Pillole quotidiane

Il sud come ai tempi della Grande Guerra, piu’ morti che nati nel 2013

ROMA – Nel 2013 al Sud i decessi hanno superato le nascite. Un fenomeno così grave si era verificato solo nel 1867 e nel 1918 cioè alla fine di due guerre, la terza guerra d’Indipendenza e la prima Guerra Mondiale. Lo rileva lo Svimez sottolineando che il numero dei nati al Sud ha toccato il suo minimo storico ovvero 177mila, il numero più basso dal 1861.

Secondo il rapporto Svimez, il Sud sarà interessato nei prossimi anni “da uno stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili”. Secondo le stime dell’Istituto nei prossimi 50 anni il Mezzogiorno è destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti.

Pil 2014 -0,4%, Sud -1,5% a settimo anno recessione

Lo Svimez stima per il 2014 un Pil nazionale in calo dello 0,4%. Una previsione più pessimista di quanto stabilito dal Def (-0,3%). Il dato – spiegano dallo Svimez che oggi presenta il Rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2014 – è il risultato di un Centro-Nord con crescita stabile (0%) e un Sud a -1,5%. Se queste stime saranno confermate, il 2014 sarebbe il settimo anno di recessione del Sud, recessione che – secondo Svimez – dovrebbe confermarsi anche nel 2015 con un Pil meridionale in calo dello 0,7%. Secondo le valutazioni Svimez nel 2013 il Pil è crollato nel Mezzogiorno del 3,5%, peggiorando la flessione dell’anno precedente (-3,2%), con un calo superiore di quasi due punti percentuali rispetto al Centro-Nord (-1,4%). Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2013 è dovuto soprattutto a una più sfavorevole dinamica della domanda interna con i consumi in calo del 2,4% e gli investimenti crollati del 5,2%. Da segnalare l’ulteriore perdita di posti di lavoro scesi sempre nel Mezzogiorno del 3,8%. In un panorama fortemente negativo, le esportazioni l’anno scorso hanno segnato -0,6% al Sud. Tra il 2008 e il 2013 i redditi al Sud sono crollati del 15% e i posti di lavoro sono diminuiti di circa 800mila persone.

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Dieci errori comuni che oggi commettono i genitori

In questo articolo dell’Huffington Post Italia , Kari Kubiszyn Kampakis, autrice e giornalista, scrive dei più comuni errori commessi da noi genitori

Ho steso una lista dei dieci errori più comuni, compiuti più frequentemente dai genitori di oggi — me inclusa. Non intendo puntare il dito, solo accrescere la consapevolezza. Ciò che fa parte della nostra cultura non è necessariamente nel migliore interesse dei nostri figli.

Errore Numero 10: La venerazione dei figli.

Molti di noi vivono all’interno di comunità che ruotano intorno al bambino. Cresciamo i nostri ragazzi all’interno di nuclei familiari bambino-centrici. Ai nostri figli, naturalmente, piace, perché le nostre vite ruotano intorno a loro. E nella maggioranza dei casi anche noi non dispiace, perché la loro felicità è la nostra. Ci appassiona fare le cose per loro, spendere per loro, e inondarli d’amore e di attenzioni.

Ma credo sia importante tenere a mente che i nostri figli sono fatti per essere amati, non venerati. E quando li mettiamo al centro dell’universo non facciamo altro che creare un falso idolo, snaturando qualcosa di buono. Piuttosto che mettere i ragazzi al centro delle nostre case, dovremmo sforzarci di metterci Dio. I nostri figli si sentiranno comunque amati, solo in un modo migliore, in un modo che mette l’altruismo davanti all’egoismo.

Errore Numero 9: La teoria del bambino perfetto.

Lo sento spesso dai professionisti a contatto coi bambini (assistenti, insegnanti, etc.): i genitori di oggi non vogliono sentire niente di negativo nei confronti dei loro ragazzi. Quando si sollevano dei dubbi o delle preoccupazioni, per quanto espressi con amore, la reazione istintiva è spesso quella di aggredire chi te lo fa notare.

La verità può far male, ma quando prestiamo ascolto con la mente e il cuore aperti, non possiamo che trarne beneficio. Potremo intervenire con largo anticipo, prima che una qualsiasi situazione sfugga di mano. Affrontare un bambino problematico è decisamente più facile di quanto non lo sia ricomporre un adulto caduto a pezzi.

Come ha osservato uno psichiatra di “Children’s of Alabama” quando l’ho intervistata sul tema della depressione adolescenziale, giocare d’anticipo è essenziale perché può alterare la traiettoria della vita di un bambino. È per questo, dice, che trova appassionante la psichiatria infantile e adolescenziale — perché i ragazzi sono resilienti, ed è molto più facile intervenire con successo quando sono giovani, invece che anni dopo, quando i problemi si sono protratti tanto da entrare a far parte della loro identità.

Errore Numero 8: La vita per conto dei figli.

I figli ci danno grandi soddisfazioni. E quando hanno successo, la cosa ci rende più felici che se fossimo stati noi a ottenerlo.

Ma quando siamo troppo coinvolti nelle loro vite, diventa difficile capire dove iniziamo noi e dove loro finiscono. E quando i figli diventano un nostro prolungamento, possiamo finire col vederli come la nostra seconda chance. D’un tratto, allora, tutto gira intorno a loro, più che intorno a noi. Ed ecco che la loro felicità inizia a confondersi con la nostra.

