Pillole quotidiane

Valmontone, bambino autistico: la preside fa chiarezza

Ha suscitato scalpore e ha fatto il giro del web in pochi minuti la notizia che è rimbalzata dalla scuola di Valmontone secondo la quale un bambino di 11 anni sarebbe costretto a trascorrere la propria giornata scolastica rinchiuso in un’aula in compagnia della sola insegnante di sostegno, lontano da ogni forma di integrazione educativa e sociale con gli altri bambini. Dopo giorni di polemiche è la dirigente scolastica Antonietta Fusillo a fare luce sull’accaduto.

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L’ASSOCIAZIONE TEATRALE “MARIONETTE SENZA FILI” OSPITA LA COMPAGNIA ‘LA QUERCIA INCANTATA’ IN SCENA CON LA COMMEDIA “IO, TRILUSSA”

L’associazione teatrale “Marionette senza fili”, guidata dall’attore, regista e direttore artistico Claudio Tagliacozzo, ospita presso il Teatro Auditorium Comunale di S. Cesareo, la compagnia romana “La Quercia Incantata”, che porta in scena il 27 e 28 febbraio e il 1 marzo la commedia “Io, Trilussa” (venerdì e sabato ore 21 e domenica ore 18) .

La commedia ripropone gli ultimi anni di vita di Trilussa accanto a una donna, Rosa Tomei, anch’ella oramai riconosciuta universalmente come Poetessa, che l’ha amato per tutta la vita. Trilussa ha condotto una vita dissoluta fra donne e “alcool” ed a sublimare la sua esistenza è stata non solo la sua vena artistica ma anche la vicinanza di una ragazza che all’inizio gli era stata messa accanto per permetterle di apprendere l’arte della recitazione e per farla lavorare nei teatri romani ma poi, innamoratasi, ha sacrificato la sua vita per lui. L’innovazione rispetto alla visione tradizionale di Rosa Tomei è l’individuazione, attraverso i documenti, di una donna con un talento naturale e che attraverso gli insegnamenti del poeta fa sì che questo suo talento emerga anche attraverso poesie scritte da lei, e che mai, all’epoca, fu considerata degna dai poeti contemporanei e dai “baroni” della poesia. Lo spettacolo, con sprazzi che si muovono con maestria tra il serio e il comico, si articola in due atti di 40 minuti circa l’uno, dove vengono “dipinti” momenti di storia e letteratura italiana. Gli attori in organico alla Compagnia sono tutti professionisti e stanno calcando vari teatri d’Italia con questo spettacolo, inedito. E’ la prima volta infatti che si parla, in teatro, della vita di Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, ingiustamente ed a lungo considerato minore e solo ultimamente rivalutato e considerato uno dei maggiori poeti romani.
Uno spettacolo comico, esilarante, con una tematica accattivante e che porta lo spettatore non solo a gustare un’ora e trenta di risate ma anche di riflessioni sulla sua vita e sulle sue avventure di uno dei più caratteristici e noti personaggi della poesia italiana. Uno spettacolo cui non mancare!

PREZZI BIGLIETTI:
• INTERO = € 12,00
• RIDOTTO = € 8,00
• GRATUITO= UNDER 5

INFO E PRENOTAZIONI al 338.25.23.004​www.marionettesenzafili.it

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A S.Cesareo si sogna a teatro : le Marionette accendono il fine settimana

Associazione teatrale
Marionette senza Fili

L’ASSOCIAZIONE TEATRALE “MARIONETTE SENZA FILI” A GRANDE RICHIESTA TORNA IN SCENA CON IL SAGGIO DELL’ACCADEMIA DI TEATRO: “SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE”

