste ultime, il bambino è portato a ritenere che si siano modificate anche le prime. Egli, inoltre, non sempre possiede quegli strumenti cognitivi sufficienti per elaborare la “perdita” di uno dei genitori e per comprendere le cause reali delle difficoltà familiari. E’, invece, spesso portato ad attribuirsi la colpa del fallimento dell’unione familiare, quanto meno perché non è stato in grado di farsi amare tanto da impedire la rottura. Vivere l’allontanamento di uno dei genitori come

un abbandono in alcuni casi innesca la paura del verificarsi di altri abbandoni nel ciclo di vita.

Ma non è solo l’evento della separazione ad essere una fonte di stress per il bambino. Infatti, ben prima che venga manifestata verbalmente l’intenzione di porre fine alla convivenza, si verificano all’interno della famiglia tutta una serie di squilibri relazionali e di carenze comunicative: i litigi divengono sempre più frequenti, le incomprensioni si dilatano e ognuno compie i propri arroccamenti difensivi. Il bambino percepisce il clima di disagio che si respira in famiglia, pur senza ben capirne le motivazioni ed il silenzio dei genitori ingigantisce il suo timore, soprattutto se nessuno sente i bisogno di spiegargli, con un linguaggio a lui comprensibile, cosa sta realmente accadendo.

Successivamente, quando la rottura diviene manifesta e le due parti contendenti passano a rinegoziare i complessi rapporti personali e patrimoniali e a ridefinire le proprie posizioni familiari e sociali, anche il bambino deve inevitabilmente affrontarne le conseguenze.
Molto spesso succede che il bambino venga manipolato per ottenere l’affidamento e ciò non solo per affetto materno/paterno, quanto per una sorta di rivalsa: vincere la causa rappresenta l’ottenere il pubblico riconoscimento di genitore e quindi anche di coniuge “adeguato”. Il rapporto genitoriale, così pesantemente contestato, potrebbe risultarne in parte compromesso, perché il bambino tenderà ad assimilare le valutazioni negative espresse dall’altro genitore e sarà indotto a nutrire sentimenti negativi verso chi gli viene rappresentato come colui/colei che lo ha abbandonato.

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Purtroppo succede che il conflitto coniugale si protragga anche dopo la sentenza di separazione e il conseguente affidamento della prole. Il genitore affidatario tenderà ad ostacolare, anziché facilitare, i rapporti del figlio con l’altro genitore. Il non affidatario, da parte sua, reagisce spesso in maniera speculare, cercando di denigrare il genitore affidatario ed approfittando delle necessarie limitazioni che il genitore affidatario impone al bambino per risultare ai suoi occhi come il genitore più liberale e amichevole. Succede anche che il genitore non affidatario, interpreti le eventuali difficoltà relazionali con il figlio, dovute generalmente ad un insufficiente comunicazione e ad un rapporto superficiale con incontri fugaci e/o troppo programmati, come il risultato di un’azione di plagio da parte dell’altro genitore, con conseguente acutizzazione del conflitto.

E il bambino come reagisce a tutto ciò?

Elizabeth Kubler Ross afferma che i sentimenti provati dal bambino, hanno diversi aspetti in comune con quelli vissuti per la morte di una persona cara. Tali sentimenti vanno dal senso di abbandono, alla rabbia, alla frustrazione,in un susseguirsi di cinque stadi:
1° stadio Negazione: Il bambino rifiuta di accettare il divorzio genitoriale e la conseguente

perdita di uno dei genitori, arrivando a negare la realtà della separazione.
2° stadio Rabbia: E’ frequente che i bambini in questo momento particolare della loro vita provino rabbia o ostilità nei confronti di uno o di entrambi i genitori, dei fratelli, delle sorelle, degli amici e persino di loro stessi, ritenendo o ritenendosi la causa del conflitto e/o della separazione.
3° stadio Negoziazione: Alcuni figli, attraverso un cambiamento comportamentale negativo (per esempio il ricatto emotivo) oppure oppositivo (per esempio l’alleanza manipolatoria), cercano di frenare il processo di separazione genitoriale o di posticiparne il distacco.
4° stadio Depressione: Si è rilevato che i bambini immersi in una situazione di separazione coniugale abbiano una probabilità maggiore di sviluppare sentimenti di abbandono, di paura e di dimostrarsi apatici.
5° stadio Accettazione: Con il passare del tempo, gran parte dei bambini sembrano riacquistare una sorta di equilibrio e dimostrano di sentirsi a loro agio nella nuova situazione familiare. Questo avviene se viene data loro la possibilità di risperimentare sentimenti di conferma e di accoglienza affettiva.