Errore Numero 7: L’aspirazione del migliore amico.

Una volta ho chiesto a un prete d’individuare l’errore più grave che vede nei genitori. Ci ha pensato su un attimo e mi ha risposto: “I genitori che non fanno i genitori. Quelli che non vogliono sporcarsi le mani”.

Come tutti, desidero che le mie figlie mi vogliano bene. Voglio che mi lodino e che mi apprezzino. Ma se faccio bene il mio lavoro, ci saranno volte in cui si arrabbieranno, e in cui non piacerò loro affatto. Alzeranno gli occhi al cielo, sbufferanno e si lamenteranno, e diranno che avrebbero preferito nascere in un’altra famiglia.

Cercare di essere il migliore amico di tuo figlio può solo finire per renderti più permissivo, spingendoti verso scelte dettate dalla disperazione, cioè dal timore di perderne l’approvazione. Quello non è amore; è un nostro bisogno.

Errore Numero 6: La competizione fra genitori.

Ogni genitore ha un lato competitivo. Per destare questo mostro basta che un altro genitore dia al proprio figlio un vantaggio a scapito del nostro.

Alle medie e al liceo di storie come questa ne sento parecchie, aneddoti d’amicizie infrante e tradimenti, dove una famiglia raggira l’altra. La mia impressione è che alla radice di tutto ci sia la paura. Temiamo che i nostri figli rimangano indietro. Abbiamo paura che, a meno che non ci si getti a capofitto nella pazzia, e non si faccia di tutto per aiutarli ad eccellere fin dall’inizio, resteranno mediocri per il resto delle loro vite.

Credo che i bambini abbiamo bisogno di lavorare duramente, e di capire che i tuoi sogni non vengono serviti su un piatto d’argento; che per ottenerli devi sudare e lottare. Ma quando trasmettiamo un messaggio del genere “vinci a ogni costo”, autorizzandoli a calpestare gli altri per passare avanti, perdiamo di vista la questione della personalità. Che potrà non sembrare importante nel corso dell’adolescenza, ma che negli adulti è tutto.

Errore Numero 5: Perdersi il bello dell’infanzia.

L’altro giorno ho trovato l’adesivo di una merendina alla fragola sul lavandino della cucina, che mi ha ricordato quando fortunata sia a condividere la casa con le piccole.

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FOTO: Errore Numero 5: perdersi il bello dell’infanzia.

Un giorno non ci saranno più adesivi nel mio lavandino. Non ci saranno Barbie nella vasca da bagno, bambolotti sul letto o Mary Poppins nel lettore Dvd. Sulle finestre non ci saranno impronte appiccicose, e la mia casa sarà silenziosa, perché le mie figlie se ne staranno fuori in compagnia delle amiche, invece che nel nido con me.

Crescere dei bambini piccoli può essere un lavoro duro e monotono. A volte ti sfinisce tanto — fisicamente ed emotivamente — che ti piacerebbe fossero già cresciute, per renderti la vita più facile. Poi c’è quella curiosità di sapere come saranno quando saranno cresciuti. Quali passioni avranno? Diventerà chiaro quali siano le loro doti date da Dio? Da genitori ce lo auguriamo, perché capire su quali punti di forza insistere ci permette di orientarli nella giusta direzione.

Ma proiettandoci nel futuro, chiedendoci se quel talento per l’arte renderà tuo figlio un Picasso, o se la sua voce melodica la renderà una Taylor Swift, potremmo dimenticarci di godere dello splendore che abbiamo davanti a noi: i bebè nelle tutine footie, le favole della buonanotte, il solletico sul pancino e quelle risatine di gioia. Potremmo dimenticare di lasciare che i nostri figli siano piccoli, e di goderci quell’unica infanzia che viene loro offerta.

Le pressioni sui ragazzi iniziano fin troppo presto. Se davvero vogliamo che abbiano un vantaggio competitivo, dovremo proteggerli da queste pressioni. Dovremo lasciare che si divertano, e che crescano al loro ritmo, così che possano 1) esplorare i propri interessi senza timore di fallire e 2) così che non si brucino.

L’infanzia è il momento del gioco libero e della scoperta. Quando mettiamo fretta ai bambini, li derubiamo di un’età dell’innocenza alla quale non torneranno mai più.

Errore Numero 4: I figli che vuoi contro i figli che hai.

Da genitori abbiamo dei sogni per i nostri figli. Iniziano già quando siamo incinte, prima ancora di conoscere il genere del nascituro. Dentro di noi coltiviamo la segreta speranza che siano uguali a noi, solo più intelligenti e più dotati. Vogliamo essere i loro mentori, mettendo a frutto le nostre esperienze.

Ma l’ironia dell’esser genitori è che i nostri figli ribaltano tutti gli stampi. Ci arrivano sempre con inclinazioni impreviste. E il nostro mestiere è quello di capirne il verso giusto e prepararli in quella direzione. Imporre loro i nostri sogni non funzionerà. Solo quando li vedremo per ciò che sono potremo avere un impatto potente sulle loro vite.

Errore Numero 3: Dimenticare che i nostri fatti contano più delle nostre parole.

A volte quando le mie ragazze mi fanno una domanda, poi aggiungono: “Cerca di esser breve”. Il fatto è che mi conoscono bene, perché cerco sempre di infilarci una lezione di vita. Cerco di trasmettere saggezza, dimenticando come l’esempio conti più delle parole.