L’associazione teatrale “Marionette senza fili” guidata da Claudio Tagliacozzo, torna in scena, a grande richiesta del pubblico, con il saggio dei corsisti del 1^ anno dell’Accademia di Teatro, fondata l’anno scorso presso il Teatro Auditorium Comunale di S. Cesareo, con uno dei capolavori del Maestro W. Shakespeare: “Sogno di una notte di mezza estate”. Gli spettacoli sono previsti nel prossimo fine settimana il 20,21 e 22 febbraio (venerdì e sabato ore 21 e domenica ore 18) .
Il direttore artistico del Teatro Auditorium Comunale di S. Cesareo, Claudio Tagliacozzo, commenta “Tante sono le emozioni che hanno cadenzato tutto l’anno accademico, il culmine proprio con questo spettacolo che ha debuttato a novembre, con il sold out in tutte le date. Ora, in una stagione molto particolare come quella di quest’anno, non potevo non ‘ascoltare’ le richieste del mio pubblico e ho deciso di riportare in scena ‘Sogno di una notte di mezza estate’, sempre con la stessa energia che ha contraddistinto tutto il cast anche nella 1^ esperienza. Essere sul palco è un dono, è donare emozioni, è libertà di espressione. Questo l’insegnamento che sto continuando a dare ai corsisti, ora del secondo anno, e ai nuovi del 1^ anno. Un percorso, quello di chi ha il teatro come passione e guida, difficile ma ricco di soddisfazioni. Un grande grazie va a tutto il cast tecnico ed ai docenti che hanno seguito durante tutto l’anno accademico e nella preparazione della commedia i partecipanti; ma un ringraziamento particolare lo meritano Stefania Donati e Alessandro Ernesti (già Marionette senza Fili) ed il grande Luciano Fontana che si sono messi in gioco con passione e impegno per l’occasione coprendo dei ruoli disponibili”.

In genere non si concedono bis ma questa volta è stato chiesto a furor di popolo! Un evento a cui non mancare, in cui si sente fortissima l’energia degli attori, che riescono a strappare sorrisi, emozioni e calore, grazie al loro lavoro durato un anno.

PREZZI BIGLIETTI:
• INTERO = € 12,00
• RIDOTTO = € 8,00
• GRATUITO= UNDER 5

INFO E PRENOTAZIONI al 338.25.23.004​www.marionettesenzafili.it

Sede legale: Via della Selce, 94 00033 – Cave (Roma)
Sede Operativa: Viale dei Cedri, 1 – 00030 San Cesareo (Roma) – C/O Teatro Auditorium Comunale
Tel. 338.2523004 Fax 06/9537253 info@marionettesenzafili.it
www.marionettesenzafili.it

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Fa quel che può, quel che non può non fa

31 gennaio,fine del quadrimestre,tempo di valutazione nella scuola…in tutte le scuole di ogni ordine e grado si stanno consegnando in questi giorni è con modalità differenti i documenti di valutazione redatti dal team docente per informare le famiglie riguardo l’andamento didattico-disciplinare dei propri figli.
E come spesso accade,non mancano polemiche, discussioni,perplessità.Proprio a tal proposito, ho visualizzato nella mia bacheca Facebook un testo che mi ha fatto riflettere e credo possa illuminare o comunque fornire utili spunti di discussione appunto sul tema valutazione…eccolo…
“Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive queste riflessioni sul voto nella sua bacheca:
“Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.
Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.
I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni.
I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno.
La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza.”
Il “maestro” Manzi riportava nella scheda di valutazione di tutti gli studenti la stessa formula: “Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”.

Un invito,ora,a chi,come me, è sempre stato dalla parte dei più bravi,convinto che in fondo in fondo una punizione ai somari facesse proprio bene…
Proviamo a cambiare prospettiva. A guardare anche da un altro punto di vista…
E ad osservare con stima e ammirazione chi fatica a raggiungere gli obiettivi.

E da questa, per me nuova, prospettiva condivido il pensiero di questa maestra: i voti possono ammazzare l’autostima e abbassare la considerazione di se stessi.

Gli insegnanti lo sanno bene. E’ il loro mestiere. Ma penso che la routine e gli obblighi burocratici a volte prendano il sopravvento.

E se la pagella non è delle più brillanti,come non mortificare il bambino senza nello stesso tempo far perdere il valore formativo-educativo al documento? Riportiamo a seguire dei consigli estratti dal sito Nostrofiglio.it.