I figli non arrivano ad un’accettazione del divorzio dei propri genitori se prima non affrontano ed elaborano le varie fasi del dolore; come gli adulti, essi processano ogni sentimento passo dopo passo fino a che possono controllarlo, passando allo stadio successivo solo quando si sentono pronti. Ciò che è funzionale per i bambini e per i loro genitori è permettersi di soffrire poiché, solo

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in questo modo, è possibile superare il dolore della separazione.
E’ importante dire che i sintomi registrati non possiedono un carattere di specificità, nel senso che risultano correlati:

  • Con l’età dei soggetti: il “timing” o fase evolutiva che il figlio sta attraversando al momento della separazione, è sicuramente determinante tanto nella scelta comportamentale, ovvero nella reazione manifestata rispetto all’evento separativo (ad esempio un bambino di 2-3 anni può manifestare una regressione corporea mentre un preadolescente, può avere una risposta di blocco nella crescita somatica);
  • Con le modalità di gestione della conflittualità genitoriale : Il modo in cui i genitori propongono ai figli la ristrutturazione dei rapporti costituisce un fondamentale elemento per la costruzione di significati rispetto all’esperienza in corso, nonché la base fondante per la costruzione dell’identità nel figlio.

    Conclusioni:

    Dalla panoramica fatta sembra evidente quanto risulti semplicistico parlare di effetti distruttivi della separazione come evento in se. Risulta realisticamente corretto considerare la problematica
    della separazione nel contesto di un vasto mosaico di variabili situazionali e relazionali, tra loro reciprocamente interconnesse. Per una sua piena comprensione diviene, pertanto, utile conoscere e considerare:

  • La storia familiare, cioè il tipo di famiglia, le dinamiche coniugali, quelle tra genitori e figli, la funzionalità dei ruoli assunti all’interno della famiglia da parte dei suoi componenti con i relativi schemi comportamentali;
  • La modificazione della struttura familiare non riducibile alla semplice assenza di uno dei due genitori;
  • La ristrutturazione delle dinamiche familiari;
  • Il tipo di famiglia interiorizzata da parte del figlio;
  • La qualità della relazione di coppia instaurata dopo la separazione;
  • L’esistenza o meno di rapporti stabili e adeguati fra il singolo partner ed il proprio figlio;
  • Le condizioni di salute psico-fisica di entrambi i genitori;
  • L’esistenza e la consistenza di una rete relazionale familiare e/o amicale presente intorno ai

    soggetti coinvolti nella separazione;

  • La valutazione del contesto sociale e culturale nel quale la famiglia, ormai disgregata, vive.

    Dott.ssa Michela Merlo, Psicologa Psicoterapeuta

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AL TEATRO AUDITORIUM COMUNALE GIULANCO L’ASSOCIAZIONE “MARIONETTE SENZA FILI” OSPITA “L’ALLEGRA BRIGATA” CON “LI PROMISI SPOSI”

Continua la stagione teatrale al Teatro Auditorium Comunale “Giulanco” di San Cesareo, gestito dall’associazione teatrale “Marionette senza fili” guidata da Claudio Tagliacozzo. Il 12, 13 e 14 febbraio infatti (venerdì e sabato ore 21.00 e domenica alle ore 18) sarà in scena la compagnia “L’allegra brigata” con “Li Promisi Sposi”.