Il modo in cui affronto il rifiuto e l’avversità… in cui tratto amici ed estranei… che io mi lamenti o esalti il padre… queste cose le notano. E il modo in cui mi comporto dà loro il permesso di fare lo stesso.

Se voglio che i miei figli siano meravigliosi, dovrò puntare ad esserlo anch’io. Dovrò essere la persona che spero diventeranno.

Errore Numero 2: Il giudizio sui genitori degli altri — e sui loro figli.

Per quanto possiamo non condividere il modo degli altri di esser genitore, non sta a noi giudicare. Nessuno al mondo è “del tutto buono” o “del tutto cattivo”; siamo tutti un miscuglio di entrambi, una comunità di peccatori in lotta ciascuno coi propri demoni.

Personalmente più è duro il periodo che attraverso, più sono tollerante nei confronti degli altri genitori. Quando mia figlia mi mette duramente alla prova, sarò più indulgente nei confronti di genitori che si trovano nella stessa barca. Quando la vita mi travolge, perdono gli errori degli altri, e lascio perdere.

Non puoi mai sapere che cosa stia passando l’altro, o quando sarai tu ad aver bisogno d’indulgenza. E anche se non possiamo controllare i giudizi che esprimiamo dentro di noi, possiamo contenerli cercando di comprendere la persona, invece di saltare a conclusioni.

Errore Numero 1: Sottovalutare la PERSONALITA’.

Se c’è una cosa che spero di non sbagliare con le mie piccole è il loro NOCCIOLO. La personalità, la fibra morale, la bussola interiore… sono queste le cose che pongono le basi di un futuro sano e felice. Importano più di qualsiasi voto o premio.

Nessuno è in grado di imporre una personalità ai proprio figli, e a 10 o 15 anni non importa più di tanto. I bambini cercano gratificazioni a breve termine, sta a noi come genitori vedere più lontano. Sappiamo che ciò che avrà importanza a 25, 30 e 40 anni non sarà quanto in là riusciranno a tirare il pallone, o se saranno cheerleader, ma il modo in cui tratteranno gli altri, e ciò che penseranno di loro stessi. Se vogliamo che la loro personalità si formi, la loro fiducia in se stessi, la loro forza e resilienza, allora dobbiamo lasciare che affrontino le avversità e assaggino l’orgoglio di chi, superandole, ne esce più forte di prima.

È duro veder fallire i propri figli, ma a volte dobbiamo farlo. A volte dobbiamo chiederci se intervenire sia nel loro interesse. Ci sono un milione di modi per amare un figlio, ma pur cercando di renderli felici, cerchiamo di restare coscienti del fatto che a volte il dolore a breve-termine è un guadagno a lungo-termine.

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“Come è andata a scuola oggi”? Esistono almeno 25 domande migliori! Leggile.

Quest’anno Simon comincia la quarta elementare e Grace la prima, e a me viene naturale chieder loro ogni giorno “Com’è andata a scuola oggi?”. E puntualmente ricevo una risposta del tipo “ok”, “bene”, il che non dice granché. Mentre io vorrei sapere TUTTO! O almeno vorrei una frase completa. Così la notte scorsa mi sono seduta e ho fatto una lista di domande più coinvolgenti da fare sulla scuola. Non saranno perfette, ma almeno adesso ottengo delle risposte complete, e alcune hanno persino dato il via a delle conversazioni interessanti… e ad alcune risposte divertenti… e mi hanno dato un’idea di come si sentono e pensano i miei figli sui banchi scolastici.

1. Qual è la cosa migliore che è successa oggi a scuola? (Qual è la cosa peggiore che è successa a scuola oggi?).

2. Raccontami qualcosa che ti ha fatto ridere oggi.

3. Vicino a chi ti vorresti sedere in classe? (E vicino a chi NON ti vorresti sedere? Perché?)

4. Qual è la zona più bella della scuola?

5. Dimmi una frase buffa che hai sentito oggi. (O qualcosa di buffo che qualcuno ha detto)

6. Se chiamassi la tua maestra oggi, cosa mi direbbe di te?

7. In che modo hai aiutato qualcuno oggi?

8. In che modo sei stato aiutato oggi?

9. Dimmi una cosa che hai imparato oggi.

10. Quando è che sei stato più felice oggi?

11. Quando ti sei annoiato oggi?

12. Se arrivasse in classe una navicella aliena e dovesse portare via qualcuno, chi vorresti che rapisse?

13. Con chi vorresti giocare all’intervallo con cui non hai mai giocato prima?

14. Raccontami qualcosa di positivo che ti è capitato oggi.

15. Quale parola ha ricevuto più spesso la tua maestra oggi?

16. Cosa credi che dovresti fare/imparare di più a scuola?

17. Cosa credi che dovresti fare/imparare meno a scuola?

18. Con chi credi dovresti essere più gentile in classe?

19. Dove giochi più spesso a ricreazione?

20. Qual è la persona più divertente della tua classe? Perché?

21. Cosa hai preferito mangiare a pranzo?

22. Cosa faresti se fossi tu l’insegnante?

23. C’è qualcuno nella tua classe che ha bisogno di una pausa?

24. Se potessi fare a cambio con il posto di qualcuno in classe quale sceglieresti? Perché?

25. Raccontami di tre volte in cui hai usato la matita oggi

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Un antidoto contro il bullismo? Leggi!