“…Prima di tutto bisogna cercare il motivo dell’insuccesso, considerando il bambino nella sua individualità, nella relazione con gli insegnanti e con i compagni.
“Una brutta pagella è il segnale di un disagio che trova la sua manifestazione nello scarso rendimento scolastico” ci spiega Sara Peruselli, psicologa specializzata nei temi dell’apprendimento e dei talenti dei bambini e dottore di ricerca in psicologia.
“Le cause del disagio possono essere tantissime, strettamente legate ai meccanismi sui quali si sviluppa la vita del bambino, ma tutte riconducibili a una difficoltà di adattamento. Innanzitutto il passaggio dalla scuola dell’infanzia a quella primaria è sempre un trauma: cambiano i metodi, gli insegnanti, a volte anche i compagni, c’è il primo approccio allo studio e il confronto con le prime richieste da parte dell’insegnante. Insomma, ci sono importanti cambiamenti e ogni bambino ha i suoi tempi per abituarsi. E quando il bambino necessita di un periodo di adattamento più lungo, il suo rendimento scolastico può risentirne”.
“La difficoltà di adattamento – spiega la psicologa – può anche nascondere un problema di autostima, di scarsa motivazione (per esempio nel caso di bambini che sanno già scrivere o leggere e che quindi a scuola si annoiano), difficoltà di motricità (non sanno tenere bene la penna in mano e provano un senso di frustrazione), relazionali (bambini timidi e inseriti in una classe molto numerosa e sconosciuta, magari senza nessun compagno della materna) o di contesto familiare: per esempio il bambino sta affrontando un periodo difficile perché è accaduto un evento che deve ancora metabolizzare (separazione dei genitori, morte di un parente, nascita di un fratellino, trasferimento in un’altra casa o città, perdita del lavoro da parte di un genitore, ecc…). Ecco perché la sua attenzione e la concentrazione verso lo studio possono venire meno”.
Per quanto riguarda le difficoltà di tipo cognitivo, invece, secondo la psicologa, “la pagella della prima elementare non è assolutamente indicativa: una diagnosi di questo tipo, infatti, può essere fatta solo verso la fine della seconda elementare”.
A tu per tu con le maestre
Se dalla pagella sono emersi dei problemi, la psicologa suggerisce ai genitori di chiedere un colloquio con le insegnanti. “La comunicazione con la maestra è fondamentale, così come la fiducia: ci sono genitori che negano i messaggi dei docenti, limitandosi a vedere il proprio figlio nel contesto familiare e non immaginandolo in quello scolastico (mio figlio non è così, a casa è diverso, ecc.), quindi è importante che ascoltino i consigli dell’insegnante, anche quando questo dice qualcosa che non ci si aspetta o non si vuole sentirsi dire, per poi intervenire a risolvere eventuali problemi tempestivamente”.
E poi far prevalere la regola del buon senso: “il mestiere di genitore non si impara e non lo insegna nessuno, perciò è utile ascoltare il proprio bambino e osservare bene i segnali che ci manda. Ricordiamo che i bambini mandano sempre dei segnali molto chiari del proprio malessere e il compito degli adulti è quello di ascoltarli e aiutarli”.
E se si tratta di reali difficoltà scolastiche?
“L’insegnante che si rende conto che il bambino incontra difficoltà a scuola dovrebbe valutarle e avvisare la famiglia, consigliando per esempio l’aiuto di un logopedista o di altri specialisti a seconda della natura del problema. E poi cercare di adattare al bambino le regole di apprendimento, nel caso abbia notato che ha tempi e ritmi diversi rispetto ai compagni”, sostiene la psicologa.
E continua: “I genitori, dal canto loro, non devono drammatizzare su una pagella disastrosa e considerare che nulla è perduto, che le lacune sono recuperabili e nel secondo quadrimestre si avrà tutta la possibilità di migliorare. Certo, prima si interviene meglio è. Inoltre è importante rassicurare il bambino facendogli capire che ci può essere un miglioramento, che ha le possibilità per riuscirci, insomma trasmettergli un messaggio positivo che lo aiuta a recuperare il senso di autostima e a contribuire a far crescere in lui la voglia di studiare e imparare”.
“Infine è bene che i genitori facciano un confronto tra i brutti voti di una pagella, certamente non attesi, con le proprie aspettative. In particolare se si tratta di una famiglia con un figlio unico, situazione tipica in cui le attese sono tutte esclusivamente concentrate su di lui e non c’è la possibilità di un confronto con un altro figlio, che creerebbe sicuramente una preoccupazione minore”.
“La pressione scolastica da parte dei genitori che incalzano i figli perché abbiano voti alti è dannosa – conclude la psicologa -: il rischio, infatti, è che il bambino percepisca che è più importante un bel voto piuttosto che applicare e apprendere la materia stessa. Insomma, meglio un 6 che rispecchia le capacità giuste del bambino, piuttosto che un 8 preso non per uno studio costante ma per l’exploit di impegno breve ma intenso e svolto solo per soddisfare il desiderio dei genitori”.