Li promisi sposi” è una parodia, ma non tanto, scritta, diretta ed interpretata dall’associazione “L ’Allegra Brigata”. Si ripercorrono le vicende famosissime del romanzo originale del Manzoni, quale filo conduttore della commedia, però con l’aggiunta di un gioco teatrale che diventa – per assurdo reale – un guardarsi allo specchio dell’attore. Un gioco di matrioske, o scatole cinesi che dir si voglia, nelle quali l’attore deve interpretare se stesso nel fare/diventare personaggio. L’azzardo con il quale la “Compagnia amatoriale” dell’Allegra Brigata ha voluto cimentarsi è quello di giocare a carte scoperte con il pubblico mostrandogli (senza interagire con esso, naturalmente) in un ipotetico dietro le quinte: il percorso e le difficoltà; il lavoro e la costruzione; gli sforzi e le incomprensioni; l’interazione e la stanchezza; la riuscita e la soddisfazione che ogni persona/attore affronta nel mettere in scena il personaggio del suo spettacolo. Un ardimento, che vuole essere anche un esperimento per la prima volta tentato dagli Allegri Briganti di questa associazione culturale, è quello di interpretare se stessi in un doppio ruolo faticosissimo con due pubblici addirittura come giudici: lo spettatore pagante che assiste alla messinscena e il doppio regista/autore de “Li promisi sposi” e cioè Manzoni (l’autore) e Canzoni (il regista) in scena in contemporanea a riprendere verbalmente i malcapitati attori. Si ride o magari si sorride. Si riscopre il valore di un classico. Si riflette sul bene e sul male. Si gioca e si canta (dal vivo, ancora un esperimento! Ma chi ce lo fa fare?). Si passa insieme una serata. Comunque, fra l’incertezza dominante della messinscena, una cosa è sicura e cioè che “questo matrimonio, co’ ‘sta Compagnia, chissà se s’ha da fare”.

Il direttore artistico del Teatro Auditorium Comunale “Giulanco” Claudio Tagliacozzo commenta: “Sono ben lieto di ospitare nel nostro teatro una compagnia locale, di Palestrina, come “L’allegra Brigata”, prima compagnia del nostro territorio che viene inserita con il suo spettacolo nella nostra stagione teatrale. Da sempre siamo legati da una proficua collaborazione, amicizia e da una grande stima professionale. Un esempio concreto è l’evento di sabato 13 febbraio in cui sia io che Pierpoerio Lulli, uno degli storici componenti de L’allegra brigata, saremo impegnati presso l’Info Point di Palestrina, nella lettura di alcuni passi del nuovo libro di Antonio Gamboni ‘ L’unico capolavoro è vivere’ che ripercorre la storia della cittadina prenestina.

L’evento è stato voluto dal Laboratorio Prenestino di cui entrambe le compagnie fanno parte e che lega tutte le realtà associative del territorio prenestino. Quando si parla di collaborazione e di stima si dovrebbero tenere presenti realtà di questo tipo!

Per tutti coloro che sono curiosi o per chi vorrà avere conferma del talento degli allegri briganti sul palcoscenico e della loro capacità di coinvolgere gli spettatori.. basta una semplice prenotazione per assistere allo spettacolo!

Una ghiotta occasione per passare un paio d’ore all’insegna dell’allegria e del buonumore, per ridere insieme e per

rivedere un grande classico con uno spirito nuovo! Partecipate alla nostra stagione teatrale 2016 … non ve ne pentirete!

PREZZI BIGLIETTI:

  • INTERO = € 12,00
  • RIDOTTO = € 8,00
  • GRATUITO= UNDER 5

INFO E PRENOTAZIONI al 338.25.23.004 www.marionettesenzafili.it

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I decibel in famiglia: una rivisitazione semi-scientifica

Immagino voi sappiate che l’amigdala è una specifica area nel cervello; i miei figli non lo sapevano, e quindi non sapevano nemmeno che ha una speciale sensibilità e reattività ai suoni. A certi tipi di suono, in particolare.

La cosa interessante è che la reattività consiste nell’attivare un meccanismo antichissimo del funzionamento umano, ovvero mette in allerta per un possibile pericolo imminente.

Ogni volta che dei suoni precisi arrivano all’udito e quindi all’amigdala, scatta dentro di noi l’allarme. Letteralmente. Involontariamente. Immediatamente.

Ora, chiedo scusa a tutti gli studiosi del cervello umano per la mia approssimazione, ma sappiate che ho adattato la spiegazione scientifica per la famiglia. La mia.

I suoni in questione sono quelli che nella mia famiglia produciamo (tutti, indifferentemente, abbondantemente) quando urliamo.

Per farci sentire. Per dire che ci siamo, che abbiamo una nostra opinione, su tutto, e che vogliamo, anzi spesso pretendiamo di essere ascoltati.

Ma qui scatta l’amigdala: perché quando i maschi fanno la voce grossa, o le femmine quella stridula, attivano nell’altro l’allarme “per pericolo imminente”, e quindi tensione e grande stress.

Qualche tempo fa spiegavo questo a tutti, una sera a cena attorno alla tavola; per rafforzare il concetto e renderlo più comprensibile ai maschi, il papà si è sentito in dovere di coniare fulmineo l’efficace neologismo: “scassamigdala”, epiteto da rivolgere a chiunque usi toni allarmanti per il nostro sistema nervoso primitivo.