Leggere ci rende migliori. Ora ce lo conferma anche uno studio, pubblicato su Science, condotto da Emanuele Castano, della New School for Social Research di New York, secondo cui la letteratura aumenta la nostra capacità di empatia e relazione con gli altri. La capacità di entrare in sintonia con il prossimo non è un’attitudine innata, ma si può sviluppare fin dalla giovane età allenandola con la lettura. «L’empatia deve essere promossa anche e soprattutto nei bambini, dove questa capacità si va formando – ci spiega Castano -. Per farlo esistono ottimi libri, ma anche metodi di lettura coinvolgenti. Una non profit californiana, con cui collaboriamo per valutare i risultati del loro approccio, usa ad esempio volontari che nelle scuole leggono a piccoli gruppi di bimbi dai 6 agli 8 anni, stimolandoli con domande mirate». Aggiunge Rosa Mininno, psicoterapeuta ed esperta di biblioterapia: «La lettura è fondamentale nei giovanissimi proprio per gli effetti sulle capacità di relazione. A molti ragazzi manca la capacità di comprendere che cosa prova l’altro in una situazione difficile, pensiamo ai casi di bullismo o stalking. Migliorare l’empatia significa anche prevenire questi comportamenti, oltre che favorire il dialogo interiore dei giovani. La lettura, contrariamente a quanto molti pensano, non è affatto un’attività solitaria e passiva. Un buon libro ci sprona al confronto e può essere condiviso, mentre piazzarsi di fronte al computer per intrecciare relazioni virtuali favorisce molto di più l’isolamento dei ragazzi».

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L’allenamento funzionale

L’allenamento funzionale è diventato un metodo di allenamento molto diffuso, non solo tra coloro che praticano sport amatoriale ma anche tra gli atleti professionisti di diverse discipline sportive. Questo accade sia per la varietà degli attrezzi che vengono utilizzati, sia per i benefici che si hanno con questo tipo di allenamento:

 Miglioramento della coordinazione del corpo e della mobilità;
 Incremento della propriocettività e del controllo dei segmenti corporei;
 Aumento dell’intensità dell’allenamento perché vengono coinvolti più gruppi muscolari insieme;
 Rinforzo della muscolatura profonda del tronco e del bacino, il “core”, incrementando la stabilizzazione, proteggendo la colonna vertebrale e riducendo gli infortuni.

Un allenamento è funzionale quando richiama lo schema motorio dei movimenti della vita quotidiana grazie alla contrazione sinergica di più gruppi muscolari. Nel quotidiano infatti sono rari i movimenti che isolano un solo muscolo, come avviene invece con i macchinari isotonici delle palestre, questo è ancora più evidente nei movimenti tipici dello sport. L’allenamento funzionale, quando applicato alle discipline sportive, riproduce i movimenti che sono specifici o strettamente correlati con quelli della gara, sia sotto il profilo coordinativo che energetico. Così facendo, migliora le azioni motorie sport-specifiche e di conseguenza la prestazione.
Gli esercizi inclusi in questo metodo sono molteplici: sia a corpo libero come trazioni e piegamenti, sia con l’utilizzo di attrezzi come palle mediche, tavole propiocettive, fitball, TRX, Kettlebell, clubbell. Tali esercizi si sviluppano su più piani e assi, e costituiscono un allenamento multiarticolare che allena sia le capacità coordinative che condizionali, rendendo il corpo forte, agile, flessibile oltre che esteticamente armonioso.

Roberta Ludovici
personal trainer

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Il dimagrimento

Le cause principali del sovrappeso e dell’obesità sono l’iperalimentazione e la mancanza di attività fisica. Infatti vengono ingerite più calorie rispetto al dispendio energetico giornaliero e molto spesso si conduce una vita sedentaria. Altre cause sono la predisposizione genetica, squilibri ormonali, come l’ipotiroidismo e disordini del metabolismo, dovuti a ripetuti tentativi di dimagrire.

Quando il tessuto adiposo è distribuito maggiormente nella parte superiore del corpo, soprattutto a livello addominale, si parla di obesità androide o a mela ed è tipicamente maschile. Questo tipo di grasso è direttamente proporzionale al rischio di patologie cardiovascolari, è molto pericoloso per la salute. Il grasso addominale, che spesso è considerato soltanto un problema estetico, ha funzioni endocrine, infatti libera nel torrente circolatorio acidi grassi liberi (FFA) che sono utilizzati dal muscolo al posto del glucosio. Nel tempo questo porta all’insulino resistenza.
Quando invece l’adipe è concentrato sui fianchi, cosce e parte inferiore dell’addome si parla di obesità ginoide o a pera. E’ presente di più nelle donne, è più difficile da eliminare con l’allenamento, rispetto al primo, ma è meno pericoloso. La misura del girovita e il calcolo dell’Indice di Massa Corporea vedi sono due parametri utili per avere indicazioni attendibili sul rischio di diabete e/o obesità. I valori europei del girovita da non superare sono 94 cm per gli uomini e 80 cm per le donne.
Per perdere la massa grassa e tornare nella norma è necessario riportare l’organismo ad un bilancio calorico negativo, spendere cioè più calorie di quelle che si introducono con l’alimentazione.