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E’ tempo di pagelle: i consigli di Tata Lucia

Tempo di pagelle…e di pareri discordanti…10 si,10 no,insufficienze idem,giudizi a numeri o parole,punizioni o gratificazioni…leggiamo cosa ne pensa la Tata televisiva Lucia Rizzi,in una intervista che rilascio’ tempo fa…
“Innanzitutto la pagella non dovrebbe essere una sorpresa, né per il bambino, né per i genitori. Viene consegnata dopo mesi di attività scolastica, quindi i genitori dovrebbero già sapere quali sono le difficoltà o le eccellenze dei propri figli, sviscerato il problema e affrontato”.

Come affrontare la pagella?

“Con positività. Con frasi tipo: “Vedi, qui abbiamo da fare! Vediamo come ci possiamo organizzare ” e non invece con frasi tipo “Te lo avevo detto, non hai voluto ascoltarmi”, perché il bambino ormai non può più rimediare. Bisogna guardare avanti.

E apprezzare i voti positivi. Per esempio se ha nove in condotta gli si può dire: “Bravissimo, sei capace di comportarti bene”. In questo modo il bambino si sente sollevato, adeguato. Poi si arriva al voto insufficiente e a quel punto gli si può dire: “Dai, lo sapevamo che qui c’è un problema. Dobbiamo lavorare”

Quanto delegare alla scuola e quanto lavorare a casa?
Spesso le mamme non hanno molto tempo, ma quanto è importante il lavoro a casa?

“Io non uso MAI la parola ‘delega’”, ha risposto la tata.
“Il problema dei nostri figli che sia a scuola, che sia all’oratorio, o con gli amici è innanzitutto un problema di famiglia. Perché i figli sono di chi li ha fatti, prima di tutto. Con la scuola si COLLABORA, ma non si delega.
Il rapporto che c’è tra insegnante e genitore è importantissimo, perché l’insegnante ha una visione diversa del bambino rispetto a quella che abbiamo noi.

E se l’insegnante descrive nostro figlio in modo completamente diverso da quello che è casa, noi dobbiamo credere alle sue parole?

La tata a questa domanda ha risposto: “C’è sempre una punta di vero. Per quanto spiacevole sia”.

A questo punto una regola per invogliare i bambini a fare i compiti: essere estremamente positivi e stimolare la curiosità. Anche con frasi tipo: “Fammi vedere come fai questa cosa? Sai che non me lo ricordo più?

Che dire?

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La leggenda di San Valentino

San Valentino viene ricordato come il protettore degli innamorati. A lui sono legate molte leggende che raccontano delle sue gesta. Ecco di seguito quelle più famose

La leggenda di San Valentino
Leggenda dell’Amore Sublime
Questa leggenda narra di un giovane centurione romano di nome Sabino che, passeggiando per una piazza di Terni, vide una bella ragazza di nome Serapia e se ne innamorò follemente.
Sabino chiese ai genitori di Serapia di poterla sposare ma ricevette un secco rifiuto: Sabino era pagano mentre la famiglia di Serapia era di religione cristiana. Per superare questo ostacolo, la bella Serapia suggerì al suo amato di andare dal loro Vescovo Valentino per avvicinarsi alla religione della sua famiglia e
ricevere il battesimo, cosa che lui fece in nome del suo amore.
Purtroppo, proprio mentre si preparavano i festeggiamenti per il battesimo di Sabino ( e per le prossime nozze), Serapia si ammalò di tisi. Valentino fu chiamato al capezzale della ragazza oramai moribonda. Sabino supplicò Valentino affinché non fosse separato dalla sua amata: la vita senza di lei sarebbe stata solo una lunga sofferenza. Valentino battezzò il giovane, ed unì i due in matrimonio e mentre levò le mani in alto per la benedizione, un sonno beatificante avvolse quei due cuori per l’eternità.

Leggenda di san valentino: l’amore sublime

Leggenda della Rosa della RiconciliazioneLeggenda di San Valentino: la rosa della riconciliazione
Un giorno San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani fidanzati che stavano litigando. Decise di andare loro incontro con in mano una magnifica rosa. Regalò la rosa ai due fidanzati e li pregò di riconciliarsi stringendo insieme il gambo della rosa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore.
Qualche tempo dopo la giovane coppia tornò da lui per invocare la benedizione del loro matrimonio.
La storia si diffuse e gli abitanti iniziarono ad andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese.
Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno del 273 San Valentino morì.