La cosa ha funzionato per qualche giorno: “non scassarmi l’amigdala” riconduceva immediatamente l’altro ad un atteggiamento più conciliante, perché non poteva non ridere, anche se un istante prima aveva una faccia arcigna.

Poi di nuovo l’urlo ha ripreso la sua placida supremazia.

Qui entra in campo un altro concetto “scientifico” : l’abitudine è un concetto abbastanza scientifico per voi? Si fa proprio fatica a smontare certi schemi consolidati, non importa se risultano onerosi per l’amigdala e per le relazioni famigliari.

Mi sono consolata quando ho ascoltato una intervista al presidente delle Associazioni Famigliari Italiane, il quale riferiva bonariamente e affettuosamente della consuetudine all’urlo in sua moglie, tanto da insospettirlo e preoccuparlo se questo urlo improvvisamente spariva durante la giornata. Ho pensato: noi mamme abbiamo la funzione di tenere allenato il sistema di allerta dei famigliari, ecco perché. Urliamo.

(Notate la tendenza a trovare il buono che c’è. Del resto, un grande neuropsichiatra italiano ha pure scritto il libro “Le mamme non sbagliano mai”. Che mia zia ormai ottantenne ha prontamente ribattezzato: “Le mamme hanno sempre ragione”. Ma non divaghiamo.)

Volevo concludere con questa immagine piuttosto efficace, attribuita a Gandhi (ma siccome l’ho trovata su Facebook non garantisco…!) :

Si urla all’altro quando si hanno i cuori distanti. Avviciniamo i cuori, vedrete che il tono di voce si abbasserà.

E l’amigdala ringrazierà, aggiungo io.

dott.ssa Elena Rovagnati.

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FIGLI DEI SEPARATI: DIRITTO O ‘’DOVERE’’ DI VISITA?

 

Il papà o la mamma non va a prendere il minore nei giorni stabiliti in sentenza.

Quali conseguenze?

 

La legge 10 dicembre 2012, n.219, ha sancito il principio della unicità dello stato di filiazione e ha delegato il legislatore a unificare le disposizioni relative ai diritti e doveri dei genitori nei confronti dei figli nati nel matrimonio e dei figli nati fuori dal matrimonio, delineando la nozione di ‘’responsabilità genitoriale quale aspetto dell’esercizio della potestà genitoriale’’.

Il D.Lgs. 28 dicembre 2013, n.154, introducendo una disciplina della responsabilità genitoriale e dei diritti e dei doveri del figlio, ha stabilito dei nuovi principi di riferimento in materia di diritto di famiglia.

In primo luogo, il termine ‘’potestà genitoriale’’ è stato sostituito con quello di ‘’responsabilità genitoriale’’. Termine già da tempo in uso nelle Convenzioni internazionali e nelle decisioni giurisprudenziali che il legislatore ha introdotto nell’ordinamento non solo quale modifica terminologica, ma anche per ricondurre il rapporto genitore-figlio ad un complesso di doveri della cui osservanza il genitore risponde. Il termine utilizzato in precedenza di‘’potestà’’, infatti, si presentava ormai inadeguato, poiché presupponeva un potere del genitore sulla prole, tenuta all’obbedienza, al silenzio, al rispetto. Più correttamente la normativa internazionale relativa ai rapporti tra genitori e figli fa riferimento alla responsabilità genitoriale, in particolare all’art 2 , n. 7 Regolamento CE, che disciplina la competenza al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale. Il termine comprende, in particolare il diritto di affidamento e il diritto di visita.

Il legislatore italiano, invece, non ha fornito una definizione di ‘’responsabilità genitoriale’’, anche se, dalla lettura della Relazione illustrativa, emerge che con la locuzione ‘’responsabilità genitoriale’’ si indica una situazione giuridica complessa idonea a riassumere i doveri, gli obblighi e i diritti derivanti per il genitore della filiazione che viene a sostituire il tradizionale concetto di potestà. Anche qui il riferimento non è più solo dal punto di vista dei genitori, ma al superiore interesse dei minori. Nell’art 316 c.c. di nuova formulazione, il riferimento alla potestà genitoriale è stato sostituito da quello alla responsabilità genitoriale: così, il genitore che ha riconosciuto il figlio, esercita la responsabilità genitoriale su di lui e se il riconoscimento del figlio, nato fuori dal matrimonio, è fatto dai genitori, l’esercizio della responsabilità genitoriale spetta ad entrambi. La regola dell’esercizio condiviso della responsabilità genitoriale assume portata generale e, come si è visto, si estende anche al caso in cui i genitori non siano mai stati uniti in matrimonio né abbiano mai convissuto.