… Modificare lo stile di vita!
Studi recenti hanno evidenziato che l’allenamento ad alta intensità, a corpo libero o con sovraccarico consente un dimagrimento maggiore rispetto all’allenamento aerobico. Generalmente per dimagrire veniva consigliata un’attività fisica di tipo aerobico d’intensità moderata, tra il 65%-75% della Frequenza Cardiaca Massima, con un dispendio energetico da 200 a 300 Kcal in ogni seduta da ripetere 3-4 volte a settimana.
Praticare soltanto attività aerobica però non incrementa la massa magra e il metabolismo, non modella e non consente di avere un corpo armonioso. L’allenamento ad alta intensità invece consente un dispendio energetico elevato sia durante che dopo la seduta e un aumento stabile del metabolismo basale. E’ un allenamento sia cardiovascolare che muscolare.
Per il dimagrimento localizzato viene utilizzato un sistema misto, aerobico-anaerobico, che consente di stimolare la lipolisi del tessuto adiposo nelle zone adiacenti ai muscoli sottoposti all’allenamento.

Roberta Ludovici
personal trainer

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Lavoretti Halloween per bambini da fare in casa o a scuola

Halloween 2014 sta per arrivare e bisogna cominciare con i lavoretti per i bambini da fare a casa, nel tempo libero: i piccoli amano approfittare di questa divertente ricorrenza per sbizzarrirsi a creare decorazioni a tema. Un’occasione per stimolare la loro fantasia e per mettere alla prova anche la manualità, senza contare la soddisfazione di poter ammirare il risultato di tanto impegno, giusto? A proposito di decorazioni a tema, i simboli che non possono mancare ad Halloween sono senza dubbio le streghe, i fantasmi, i pipistrelli e la zucca!

Le zucche di carta
Materiale occorrente:
Cartoncino arancione, nero e verde
Grosse forbici zigrinate (tipo quelle per il cucito) o anche normali
Cucitrice
Filo per appendere le zucche o legarle tra di loro a mo’ di ghirlanda
Procedimento:
Stendete i vostri fogli di cartoncino arancione su un piano da lavoro e tagliateli a strisce abbastanza grosse e regolari (se avete entrambe le forbici, potete alternare strisce a zigzag con altre lisce). Sistematele tutte a raggiera e poi unitele nel punto centrale di raccordo fissandole con la cucitrice (in alternativa, colla). Ora fissate anche le altre estremità in un punto, creando una bella sfera, magari un po’ schiacciata. Ora prendete il cartoncino verde e disegnate tante belle foglie, che poi ritaglierete, e delle piccole striscioline. Queste ultime le dovrete arricciare passandoci sopra la lama delle forbici (come si fa con il nastro per i pacchi regalo). Applicate, con la colla o un punto di cucitrice, foglie e filamenti della zucca alla sua cima e attaccateci infine lo spago per appenderle. Eventualmente, potrete usare il cartoncino nero per ritagliare delle bocche e degli occhi da attaccare alla zucca per renderla più “spaventosa“. Le nostre bellissime zucche saranno perfette, da appendere per tutto l’ambiente, che sia il nostro appartamento o l’aula scolastica, proprio come se appendessimo delle ghirlande.

Tappi zucca o pipistrello

Di solito siamo abituati a vedere quella “vera”, cioè l’ortaggio, svuotata e appositamente intagliata per creare quella faccia “mostruosa” che ci accoglie con il suo ghigno spaventoso. Questo tipo di decorazione può andare bene nelle case private, ma non certo a scuola, e poi comunque bisognerebbe avere tante zucche fresche a disposizione, perché acquistarle apposta solo per Halloween è un po’ uno spreco. Pensate che invece anche i vecchi tappi di plastica possono essere riutilizzati per creare dei personaggi spaventosi in tema con la festa di Halloween. non dovrete fare altro che praticare un piccolo foro laterale per appendere un cordoncino e poi con dei pennarelli indelebili per plastica colorarlo come più vi piace. si tratta di un modo bellissimo di riutilizzare qualcosa che avete in casa e di insegnare ai bambini l’importanza del riciclo.

Spaventosi ragni di carta

La carta e il cartoncino sono due materiali perfetti per realizzare tantissimi lavoretti: vediamo insieme qualche spunto per occupare i vostri bambini e per tenerli impegnati. I ragni di carta ad esempio sono facilissimi da realizzare e non dovrete fare altro che ritagliare il corpo e poi le zampette, proprio come nella foto di esempio che vi proponiamo. Con la stessa tecnica potrete realizzare anche tantissime altre figure, come la strega cattiva, i fantasmi e anche sinistri gatti neri. Avrete poi bisogno di qualche pennarellino per disegnare i dettagli e il gioco è fatto!

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Per i bambini la ricetta dei biscotti di Halloween, deliziosi ma… spaventosi!