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Crisi nascite,battuto ogni record: mai così pochi nati in Italia

Gli italiani hanno rinunciato a fare figli. Il 2014 ha segnato, come nascite, il punto più basso di una secolare serie storica: sono nati meno bambini di quanti ne nascessero negli anni della seconda guerra mondiale. Non che manchi il desiderio. Ma il lavoro è perennemente precario, c’è l’affitto da pagare e il futuro non sorride più. Si registra, da Bolzano a Roma, il triste sollievo di chi si sente fortunato per non avere in casa un neonato da crescere solo perché libero anche dall’ansia di non riuscire a mantenerlo. L’amarezza di donne che rimandano, di contratto a tempo in contratto a tempo, l’idea della maternità inseguendo il miraggio di un posto fisso. La fatica di chi va controcorrente, come le famiglie numerose, che occupano percentuali sempre più basse delle impietose statistiche sui nuovi nati e che raccontano di scelte coraggiose ripagate con vite certo piene ma costellate di affanni, rinunce e scarsa attenzione da parte di chi governa. Sono storie di coppie e famiglie in tempo di crisi, in un Paese in cui a un tasso di disoccupazione che ha toccato il 12,7%, il 41,6% per i giovani, si somma una politica familiare ben poco generosa.

In Italia le culle sono sempre più vuote. I dati dell’Istat sui nuovi nati sono disponibili per i primi sette mesi del 2013 e raccontano di un’ulteriore diminuzione del 4,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. Si stima che i bimbi nati sono stati tra i 510mila e i 515mila: se il dato fosse confermato, il 2013 segnerebbe il punto più basso nella secolare serie storica del Paese. “Nel 1944, l’anno più tragico della guerra, nacquero 815.000 bambini in una popolazione inferiore di 15 milioni a quella di oggi” commenta il demografo Massimo Livi Bacci . Il calo riguarda tutto il Paese, anche se i capoluoghi tengono meglio della provincia. Tra le grandi città, Roma si espande, Milano recupera, Firenze è stabile. In alcuni comuni terremotati dell’Emilia c’è, a sorpresa, un incremento di natalità. Invecchia la Toscana con 4mila nati in meno, il 15%, a ottobre 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012. Persino gli stranieri fanno meno figli. A Prato, ad esempio, i parti delle donne straniere, cinesi prima di tutto, sono calati del 5%. Una situazione che mette a rischio anche il mantenimento di punti nascita : in provincia di Trento, ad esempio, sono in bilico quelli di Tione (record negativo di nascite dell’ultimo ventennio) e Cavalese: il ministero della sanità indica in 500 parti la cifra che ne giustifica l’esistenza.

L’intervista al demografo. Massimo Livi Bacci: “Il 2013 segna il punto più basso di una secolare serie storica”

Legame tra calo nascite e disoccupazione. Il nesso tra rinuncia a diventare genitori e precarietà economica salta agli occhi guardando un grafico realizzato su dati Istat che mette in relazione nascite e disoccupazione in un arco di tempo che va dal 2001 al 2013.

Tendenza dal 2009. Non è la voglia di diventare genitori a mancare: secondo le indagini, ideali e aspettative risultano stabili su una media di due figli per coppia. Eppure il 2012 aveva confermato una tendenza in corso dal 2009. Fa sapere l’Istat (in “Natalità e fecondità della popolazione residente – anno 2012”) che sono nati 534.186, 12mila in meno rispetto all’anno precedente. Sono soprattutto le coppie italiane a rinunciare a mettere al mondo bimbi. I nati da genitori stranieri continuano ad aumentare, ma di meno: nel 2012 i nati da genitori stranieri oppure da coppie miste sono stati 107mila, il 20,1% del totale delle nascite.