Ma veniamo ora alla fattispecie concreta che più ci interessa.

Nell’ambito dei provvedimenti con cui il giudice pronuncia la separazione o il divorzio tra i coniugi, vengono di solito disciplinate anche le modalità di visita dei figli da parte del genitore presso cui non sono stati collocati. Capita spesso, però, che nella realtà il genitore non affidatario non eserciti il proprio diritto di visita, lasciando così i figli privi di una figura di riferimento. Più in particolare, nella vita quotidiana, troviamo padri/madri disattenti alla cura e ai bisogni della prole, presi dal vortice degli impegni lavorativi ed economici. Esistono, infatti, molteplici situazioni famigliari dove il papà o la mamma, per i motivi più vari (lavoro, sport, egoismo, nuovo amore) non adempiono ai loro ‘’ diritti-doveri’’ di visita nei giorni stabiliti in sentenza. Infatti, l’esercizio del diritto di visita del genitore non affidatario non è solo una facoltà ma anche un dovere, da inquadrare nella ‘’ solidarietà degli oneri verso i figli degli ex coniugi’’.Il mancato esercizio può comportare la decadenza dalla potestà parentale ai sensi dell’art. 330 c.c. o addirittura ai sensi dell’art. 570 c.p., pertanto, l’esercizio del diritto di visita del non affidatario non è solo una facoltà ma anche un dovere, da inquadrare tra i componenti della famiglia e nella solidarietà che deve legarli al gruppo, oltre a costituire un ‘’obbligo’’ verso l’altro genitore. Tutto ciò non significa che si dia luogo ad un obbligo incoercibile, sia perché nessun rimedio giudiziario previsto per il caso di non attuazione ( ovvero, il genitore non affidatario non può rivolgersi al giudice), sia perchè appare percorribile ai sensi dell’art. 612 c.p.c. (esecuzione forzata dagli obblighi di fare). Affinchè sussista responsabilità del genitore non affidatario, assenteista, nei confronti del figlio, è necessario che questi abbia subito un danno consistente per esempio nella lesione della sua serenità personale, o in un pregiudizio allo sviluppo della sua personalità, verificando che tale comportamento abbia inciso in maniera negativa sul corretto sviluppo della personalità del figlio.

Ma, capita spesso, anche che quest’ultimo faccia fatica a vedere i bambini in quanto l’altro genitore adotta un atteggiamento ostruzionistico, adducendo scuse e giustificazioni ogni qual volta debbono avvenire gli incontri. Tali situazioni si caratterizzano per una serie di comportamenti, che in diritto vengano definiti come: sabotaggio delle frequentazioni con i figli, in quanto, nella maggior parte delle situazioni conflittuali, si utilizzano scuse comuni, ad esempio (il bambino dorme o non si sente bene) per non consegnare il figlio all’altro genitore o si mette quest’ultimo in circostanze dove lo spogliano dal ruolo genitoriale; ed in altri casi, addirittura viene operato un allontanamento fisico del minore, giustificato dal trasferimento del genitore affidatario in un’altra località. Il proliferarsi di queste situazioni ha condotto ad una serie di pronunce della Corte di Cassazione, che ha ritenuto che queste condotte rientrino nel reato di “ mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Giudice’’, qualora il genitore tenuto all’osservanza degli obblighi imposti dal Tribunale in materia di affidamento dei minori le ignori senza portare una valida motivazione.

Una simile tutela è prevista in sede civile, dove l’art. 709 ter, comma 2 c.p.c., stabilisce che, in ipotesi di gravi inadempienze o di atti che denneggino il minore ed ostacolino lo svolgimento del diritto di visita, il Giudice, su richiesta dell’interessato (padre o madre che sia), possa disporre la modifica dei provvedimenti in vigore, l’ammonizione del genitore inadempiente, quindi, alla sospensione e nei casi più estremi alla decadenza dalla potestà genitoriale, la condanna di costui al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, ed anche il risarcimento dei danni arrecati con la propria condotta.