Diciamo la verità… mangiare un fragrante biscottino a forma di fantasma, non è proprio come mangiare il solito frollino rotondo e “spoglio”, o no? Anche questo contribuirà ad immergere i piccoli di casa nell’atmosfera “spaventosa” delle Festa, e inoltre faranno un’ottima figura serviti durante una festicciola o un invito a tema! Vediamo come prepararli.
Il 31 ottobre si avvicina ed è ora di pensare a qualche ricetta per Halloween, per accontentare i bambini non solo con trucchi e travestimenti da brivido, ma anche con dei dolcetti che stuzzichino il loro palato, giusto? Ad esempio, oggi vi propongo degli ottimi biscotti fatti su misura per questa festa che, come saprete, ci proviene dal mondo anglosassone, ma che comunque è collegata con la celebrazione di Ognissanti e con il giorno dei morti, proprio come da noi. Si tratta, in realtà, di dolcetti molto semplici, la cui unica peculiarità è quella della forma, che darete voi usando gli appositi stampini in vendita proprio per Halloween.
Ingredienti:
200 g di farina
110 g di burro o margarina
100 di di zucchero di canna
100 g di melassa
1 cucchiaino di zenzero in polvere

Per la glassa:
200 g di zucchero a velo
Albume di 1 uovo
Succo di 1 limone
Coloranti alimentari assortiti

Preparazione:
In una ciotola capiente versate gli ingredienti (il burro ammorbidito e a tocchetti) tutti insieme e mescolate creando un bell’impasto omogeneo. Quando sarà pronto, stendetelo su un piano infarinato, in modo che il suo spessore sia di circa mezzo centimetro e ritagliate, con le apposite formine (streghe, cappelli a punta, pipistrelli e tutte le creature mostruose che trovate) i vostri biscottini. Accendete il forno a 180° e sistemate i dolci nella placca da forno ricoperta di carta forno. Fate cuocere per 20 minuti, e intanto preparata la glassa per la decorazione.

Mescolate lo zucchero a velo con il bianco dell’uovo, a cui aggiungerete il succo del limone e qualche goccia del colorante che avete scelto (naturalmente preparate tante glasse quanti colori volete usare) mescolando con energia finché non sarà diventata liscia e brillante. A questo punto ricoprite i vostri biscotti con cura, usando una spatola e poi ripassandola inclinata sui bordi per eliminare gli eccessi della glassa. E ora, rifiniteli con fantasia per le espressioni!

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HALLOWEEN:GIOCHI DA FARE CON I BAMBINI

Manca poco alla festa di Halloween ed i bambini non vedono l’ora di immergersi in questa ricorrenza misteriosa e decisamente paurosa. La festa di Halloween arriva a noi dagli Stati Uniti e deriva da una leggenda di origine irlandese impiantata negli U.S.A. proprio dagli immigrati provenienti da quell’isola. Ormai è una tradizione apprezzatissima anche da noi, a base di travestimenti,di zucche intagliate, di spiriti burloni, streghe, di storie macabre e dell’immancabile “dolcetto o scherzetto“? Ecco i giochi più divertenti e spaventosi che potrete fare con i vostri bambini.

Vi vogliamo quindi suggerire una serie di simpatici giochi da fare in casa, naturalmente a tema “pauroso“, perfetti per una festicciola di Halloween con tanti bambini scatenati e desiderosi di divertirsi. Sono tutti molto semplici da organizzare, con regolamenti elementari, adatti a bimbi di tutte le età… adulti inclusi!

Pesca la mela

Questo è proprio un classico gioco di Halloween, che i bambini anglosassoni organizzano sempre in questa occasione. Ne esistono due varianti, a voi la scelta. Nel primo caso, ci occorrerà una grossa bacinella da riempire d’acqua, sulla quale si faranno galleggiare un bel po’ di mele, tante da ricoprire tutta la superficie. si divideranno i bimbi per squadre e, a turno, ogni bimbo, per il tempo di un minuto (cronometrato), dovrà cercare di “acchiappare” la mela con la bocca, tenendo le mani legate dietro alla schiena. Vince la squadra che pesca più mele. Nella seconda variante, le mele verranno appese ad un supporto tramite un filo legato al picciolo (che sia bello saldo), i bimbi, suddivisi in coppie e in squadre, avranno un minuto per mangiarla tutta. Vince la squadre le cui coppie siano riuscite nell’impresa di far fuori più mele.

La mummia di Halloween

Si formano delle squadre composte da tre bimbi ciascuna. In un tempo stabilito, i due bambini dovranno avvolgere il terzo nella carta igienica, proprio come fosse una mummia. Vince la squadra che esegue il miglior lavoro nel minor tempo possibile.

Caccia alla strega

Su una lavagna, o, in alternativa, su una parete, si attacca un bel disegno raffigurante una stregaccia brutta e cattiva, con tanto di porro al naso e cappellaccio. A turno, ogni bambino verrà bendato e fornito di chewingum da masticare (di quelle che fanno le bolle e non si attaccano, mi raccomando) o, eventualmente, di un pezzo di plastilina colorata, e dovrà tentare di “beccare” il nasone della strega in un unico tentativo. Vince il bimbo che riuscirà a centrarlo in pieno.

Il pauroso calderone dello stregone

Gioco di memoria visiva. Si prende un pentolone bello grande e lo si riempie di cose “spaventose”: ragni finti, dita mozzate, occhi di gomma, ma anche altri giochini come pezzi di costruzioni, palline, macchinine e quello che trovate in giro. I bambini, divisi in squadre, verranno fatti avvicinare al calderone e potranno visionarne il contenuto per un minuto. Dopodichè verranno spediti a posto e, in un tempo cronometrato, dovranno scrivere su un foglietto il maggior numero di oggetti. Logicamente vince la squadra che ne elenca di più.