Madri sempre più tardi. E poi le italiane, più delle straniere, tendono a procrastinare la maternità. Nel 2012 l’età media è stata di 31,4 anni, 32 nel caso di italiane. Questa posticipazione ha contribuito al forte abbassamento della natalità che si è osservato in Italia dalla seconda metà degli anni Settanta alla prima metà degli anni Novanta. Poi c’è stato un parziale recupero, da parte delle baby boomers. Sempre nel 2012 oltre il 7% dei nati ha una madre di almeno 40 anni. Considerando solo le donne italiane, l’8,2% sono ultraquarantenni. Il primato spetta alla Sardegna, dove i nati da madri ultra40enni sono l’11% , a seguire ci sono Lazio, Liguria e Toscana (sopra il 10%)

Nella figura (fonte: Istat, “Natalità e fecondità della popolazione residente. Anno 2012”) i tassi di fecondità specifici per età delle donne residenti in Italia

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Frappe e castagnole,divertiamoci in cucina

Quale migliore occasione del Carnevale per dilettarsi un po’ in cucina da soli o con l’aiuto dei propri figli? Ecco un elenco di alcune ricette semplici e gustose…
CASTAGNOLE
Le castagnole sono dei tipici dolci di carnevale dalla forma tondeggiante (che ricorda appunto le castagne, pur non prevedendo questo ingrediente 🙂 ). Le castagnole sono dolcetti fritti e passati poi nello zucchero un incrocio tra graffe e struffoli. 🙂
Le castagnole andrebbero mangiate bollenti, ma se non avete questa possibilità, anche fredde sono buonissime.
Se preferite potete farcire le castagnole con crema o nutella, oppure tuffarle nel cioccolato fuso invece che nello zucchero. 😉

cottura: 10 min
preparazione: 30 min
per 40 castagnole
INGREDIENTI

200 g di farina
40 g di burro
2 uova
40 g di zucchero
8 g di lievito per dolci
10 ml di anice
buccia di limone
olio di semi per friggere
zucchero semolato

PREPARAZIONE

In una terrina mettete farina e lievito setacciati e mettete al centro il resto degli ingredienti.

Impastate il tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo e morbido. Fate riposare l’impasto delle castagnole per mezz’ora in frigo.

Fate dei salsicciotti e tagliate dei pezzetti di impasto.

Passandole tra le mani come per fare delle polpette, date la tipica forma tondeggiante alle castagnole.

Friggete le castagnole in abbondante olio ben caldo, tuffandone poche alla volta per evitare che facciano troppa schiuma.

Asciugate l’olio in eccesso e passate le castagnole nello zucchero.

FRAPPE
Le frappe sono il dolce più caratteristico del Carnevale. Avrete sicuramente assaggiato quelle di pasticceria ma provate a farle voi in casa e sentirete la differenza nel gusto delicato della pasta e il leggero aroma del limone. Accanto alle frappe ovviamente vanno preparate le castagnole, altrimenti che Carnevale è?

Ingredienti
200 g farina40 g burro o strutto2 uova1 cucchiaio abbondante di zucchero1 limone olio di arachide zucchero a velo sale
Tempo Preparazione:
25 MinutiTempo Cottura:
3 MinutiTempo Riposo:
30 MinutiDifficolta’:
FacileCosto:
Basso
Le frappe sono il dolce più caratteristico del Carnevale. Avrete sicuramente assaggiato quelle di pasticceria ma provate a farle voi in casa e sentirete la differenza nel gusto delicato della pasta e il leggero aroma del limone. Accanto alle frappe ovviamente vanno preparate le castagnole, altrimenti che Carnevale è?

Preparazione

Impastare rapidamente su di una spianatora la farina, le uova, il burro, lo zucchero, una presa di sale e la scorza grattugiata del limone.

Impastare fino ad ottenere un impasto liscio, omogeneo e non appicicoso e dategli la forma di una palla.

Lasciar riposare la pasta per 30 minuti coperta da pellicola in un luogo fresco.

Riprendere l’impasto e tirarlo col mattarello fino ad ottenere una sfoglia sottile di circa 3/4mm. Tagliarla a striscioline di circa 4/5 cm di larghezza con l’aiuto di una rotella dentellata.

Prima di cuocerle, cercate di arrotolarle a treccia o su se stesse per evitare che in cottura si gonfino troppo. Portare a temperatura abbondante olio di arachide in un tegame e friggere le frappe per alcuni minuti fino a quando diventeranno belle dorate. Scolarle su carta assorbente e spolverarle con zucchero a velo.

Chi preferisce evitare la frittura può cuocere le frappe al forno adagiandole su una teglia ricoperta di carta da forno precedentemente bagnata e strizzata. Cuocere a 200°C per circa 10 minuti o comunque fino a che la superficie risulti colorita.