Certo è che in queste situazioni dovrebbe essere sempre e comunque tenuto in primo piano il benessere dei minori ed il loro diritto ad uno sviluppo psico-fisico sereno ed equilibrato.

Infatti, non va dimenticato, però, che la conseguenza di tutto questo è di solito un provvedimento di sospensione delle frequentazioni genitore-figlio, che di solito finisce sempre col portare ad un umiliante svalutazione della figura genitoriale, ed inoltre, per i casi di decadenza dalla responsabilità genitoriale è opportuno ricordare che la pronuncia sulla decadenza è conseguente alla violazione dei doveri sulla responsabilità genitoriale, o all’abuso dei poteri con grave pregiudizio del figlio, e che alla pronuncia sulla decadenza può conseguire l’allontanamento del minore, l’adozione di provvedimenti opportuni per il suo interesse, ed in ogni caso la reintegra del genitore dichiarato decaduto, ove siano cessate le ragioni per cui era stata pronunciata art. 332 c.c.

Vorrei concludere con una mia personale riflessione: spesso, per la propria separazione o divorzio si cerca l’avvocato migliore per vincere la causa. Ma, in questo caso, possiamo parlare di vittoria, pensando ai nostri bambini? E’ davvero una causa solo nostra?

Avv. Fabio Orlandi, Dott.ssa Amalia Roberto

(Esperto in diritto di famiglia) (Collaboratrice)

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Terzo tempo ai Musei per il 6 nazioni di rugby

E’ tutto pronto per il 6 nazioni: dopo un mondiale deludente, l’Italia cerca un riscatto nel torneo europeo; lo farà già da oggi, nella partita inaugurale contro la Francia.

Noi di pilloledizucchero saremo vicini alla nazionale di rugby,non solo per lo spettacolo sportivo e la valenza formativa di questo sport ma anche per la possibilità questa’ anno di accedere gratuitamente per i possessori dei biglietti a numerosi Musei di Roma nelle giornate del 26,27 e 28 febbraio.

Vogliamo ringraziare l’Associazione “Rugby senza confini” e il presidente, sig. Claudio Gallozzi, per averci aiutato a diffondere biglietti ed iniziativa ( vedi anche la nostra intervista in occasione alla presentazione del progetto).

 

I possessori dei biglietti per assistere alle partite contro l’Inghilterra (14 febbraio) e contro la Scozia (27 febbraio) avranno diritto di accesso gratuito per due persone in dieci musei e gallerie d’arte nei weekend coincidenti con le partite.

Inoltre, in quei giorni, sarà possibile accedere gratuitamente, sempre muniti di biglietto per la partita, a tutti i musei comunali. La lista dei musei ‘a porte aperte’ comprende la Galleria Spada; il Museo dell’alto medioevo; il Museo nazionale d’Arte Orientale; il Museo nazionale degli strumenti musicali; il Museo Nazionale del Palazzo di Venezia; il Museo Nazionale Castel Sant’Angelo; il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia; il Museo nazionale preistorico Luigi Pigorini; il Museo nazionale di arte antica in Palazzo Barberini; e la Galleria nazionale d’arte antica di palazzo Corsini. Gratis per i sostenitori della nazionale anche i Musei Capitolini; il Museo dei Fori Imperiali; la Galleria d’Arte Moderna; il Museo dell’Ara Pacis; il Macro; ed il Museo di Villa Torlonia.

 

“Oggi iniziamo questa collaborazione tra il mondo dello sport, in questo caso il rugby, ed il mondo della cultura”, ha sottolineato il ministro deo Beni Culturali, Dario Franceschini, prima di ricordare che “c’è un flusso turistico importante legato agli eventi sportivi, che diventano anche l’occasione per visitare una città. In questo senso- ha aggiunto a margine della presentazione del Sei Nazioni nella Sala D’Onore del Coni – aprire gratuitamente i musei più importanti di Roma può essere un’occasione, uno stimolo, a visitare un museo per chi viene a Roma per la partita”. Per questo “stiamo pensando alla possibilità che sull’iniziativa ci sia scambio una sorta di scambio con le altre città in cui la nazionale va a giocare” per fare in modo che i tifosi italiani in trasferta “abbiano un’offerta per poter visitare i musei gratuitamente”. – See more at: http://www.radiocolonna.it/arte_e_cultura/20160125/28707/i_tifosi_del_rugby_entreranno_gratis_nei_musei_della_capitale/#sthash.2LiS1VqK.dpuf

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