Il cappello della strega cattiva

Vi servono un pentolone e un cappellaccio da strega. Fate collocare in cerchio i bimbi, con al centro il calderone. Fate partire una musica “Horror” e, sulle sue note, i bimbi, a turno, dovranno indossare il cappello della strega e improvvisare una danza macabra per qualche secondo prima di passare il copricapo al vicino. Spegnete la musica all’improvviso, il bambino che avrà il cappello della strega in testa in quel momento verrà eliminato. Il gioco finisce quando vengono eliminati tutti e l’ultimo che rimane sarà il vincitore.

Il gioco della pignata per Halloween

Questo gioco di halloween è uno dei più conosciuti in tutto il mondo. Si può fare in tutte le feste, ma è ideale per la festa di halloween, perché puoi riempire la pignata con caramelle e altri giocatoli attinenti alla festa. È molto semplice giocare a questo gioco, basta comprare una pignata in qualsiasi negozio di giocattoli la riempi e la appendi. Poi basta bendare un bambino fargli fare 3 giri su se stesso, per fargli perdere l’orientamento e faccia fatica a trovare la pignata. Con una mazza il bambino dovrà tentare di rompere la pignata, in modo da far cadere per terra tutto il suo contenuto così tutti i bambini potranno raccogliere i giocattoli e le caramelle.

Il gioco: disegna la tua zucca

Questo gioco o gara è adatto per i bambini più piccoli, riuscirai a far passare loro un momento divertente e saranno costretti ad aguzzare l’ingegno. Per fare questo concorso dovrai acquistare delle zucche piccole e alcuni materiali per addobbare le zucche, come: vernici, adesivi, glitter, accessori, ecc. Un consiglio utile è quello di proteggere il tavolo sul quale lavoreranno i bambini o con una tovaglia di carta o con dei fogli di giornale per evitare macchie indesiderate. Inoltre ricorda che è un gioco per bambini piccoli quindi non è consigliabile dare loro attrezzi taglienti per svuotare le zucche. È una buona idea che ci sia qualche adulto per aiutare i bambini e decidere un tempo massimo entro il quale finire la decorazione. Per stimolare i bambini potresti prevedere dei regalini o dei premi per varie categorie di vincitori.
Metti le corna al diavolo

Questo gioco di halloween somiglia ad un altro che si chiama metti la coda all’asino, la differenza è che è necessario che ci sia la faccia di un diavolo, quindi potresti comprare un disegno disegnarlo su di una lavagna, naturalmente non deve avere le corna visto che dovranno essere i bambini a mettergliele. Il gioco funziona così, bendare un bambini, fallo girare su se stesso per 3 o 4 volte, così perde il senso dell’orientamento, dagli le corna in modo che le possa attaccare sulla testa del diavolo. Il bambino dovrà mettere le corna sulla testa del diavolo per poter vincere. Se vuoi vedere una vesione di questo gioco simile ma con la zucca, clicca qui.

Labirinti di halloween

Potresti giocare con i bambini a fare dei labirinti legati a halloween. Potresti scaricare da internet labirinti con disegni di streghe e mostri. Potresti scaricare labirinti con diverse difficoltà e fare in modo che i bambini li facciano tutti, dal più semplice al più difficile. Potresti prevedere dei premi ogni volta che finiscono un labirinto.

Gara di racconti paurosi

Per i ragazzini più grandi, visto che iniziano a fare attività più da adulti e di paura! Potresti preparare delle gare dove raccontano storie di fantasmi o paurose, consiste nel far raccontare ad ogni ragazzino una storia di paura. Il bambino che vincerà questo gioco, sarà quello che abbia fatto spaventare ed urlare di paura tutti gli altri bambini. Per rendere il gioco più suggestivo potrai decorare la stanza con delle candele rumori di pura come sottofondo. Se i ragazzi con conosco storie di paura potresti cercarne qualcuna su internet e raccontarle tu, senza fare il concorso.

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L’importanza del gioco-Parte 3

Il gioco senso-motorio nei primi 2 anni di vita
Giocare è un’esperienza tipica dell’infanzia che avviene spontaneamente e che viene ricercata proprio per il puro piacere che da esso ne deriva. Nonostante la naturalezza per cui si presenta, essa riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo psicologico di un bambino.
Il gioco senso-motorio da un punto di vista psicomotorio, costituisce un’evoluzione del gioco tonico-fusionale. Si tratta di una modalità particolare di gioco che investe principalmente il movimento in tutte le sue espressioni e potenzialità.