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Carnevale, le Ceneri…qualcosa in più sulle nostre tradizioni

Carnevale e le Ceneri

Carnevale

La parola Carnevale significa “togliere la carne” e in origine si riferiva al solo giorno prima dell’inizio della Quaresima, periodo di penitenza, digiuno e rinuncia.

Prima dell’inizio del periodo quaresimale era quindi tradizione preparare banchetti con libagioni a base di carne (valeva per chi se lo poteva permettere naturalmente), per poi affrontare un periodo di astinenza e preghiera.

Ma le origini del Carnevale vanno ricercate in antichi riti legati al rapporto tra uomo e terra, nel periodo in cui i lavori della terra subivano un arresto la vita sociale si intensificava.
Chi era uso a lavorar la terra nel periodo che andava dai primi dell’anno all’inizio della primavera aveva tempo per frequentare il vicinato e per celebrare riti propiziatori per il ritorno della luce e per la fertilità dei campi.

L’uso della maschera che ride era legato alla credenza che la risata, anche se non reale, allontanasse gli spiriti maligni e che con il volto coperto l’uomo, non più legato alla propria umanità, potesse lasciarsi andare ad atti e comportamenti solitamente inusuali o mal tollerati.
L’abbandonarsi ad estreme licenze sessuali potrebbe essere riportato agli antichi riti propiziatori che prevedevano l’unione dei corpi sulla nuda terra come omaggio alla Madre Terra, riti radicati soprattutto tra i popoli Celti.

Successivamente, con la diffusione della religione cristiana, prima, e cattolica, poi, il Carnevale ha assunto il significato di inizio ufficiale delle celebrazioni quaresimali.

Di qui la ricerca del divertimento, col periodo di Carnevale, che segue immediatamente il periodo di Natale. Il culmine delle celebrazioni carnevalesche viene raggiunto il martedì che precede l’inizio della Quaresima (Martedì Grasso), fanno eccezione le zone ove si segue il cosiddetto Rito Ambrosiano, introdotto da S. Ambrogio, dove il carnevale si conclude il sabato che precede la prima domenica di Quaresima (in particolare Milano e alcune zone limitrofe).
Alla fine del carnevale è tradizione consumare libagioni a base di carne di maiale, sanguinaccio, frittelle dolci e altri cibi tipici.

Al carnevale segue un periodo sacro di quaranta giorni, in preparazione della solennità della Pasqua, che nella liturgia prende il nome di Quaresima ed inizia con il Mercoledì delle Ceneri.

La Quaresima dura 40 giorni e la tradizione popolare antica voleva austerità e privazione da ogni divertimento.

Mercoledì delle Ceneri

Verso la fine del V° secolo, la chiesa introduce una innovazione nella celebrazione della Quaresima: il periodo quaresimale non inizia più alla domenica, ma al mercoledì, con l’imposizione delle ceneri sul capo dei fedeli in segno di penitenza e contrizione per le intemperanze carnevalesche.

Il Mercoledì delle Ceneri è il primo giorno della Quaresima, secondo il rito romano (in opposizione a quello ambrosiano in cui la Quaresima ancora oggi ha inizio la domenica successiva).

Le ceneri utilizzate per la celebrazione sono quelle ottenute bruciando le palme e gli ulivi benedetti l’anno prima nella Domenica delle Palme, il celebrante pronuncia inoltre la frase rituale “ricordati, uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai”.

Il Mercoledì delle Ceneri si celebra 46 giorni prima della Pasqua, è giorno di astinenza e digiuno, anche se questa parte del rito è sempre meno praticata.
Il conteggio dei 46 giorni inizia dallo stesso Mercoledi’ delle Ceneri e termina il Sabato che precede la Pasqua.

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Carnevale a Roma: conosciamo le tappe dei festeggiamenti

Un Carnevale 2015 all’insegna di una cultura che “cambia stagione”. L’iniziativa promossa dal Comune di Roma e dall’ Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo – Dipartimento Cultura – Servizio Spettacoli ed Eventi, si chiama Roma d’Inverno e prevede dal 7 al 17 febbraio un programma all’insegna del divertimento e della cultura che sa ben adattarsi ai mutevoli ritmi della città. Ad essere coinvolte le zone del centro e della periferia, ma anche i musei, che in occasione del Carnevale 2015 si trasformeranno nell’anima di una cultura multiforme: con mostre, spettacoli teatrali, performance, musica e arte circense, ma anche laboratori, di trucco e maschere per tutti, a costo zero. Tutti gli eventi infatti saranno gratuiti e piaceranno ai bambini ma anche agli adulti. Potrete vedere il programma completo sul sito ufficiale del Comune. Ecco le nostre proposte:

Spettacoli Teatrali

Circo Ludo è uno spettacolo di arte di strada, performance di circo contemporaneo e spettacoli di artisti internazionali in cui saranno coinvolti gli spettatori attraverso i laboratori in programma. Tutti potranno cimentarsi con le acrobazie e i giochi dei circensi. Gli appuntamenti: il 6, il 7, l’8, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16 e 17 febbraio nel Nuovo Mercato Testaccio, piazza Santa Maria Liberatrice, Piazza Testaccio con diversi orari da consultare nel programma.

Il 17 febbraio presso la scalinata Trinità dei Monti alle ore ore 16.00 si metterà in scena Eros e …animali, un festino rinascimentale con strumenti e ballate antiche.

Il 12 febbraio 2015 ore 15.00 e ore 17.00 presso il Cortile del Museo di Roma – Palazzo Braschi (piazza di San Pantaleo, 10) si terrà lo spettacolo della commedia dell’arte Il Generale Mannaggia La Rocca, la maschera romanesca che capeggiava i Carnevali nella Roma papalina.

Il 15 febbraio alle ore 14.00 e 17.00, lungo Via dei Fori Imperiali potrete vedere, invece, lo spettacolo di circo acrobatico Special Conquest della compagnia francese Tac o Tac e poi ancora acrobazie nello spettacolo Opus Band sulla via Alessandrina alle ore 14.15 e 17.00 con la compagnia italiana Bada Bim Bum Band: un’inusuale confraternita di frati-funamboli; alle 14.40 e 17.15 sempre lungo Via dei Fori Imperiali: Rodafonio, appuntamento con la compagnia cileno-spagnola Factoria Circular, che si esibirà all’interno di una ruota a ritmo di musica.
Alle ore 15.15 e 18.15, su Largo Corrado Ricci: De Paseo della performer spagnola Claire Decreaux e alle ore 15.45 e 18.45, su Largo Corrado Ricci: No Magic No Bullet della compagnia italiana Veeblefetzer&The Manigolds, che mescola musica dub, rock’n’roll e musica gitana.

Il 15 febbraio dalle ore 11.00 alle ore 19.00 “Carnevale ai Fori” prosegue su Largo Corrado Ricci e Piazza Madonna di Loreto con Circos, Criollo, Circo in scena e Circo Zofy nello spettacolo Aires Il finale sarà affidato alla compagnia Atmo con Atmosphere, spettacolo di danza acrobatica e giocoleria per un mix molto suggestivo.

Per momenti di forte aggregazione sociale il 15 febbraio è prevista all’Ara Pacis una performance che toccherà diversi luoghi: Pulcinella e tutti gli altri / Muses di Yoko Hakiko. Il 17 febbraio, si ripeterà su via dei Fori Imperiali, alla Colonna Traiana e a Regina Coeli (solo per i detenuti) al Teatro della Rotonda.

Mostre e musei

Alla Biblioteca Angelica dal 7 febbraio ci sarà l’inaugurazione della mostra fotografica Carnevale romano: rinascita di una tradizione e il seminario alle ore 11.00: History Talk Cristina di Svezia e il Carnevale romano.

Su via dei Fori Imperiali dal 17 febbraio sarà allestita una mostra che espone le maschere dei mostri carnevaleschi e della Commedia dell’Arte realizzate con materiali di recupero e di riciclo.

Il Museo d’Arte Contemporanea (via Nizza), vi propone un Carnevale per tutti: il 14 febbraio ci saranno letture, spettacoli e lavoratori per bambini. L’iniziativa proseguirà il 15 febbraio dalle ore 15.00 alle 18.00 con le performance musicali della banda di tamburi itineranti Caracca, che propone un repertorio di musica brasiliana di Salvador, Recife e Rio, per dare ritmo alla sfilata di carri e maschere realizzate dai bambini nelle biblioteche di Roma.

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