Quando si sviluppa e a quali bisogni risponde?
Il gioco senso-motorio è una particolare modalità di gioco che compare verso lL’importanza del gioco-Parte 3a fine del primo anno di vita. Esso rappresenta una tappa fondamentale dello sviluppo armonico di un bambino perché contribuisce a formare un Io forte e competente da un punto di vista motorio ma anche psichico. Il bisogno evolutivo fondamentale che il bambino cerca di soddisfare con questi giochi, è quello di percepirsi capace di intervenire efficacemente sul mondo esterno. Questo processo avviene seguendo diverse fasi.
Fase Io-Non Io: distinzione dall’altro?
I primi abbozzi del gioco senso-motorio avvengono in sovrapposizione con i giochi fusionali nel loro pieno sviluppo.
Il bambino, una volta sperimentata a sufficienza l’esperienza di esistere attraverso i giochi che ricreano l’unità con la figura genitoriale di riferimento, inizia a trovare piacere nei giochi in cui si sperimenta come un essere diverso dal mondo esterno. In particolare si diverte nei giochi che gli permettono di differenziarsi dalla mamma, dalla quale fino a poco tempo prima dipendeva in tutto e per tutto.
Ad esempio un gioco molto apprezzato è vedere la mamma che scompare dietro le mani o dietro una porta e poi compare sorridente come prima: è il tipico gioco infantile del “Cucù”. Il piacere poi si estenderà agli oggetti che scompaiono e poi ricompaiono sotto una coperta.
E’ proprio grazie alla fondamentale scoperta di essere un essere autonomo diverso da un mondo esterno che c’è e poi sparisce, che il bambino può iniziare ad agire su di Sé e sul mondo. Con il tempo poi capirà che il mondo esterno è indipendente da Sè, cioè che gli oggetti continuano ad esistere anche se non si vedono (costanza dell’oggetto). Non appena avrà le sufficienti abilità motorie troverà piacere nel nascondere gli oggetti da solo.
Fase Io-corpo-competente
Il passaggio all’ individuazione di un proprio Sé indipendente e autonomo, avviene anche grazie ad un maggiore sviluppo motorio che permette al bambino di esplorare il mondo. Da questo momento inizia la fase di gioco senso-motorio vera e propria.
Inizialmente l’interesse è centrato nel movimento in sé, e quindi, a tutti quei giochi che implicano l’uso del proprio corpo in tutte le sue potenzialità e che forniscono forti sensazioni di rotture toniche, cioè bruschi cambiamenti di posizione, equilibrio o peso.
Ad esempio è evidente lo stato di piacere che prova un bambino quando la mamma o il papà lo fanno “volare” in aria per poi riprenderlo, oppure lo fanno cadere indietro con la schiena per poi afferrarlo con vigore, oppure ancora lo fanno girare velocemente, o fanno finta di mangiargli una parte del corpo. Sono tutte stimolazioni sensoriali che procurano enorme piacere nel bambino piccolo. Quando è abile dal punto di vista motorio si avventura su e giù dalle scale o salta sul letto facendo preoccupare il genitore oppure corre di qua o di là per la stanza, oppure si rotola e si arrampica ovunque, insomma trova estremamente emozionante utilizzare il proprio corpo in tutte le sue potenzialità.
Fase Io-corpo-agente
La gamma di stimolazioni senso-motorie via via si amplifica e l’interesse si rivolge anche agli effetti del movimento e, quindi, su quei giochi senso-motori che permettono di dimostrare la capacità del corpo di produrre delle azioni sull’ambiente esterno.
I giochi senso-motori che divertono molto un bambino di 1 o 2 anni, sono ad esempio, gattonare per la stanza alla ricerca di oggetti interessanti da esplorare, lanciare o infilare un oggetto in un’apertura, rovesciare le scatole con dentro i giochi o far cadere gli oggetti per terra per sentirne il rumore, travasare la sabbia o l’acqua da un contenitore all’altro e sentire con la pelle l’effetto percettivo che hanno.
Le azioni tipiche del gioco senso-motorio sono, quindi, il disequilibrio provocato da simulazioni di cadute, accelerazioni tonico-posturali, pressioni varie, sollevamenti, trascinamenti, apparire, scomparire, saltare, cadere, tuffarsi, girare, arrampicarsi, scivolare, scalare, trascinare, alzare, schiacciare, riempire, vuotare, coprire, scoprire, tirare, portare, lanciare, cercare, chiudere, aprire, ecc.
Dopo i 2 anni di vita
I giochi di tipo senso-motorio continuano a rivestire grande importanza anche negli anni successivi. Questo tipo di giochi continuano ad essere apprezzati dai bambini anche in fasi successive, come ad esempio, durante il periodo della scuola materna. Il bambino continua, infatti, ad avere bisogno di sperimentarsi come competente e forte e, non a caso, spesso, essi richiedono l’attenzione degli adulti e vogliono essere guardati quando sono impegnati nei loro giochi senso-motori per sentirsi dire “ma che bravo!”. Negli anni successivi, però, essi si affiancano ad altri tipi di giochi che vanno a rispondere ad altri bisogni evolutivi. Ad esempio, con i 2 anni compare il pensiero simbolico che porterà alla comparsa dei giochi di tipo simbolico.
I giochi senso-motori, quindi, non scompariranno, anzi continueranno a rivestire una grande importanza per i bambini ma saranno associati ad altri tipi di gioco.
Conclusioni……
I giochi di tipo senso-motorio rappresentano un’importantissima fase evolutiva di un bambino. Essi contribuiscono in particolare alla definizione di un Sè corporeo e psichico forte e competente.
Il genitore può partecipare attivamente al processo di crescita del proprio bambino offrendogli la possibilità di sperimentare queste nuove attività piacevoli, pensando ad esempio, uno spazio di casa sicuro in cui non vi siano eccessivi pericoli. Spesso, i genitori tendono a bloccare queste attività esplorative perché è forte l’ansia che possano farsi male; sebbene sia fondamentale vigilare rispetto a questo, è importante non trasmettere loro la propria ansia affinché non vivano con malessere una parte fondamentale della loro crescita.

a cura della Dott.ssa Martina Felicioni
terapista della neuro e psico motricità infantile.

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